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Cinema e malattia è un binomio dei nostri tempi. Assaggio del dolore da varie prospettive sensoriali. Perché la Settima Arte non implica solo la vista. E’ ascolto. E soprattutto emozione. Una percezione che non rientra nei cinque sensi, tuttavia scuote il morale. L’intimo. Mette angoscia. Suscita timore. Commuove. Fino a lasciar sgorgare lacrime. E rappresenta l’incubo. Quello che in questo terzo millennio monopolizza le paure generalizzate. Sofferenza fisica. Inabilità. Dipendenza. Ciò che insomma rende invalidante e ipoteca il futuro nel modo peggiore. Qualcosa di buono di George Wolfe si inserisce in questo filone tematico – prima ancora che cinematografico – […]