La canzone Toda joia, toda beleza è uno dei tormentoni dell’estate e persino Zelig l’ha scelta come sigla della prossima edizione. Bravo il suo autore, Roy Paci, che finalmente conquista il grande successo dopo aver sbancato tutti i circuiti alternativi. Con lui però c’è anche Manu Chao il cui apporto nel brano è pressoché insignificante. Però molto conveniente. Manu Chao sta per pubblicare il suo nuovo cd, la sua fama va di pari passo con quella dei no global che vuole rappresentare (quindi in calo) e aveva bisogno di nuova visibilità. C’è qualcosa di meglio che sfruttare quella di un altro artista in ascesa e, soprattutto, il traino della tanto odiata televisione commerciale? No. Per carità, nessuno scandalo, sono le strategie commerciali cui ci hanno abituato le grandi case discografiche, le cosiddette major che secondo Manu Chao sono affamatrici, fasciste e perverse globalizzatrici (ma che lo pagano, visto che lui è della Warner). Insomma, anche stavolta predica bene ma razzola male. E anche stavolta pochi (o nessuno) glielo faranno notare, trasformandolo nell’unico artista che gode di un’impunità da far invidia ai diplomatici.