La realtà bussa sempre alla porta, specialmente a quella dei messia del cambiamento climatico. Mentre un’intera classe dirigente occidentale, specialmente i progressisti, si stanno preparando a buttare miliardi e miliardi di dollari in vari “Green New Deal”, che faranno ricchi solo i furbi che prenderanno i sussidi, i ponti e le strade cadono.

Quello che è successo in Albania, con il terremoto, quello che è successo a Venezia e a Genova non sono robe legate al cambiamento climatico: sono problemi che ci sono sempre stati da quando l’uomo ha cominciato a costruire case e a vivere una vita moderna e di comfort. La frana dipende da problemi di ingegneria, il crollo del ponte da mancanza di manutenzione, il crollo delle abitazioni in Albania da tecniche di costruzione antiquate. Sono problemi pressanti, a cui si deve rispondere non con belle parole ma con miliardi sonanti. Gli stessi miliardi che gli stolti vogliono buttare per modificare il clima, alla stregua di chi crede nelle scie chimiche.

Siccome qui non parliamo di sogni e di utopie, ma di solida realtà e di denaro da investire, volete che i vostri soldi vengano buttati al vento per progetti idealisti (ed ideologici) dei paladini a là Greta, oppure volete opere di ingegneria fatte bene, ponti solidi, argini solidi e case antisismiche per proteggersi dai pericoli che ci si presentano ora? I politicanti ci dicono che il crollo del ponte autostradale in Liguria è dovuto al climate change, cercando cause remote la cui soluzione (se esiste) è ancor più remota e dispendiosa. Il ponte è caduto per ragioni naturali, una slavina di fango, per ragioni infrastrutturali (debolezza dei piloni) e per altre ragioni molto specifiche e tecniche che possono essere risolte con interventi mirati, non con le poesie.

Fate voi la scelta, cari affezionati lettori e lettrici.

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