“Il cellulare è l’unica cosa per la quale gli uomini fanno a gara a chi ce l’ha più piccolo”. Questa battuta circolava qualche anno fa, prima che iPhone e smartphone con i loro schermi adatti a navigare prendessero il sopravvento.

Adesso, se da una parte cellulari e tablet continuano la loro corsa verso l’alta definizione (in un tripudio di borselli che fiocca soprattutto d’estate), le aziende cercano il modo per rendere i dispositivi il più portatile possibile.

Come, ad esempio, l’attesissimo iWatch, l’orologio Apple che integra le funzioni dell’iPhone. Il suo lancio non ci sarà prima del 2014, ma la casa di Cupertino è ormai maestra nel creare “hype” (attesa) attorno ai suoi prodotti. Così che nel nuovo spot dell’iPhone 5   stato inserito quello che sembra un prototipo dell’orologio.

Quello dei “wearable computers” (letteralmente i computer da indossare) è un settore che in realtà ha radici molto profonde. Il primo calcolatore portatile può essere identificato infatti in un abaco inserito in un anello costruito nel 1600. Nel campo dell’elettronica, questo tipo di tecnologia ha trovato una più larga applicazione negli anni ’80, con la diffusione degli orologi digitali e delle prime telecamere da indossare.

E oggi le aziende si stanno concentrando proprio sugli orologi. In attesa del modello con la “mela morsicata” che promette ancora una volta di rivoluzionare un mercato già esistente, si può già scegliere tra diversi modelli di smartwatch con sistema operativo Android. In questo caso c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si va dall’italianissmo I’m Watch (299 euro) al più economico modello presentato da Sony (99 euro), fino ai navigatori da polso Garmin. Grazie alle connessioni bluetooth, gps o wi-fi permettono di non perdersi o di sapere sempre quando si riceve una email o una chiamata.

Ma il mercato in cui le tecnologie da indossare  stanno prendendo maggiormente piede è quello sportivo, in particolare per i prodotti dedicati al running. È il caso di Nike+ Fuelband, un bracciale che si propone di sostituire il personal trainer, monitorando passi, tempo e calorie consumate durante gli allenamenti e, grazie ai led colorati e all’accelerometro integrato, aiuta a capire quando si è raggiunto il proprio obiettivo. E poi ci sono le scarpe (sempre firmate Nike) che si collegano all’iPod per correre a ritmo di musica e il sistema Micoach prodotto da Adidas (scarpe e dispositivi che, messi insieme, permettono di gestire al meglio il proprio allenamento).

E poi c’è il futuro, di cui i Google Glass danno un bell’anticipo. Basta con cellulari e pc: lo schermo è integrato nelle lenti degli occhiali e ci segue ovunque andiamo e qualsiasi cosa facciamo. Forse meno bello, ma dalle funzioni simili è il progetto Golden-i, una sorta di cuffia multimediale che permette di usare un computer senza le mani, con comandi vocali e movimenti della testa.

Senza dimenticare zaini, giacche e quant’altro che, grazie a pannelli solari o altri dispositivi, permettono di caricare il cellulare. O i tanti modelli di webcam e telecamere indossabili per riprendere il mondo in soggettiva. Insomma, il microchip paventato dai complottisti non sarà messo sottopelle (almeno per ora), ma nei vestiti è già una realtà. Voi cosa ne pensate?

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