C’è chi la considera una legge anacronistica e di retaggio fascista,  chi una garanzia e una forma di rispetto per il Capo dello Stato. Certo è che, dopo che 22 persone sono state indagate per aver offeso Giorgio Napolitano nei commenti a un post di Beppe Grillo, il MoVimento 5 Stelle va all’attacco.

Stando a quanto anticipa l’Huffington Post, i senatori grillini hanno presentato un disegno di legge per cancellare il reato di vilipendio al Presidente della Repubblica, punito con il carcere da uno a cinque anni. Dopo quella per l’ineleggibilità di Berlusconi (che però non è stata ancora formalizzata), sarebbe secondo alcuni il primo provvedimento “ad personam” voluto dal M5S.

Un modo per salvaguardare la libertà di opinione, invece, secondo Beppe Grillo, che già diverse volte si era scagliato contro quella che considera una legge “che richiama l’assolutismo monarchico e la figura di Luigi XIV”. E sulla cui abolizione anche lo stesso Napolitano si era detto favorevole in passato. Una sorta di “controlegge”, quindi, a quelle ipotizzate in questi anni contro la diffamazione via web (ultima quella invocata da Laura Boldrini contro i violenti della rete)

Del resto, sostengono in molti, le leggi contro insulti e offese esistono già. E – in particolare per quanto riguarda il vilipendio per cui non serve una querela per avviare un’inchiesta – il rischio è che il confine tra critica e ingiuria sia labile. “Chi può essere al sicuro di un’eventuale denuncia per una critica al presidente della Repubblica?”, scriveva Grillo lo scorso 15 maggio, “Allora, per difendersi, l’unico mezzo è non scrivere più nulla. Bocche cucite”.

L’abrogazione del reato di vilipendio non si applica – ovviamente – solo alla rete, ma la proposta fa tornare alla ribalta anche il tema degli insulti via blog e social network. Un tema sicuramente complesso. Da una parte perché si tende a considerare il web come un ambito diverso da quello della “vita reale”, dall’altra perché alcuni utenti, coperti dal monitor, si comportano in modo diverso rispetto ad altri contesti. Eppure le leggi contro la diffamazione esistono già e non si fermano di certo davanti al “virtuale” e, attraverso la polizia postale, qualsiasi utente è identificabile. Molto più di chi scrive su un muro.

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