Il Venezuela è a migliaia di Km dall’Europa e dall’Italia, sembrano fatti lontani che non ci riguardano, storie di ordinaria amministrazione per un Sudamerica sempre alla ricerca di se stesso e del suo posto nel mondo. Eppure la storia venezuelana ci insegna una cosa fondamentale: non esiste un socialismo positivo. Il socialismo o riduce alla fame e alla povertà o non è socialismo. Il socialismo o crea cumuli di morti o non è socialismo. Il socialismo o fa scappare milioni di persone in cerca di cibo e condizioni economiche migliori o non è socialismo. Talvolta per far capire dei concetti così semplici serve toccare con mano e vedere in Tv i drammi che l’ideologia della povertà porta nei popoli. Stavolta è toccato ai poveri venezuelani, la prossima volta per chi suonerà la campana?

Per chiunque suonerà, ci sarà sempre qualche quinta colonna occidentale che dall’alto della sua intellighenzia o del suo amore per qualunque cosa suoni un po’ esotica e lontana, ti dirà sempre che i socialisti di oggi non sono veri socialisti, che Chavez ha liberato il Venezuela dagli yankees e che ora gli stessi yankees stanno tornando per rubare il petrolio venezuelano. Gli stessi yankees che ora portano aiuti umanitari in Venezuela che vengono prontamente sequestrati e bruciati dagli sgherri di Maduro.

Sono un tipo pacifico e solitamente non mi piace vedere in Tv scontri a fuoco, ma aspetto e spero il giorno in cui i venezuelani con gli schioppi facciano una bella pernacchia al socialismo e caccino in tutti i modi possibili l’affamatore del popolo. Che sia da monito a tutte le quinte colonne europee che appoggiano questo regime assassino.

 

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