midway-film-emmerich-2019Midway è stato uno degli ultimi film ad avere la fortuna di una programmazione prima che la pandemia del coronavirus chiudesse le sale. Era la fine di novembre 2019 e il blocco delle attività non era all’orizzonte di pensieri e preoccupazioni. A distanza di pochi mesi esce ora una pregiata edizione combo che comprende una versione del film in dvd e una in blu ray, a cura di Eagle Pictures, diretta non soltanto ad appassionati e collezionisti ma anche a quanti lo hanno perso durante la programmazione e vogliono colmare la lacuna. Un’opera da conservare soprattutto per chi ama la Storia e quella del secondo conflitto mondiale in particolare. La ricostruzione è curata nei dettagli come le riprese, di grande effetto anche sullo schermo di casa, meglio ancora per chi avesse, tra le mura amiche, un impianto di proiezione con uno schermo più ampio di quello del televisore. Il regista, Roland Emmerich, non è stato impulsivo e ha preso tempo. Il lavoro di documentazione ha richiesto pause e riflessioni prima di tradursi in una sceneggiatura, alla quale è poi seguita la fase di casting e produzione. Tutto questo nell’intento di offrire allo spettatore – prima al cinema e ora in visione domestica – un kolossal in piena regola, capace di sottrarsi a quella pletora di titoli commerciali  che abbondano e, per molti versi, inquinano vetrine dei negozi e scaffali dei salotti.

MidwayLa celebre battaglia aeronavale tra giapponesi e americani viene così rievocata non senza qualche afflato celebrativo a stelle e strisce ma il pregio indiscusso della confezione home video è costituita dai contenuti extra inclusi in entrambe le versioni – blu ray e dvd – alle quali si aggiungeva linea in 4K, che costituiscono un film nel film con un’estensione di oltre un’ora. Si va dunque ben al di là della dimensione cinematografica e si affronta quel dietro le quinte molto lontano dal chiacchiericcio inutile e molto importante per chi a un film chiede di più. A parlare della costruzione dell’opera sono i produttori, il regista e soprattutto gli autori di alcuni fra i libri che hanno affrontato – nella saggistica storica americana – questo capitolo della II guerra mondiale. In particolare, Emmerich si racconta come un”uomo in missione” ovvero toglie il velo alla metodologia seguita per affrontare un tema tanto impegnativo. Una parte specifica è invece riservata alla scelta degli attori che compongono il cast e la tecnica di cercare di individuare coloro che, accanto alla bravura recitativa, potessero offrire rassomiglianze con i reali eroi in carne e ossa che presero parte a quella impresa ai limiti dell’impossibile.

Tuttavia, il valore aggiunto è dato forse dall’ampio cortometraggio in cui – a tornare indietro con la memoria e i retroscena – sono due sopravvissuti di quello scontro. In uno stralcio di nove minuti, corredato da immagini d’epoca e d’archivio, Charles Monroe e Erwin Wendt ricordano il valore di quell’episodio del conflitto. Una narrazione ad ampio spettro che affronta anche impressioni personali e sensi di responsabilità per una missione dall’altissimo costo di vite umane che si sposa e si completa con il profilo di Joe Rochefort, uno dei veri artefici della vittoria americana. Un parte monografica è riservata all’uomo che ha decifrato i messaggi giapponesi in codice, permettendo di conoscere in anticipo gli obiettivi di una flotta che tra il 4 e il 6 giugno 1942 stava per condurre in porto con successo l’annientamento dei rivali. L’impresa resa possibile dalle intuizioni di Rochefort consentirono di imprimere una svolta al corso degli eventi, invertendo le sorti del conflitto a sei mesi di distanza dall’attacco di Pearl Harbor che rappresentò una ferita indelebile nell’orgoglio americano.

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