Solo posti in piedi. La sera dell’ultima giornata del festival di Cannes 2019, ogni angolo del Palais du cinema era gremito, compresa la sala stampa dove avevano trovato asilo tutti coloro che erano in attesa di inviare le loro corrispondenze con i nomi dei vincitori. All’improvviso il compassato brusio della vigilia del fatidico momento veniva spezzato da un urlo di esultanza. La corte asiatica con visibile maggioranza coreana era saltata in aria tra abbracci e tripudio per la prima palma d’oro della storia a un film di quel remoto angolo di Oriente. Il titolo che avrebbe poi trovato riscontro – di lì a sette mesi – nelle quattro statuette che l’Academy degli Oscar ha consegnato all’opera, era la conferma di una cinematografia da ritenersi oggi tra le migliori del mondo. Garbo e ironia. Denuncia e satira. Estremi quasi coincidenti finivano per sottolineare le caratteristiche stridenti, eppur conviventi, di una società che non è solo quella dell’ormai evoluta Seul. Così la metafora – azzardata ma non troppo – di Parasite rischia di diventare un’equazione che riguarda un po’ sia collettività più o meno estese sia semplici individualità. Il film di Bong Joon-Ho ha fatto la fortuna di Academy Two, la casa di edizione e distribuzione che un anno fa ne acquistò i diritti prima del trionfo francese e ora mette sul mercato la linea completa – dvd, blu ray e combo con entrambe le versioni – ad uso domestico e familiare.

imagesUn passo avanti rispetto al passato è costituito dai contenuti speciali che raramente sono inclusi nei prodotti precedentemente commercializzati da Academy Two, un merito da riconoscere perché inserisce l’home video nel segmento degli oggetti da collezione soprattutto per amatori della Settima arte. Ben venga dunque questo racconto della nascita del film che si sposa con una scelta precisa dell’apparato linguistico adottato. Finalmente è assente lo sterminato elenco di idiomi stranieri, per nulla interessanti alle nostre latitudini e scelta ristretta fra l’edizione originale con sottotitolatura in italiano oppure quella doppiata. L’incoraggiamento quello di assistere alla prima e, a distanza di qualche giorno, rivederla tradotta per non perdere proprio nessun dettaglio. È il piccolo vantaggio del cinema casalingo che consente in questo caso di ascoltare suoni e timbri vocali reali e, all’occorrenza, la possibilità di tornarci sopra. Tra i contributi esterni, oltre al trailer, spicca appunto la rivelazione su come sia stato concepito e realizzato il film, dalla viva voce dei protagonisti. A partire dal regista, presentatosi sul set con le idee chiarissime quanto alle riprese delle varie scene, continuando con Song Kang Ho, attore che già in altre occasioni aveva fatto parte della squadra di Bong. “Mi sono affidato completamente a lui” ha detto a più riprese. Nulla lasciato all’estemporaneità, dunque. Tanto meno la fotografia che mette a confronto due ambientazioni opposte, la ricca famiglia borghese e i poveri che tentano il trasloco dai fetidi bassifondi in cui vivono. Il verde delle viscere di una terra vittima delle acque e delle fogne si contrappone al giallo della villa dove vive il manager d’azienda con la sua famiglia. Un contrasto che tuttavia non vieta di vedere gli altri contrasti, simboleggiati dagli scantinati dove si rifugiano altri disperati, in cerca di quel tetto che la loro indigenza non gli permette di avere. Evidenza nascosta, si potrebbe quasi dire litigando con le parole. In buona sostanza, quello che ci sforziamo di non vedere ma è sotto i nostri occhi.

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