coverlgRocco sognava di diventare… famosa. Al femminile. Sì perché il sesso poco conta per un giovane, terrorizzato dalle ragazze coetanee e burlato dai compagni. Il mondo è grande come un fazzoletto, soprattutto per chi è nato a quattro passi da Frosinone e non è mai stato nemmeno a Roma. Una metropoli. La. Metropoli. I giorni di Rocco sono di quelli che nessuno vorrebbe. Disprezzato dai genitori e, in particolare, dal padre rude, manesco. E traditore. Preso in giro dalle più carine della scuola, copione di ogni generazione perché più verde è l’età, più crudele è la derisione per l’antitesi del macho. E il bullismo di ieri è anche quello di oggi e di domani. Cambiano le psicologie e le vittime, resta inalterata la falsariga. Rocco subisce in silenzio, sapendo che solo la zia materna sa comprenderlo finché anche Azzurra, l’amica saggia, e il tenebroso principe Luigi decidono di schierarsi dalla sua parte. Tuttavia, la strada dell’arte – nel caso di Rocco il ballo – pende sempre dalla parte sbagliata e la città è un grande acquario in cui nuotano anonimi pesci piccoli e imbarazzanti squali. Le ferite psicologiche sanguinano più di quelle fisiche e il ritorno di Rocco a casa è un faccia a faccia con la verità e la sconfitta. Il vero volto di un padre adultero e manesco. L’odore acre dell’espulsione dal miraggio magico di un sogno a portata di mano.

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Famosa, opera prima di Alessandra Mortelliti, nipotina di Andrea Camilleri, nasce da un monologo per trasformarsi in un testo cinematografico che porta in primo piano i temi attuali di una società giovanile in cui domina sovrano il bullismo, qui a uno stadio primordiale. A.C. Ovvero, ante computer più che avanti Cristo. Nessuna cyber umiliazione ma infiniti oltraggi alla stima che diventano epidemie distruttive perfino dell’autostima. E nemmeno la fuga profuma di vittoria, al ritorno il paese è più che mai coalizzato nell’emarginare lo “scemo del villaggio” trimillenario. È un confronto tra le magagne di chi vede la pagliuzza nell’occhio altrui, nascondendo senza eccessiva pudicizia la propria trave. E la diversità a cui sembra abbandonarsi il disorientato Rocco è anch’essa il segno di una contemporaneità dilaniata tra un amore al maschile e un’amicizia al femminile. La stesura del film è da compito in classe superato con la sufficienza in un racconto che non presenta nulla di innovativo. La macchina da presa segue passo passo le vicende del ragazzo nei vari contesti ambientali in cui riceve ingiusti e scontati schiaffoni. Azzurra e Luigi rappresentano eccezioni sorprendenti che non riescono a salvare la vittima dal suo acerbo destino, insieme all’unica madre che egli abbia mai avuto. Non certo quella biologica, quanto la zia. Così per trovare una scenografia capace di toccare le corde del cuore bisogna arrivare all’addio al villaggio, su quell’autobus mattiniero, con il saluto affettuoso delle uniche due persone alle quali Rocco scopra di essere davvero legato. Una corriera che parte, Azzurra che saluta e Luigi che accenna un inseguimento  in motorino destinato a estinguersi presto. Il codice dei sentimenti non detti della gioventù anni Venti è fatto di gesti innocenti. Ruspanti. E stridono al paragone del buonismo cattivo dei cittadini. È storia di oggi. Storia di sempre. Sorrisi travestiti da pugni alla bocca dello stomaco.

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