Chi ha comprato anche solo una volta su Amazon, sa cosa lo differenzia dagli altri store online: la spedizione, rapida, precisa, puntuale. E lo sa anche Jeff Bezos, che da tempo si sta ingegnando per offrire un servizio sempre migliore. Per questo da qualche giorno l’azienda spedisce anche di domenica e garantisce alcune consegne in meno di ventiquattro ore.

Ma, si sa, quando si è al comando di una grande società bisogna pensare in grande. Tanto in grande. Così ieri Bezos ha rivelato la sua idea per il futuro: droni che consegnano pacchi dal magazzino a casa del cliente entro 30 minuti dall’ordine. Un progetto degno di “Ritorno al futuro”, che si chiamerà “Prime Air“.  il fondatore di Amazon ha già realizzato un video in cui una sorta di elicotterino raccoglie un pacchetto e vola via.

“So che sembra fantascienza, ma non lo è”, ha detto alla Cbs. Secondo Bezos, il progetto potrà essere messo in piedi nel giro di 4-5 anni e potrà riguardare pacchi fino a 2,3 chilogrammi di peso, ovvero l’86% dei prodotti che Amazon consegna.  I droni non sarebbero controllati in remoto da operatori, ma “sarebbero autonomi, grazie a istruzioni con cui i Gps si coordinano”. I prototipi però devono ancora essere messi a punto e perfezionati: “Dobbiamo garantire che non atterrino sulla testa di qualcuno”, ha detto Bezos. E che non si schiantino contro un grattacielo, aggiungiamo noi.

Del resto, un progetto simile non è al momento pensabile neppure in una sola città. Per quanto l’uso commerciale dei droni sia legale dal 2012, infatti, la Federal Aviation Administration (e tutte le istituzioni che regolano lo spazio aereo) hanno norme abbastanza strette a riguardo, anche perché su questi aeroplanini potrebbero essere montate telecamere a discapito della privacy.

Ma per Amazon è fatta: nello store americano appare già una pagina dedicata al servizio in cui si spiega che mancano solo “i regolamenti necessari” che arriveranno tra un paio d’anni. Una strategia che punta a bruciare la concorrenza e cambierà radicalmente il settore delle spedizioni, un pesce d’aprile tardivo o – più probabile – una trovata pubblicitaria?

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