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«Quello che resta di un uomo, a distanza di anni, sono gli aneddoti». Le storie che nessuno racconta. E rimangono lì. Sepolte. In una vecchia soffitta o in una cassapanca, blindata dalla polvere. Piero Portaluppi incontrò una cinepresa nel ’29, l’anno della grande crisi. E forse fu l’unico amore al quale restò fedele. I filmini, in 16 mm, montati con cura e con cura titolati, erano conservati nel ventre di quel mobile in legno. Cassaforte dei ricordi. Erano riposti con ordine e l’ambizione silenziosa di essere proiettati. Ma nessuno li guardò mai. Il regista amatoriale era stato dimenticato. Un po’ come […]