Eccolo la, si staglia all’orizzonte e si vede molto bene: ieri a Porta a Porta è nato il governo Renzi Bis. Non ce ne voglia il caro Giuseppe Conte, ma la realtà è che dopo la sbornia mediatica che lo ha visto protagonista come novello statista italico, la sua figura viene nuovamente coperta da un’altro Matteo, stavolta quello fiorentino e non quello milanese. Si, perchè Matteo Renzi prima ha piazzato i suoi nei posti che contano (ministeri e sottosegretariati) e poi se n’è andato dal PD, portandosi dietro la sua piccola pattuglia parlamentare che deciderà le sorti del governo. Una sorta di Alfano solo con più capelli e più cinico.

Renzi ha imbellettato la sua scissione dal PD con le solite parole “leopoldine”: futuro, innovazione, giovanilismo spinto, le sfide del domani e tante belle chiacchiere. Solo che a lui, sostanzialmente, non frega nulla e non crede a nulla di quello che ha detto. Renzi è puro potere, machiavellico: ha ormai capito che alle urne non verrà mai premiato (ovviamente per colpa delle Fake News, ca va sans dire) e così decide di darsi alle sfide di palazzo. Anche perchè, suvvia, immaginiamoci cari lettori come possa interessare ai cittadini italiani che tornano da lavoro alle 6 e 30 di quanti deputati e senatori hanno abbandonato il PD. Giustamente non frega nulla a nessuno, se non a qualche notista politico fissato con i giochini parlamentari.

Detto questo, la manovra che ha fatto Renzi è assolutamente legittima e fa parte del cosiddetto “gioco democratico”. Nulla da eccepire. Abbiamo però noi destrorsi la libertà di dire che questi giochini fatti sulla pelle dei cittadini non significano buona politica? Abbiamo il diritto di dire che le manovrine di palazzo ci fanno schifo? Abbiamo diritto di dire che la politica ci piace di più quando si confronta in piazza e nelle urne, contandosi per bene? In bocca al lupo a Renzi ed al suo gruppetto, ma presto o poi gli elettori torneranno a votare e allora Matteo tornerà a fare quello che realmente gli esce bene: stare lontano dai cittadini e fare le sue belle conferenze, pagate, in giro per il mondo. E noi, da buoni liberali, non gli andremo mai a fare i conti nel portafogli.

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