Roma ha avuto nel corso degli ultimi anni una classe dirigente cittadina degna forse di qualche metropoli nordafricana o sudamericana. Insomma, tutti ci ricordiamo i cumuli di rifiuti finiti in anteprima mondiale sul New York Times. Non c’è quindi da stupirsi se per l’ennesima la Capitale si trovi con l’acqua alla gola e non sappia più che pesci pigliare per smaltire i suoi cumuli di rifiuti.

Non sapendo più dove portarli, Zingaretti ha deciso (d’accordo con il “governatore” marchigiano Ceriscioli) di portare parte della monnezza romana in provincia di Ascoli Piceno. Dopo una chiacchierata che ho fatto con Daniel Matricardi, sindaco di Montalto Marche, si è capito qualcosa in più su cosa sta succedendo. In pratica, secondo l’accordo preso in sede provinciale, la società Picena Ambiente prende in carico parte dei rifiuti romani, che verranno trattati in provincia di Ascoli e poi riportati nelle discariche laziali. Fin qui sembra che tutto è bene quel che finisce bene. E invece no, perchè mentre Matricardi in sede provinciale ha spinto affinchè questo meccanismo sia automatico e garantito, mentre in sede regionale la delibera lascia tutto sospeso. In buona sostanza, non c’è nulla che vincoli AMA a riprendersi la monnezza dei romani e non c’è nulla che vincoli Picena Ambiente a ridarla indietro. Il sospetto è che quindi quella monnezza, che dopo essere stata trattata dovrebbe tornare nelle discariche laziali, in realtà resterà vita natural durante nelle Marche.

Le pressioni politiche su questo accordo, immaginiamo, saranno state molto grandi: Zingaretti è il Segretario del PD e Ceriscioli è membro del PD e presidente della Regione Marche. In pratica si tratta di un rapporto di subordinazione in cui il subordinato è Ceriscioli e quello che ordina è Zingaretti. Staremo a vedere.

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