Poi uno dice. In 38 concerti i Police hanno incassato 107.6 milioni di dollari (apparizioni nei Festival escluse). Hanno suonato davanti ad almeno un milione di persone. Fatti due conti, hanno fatturato 2 milioni e 830mila dollari a sera, esclusi i proventi della vendita di magliette, cappellini, tour program e fotografie (a Vancouver ne ho visto una bellissima e difatti c’era la fila per comprarla). Costo dell’operazione Police live: poco. Il palco è essenziale, senza troppi effetti speciali, le canzoni hanno quasi un quarto di secolo, le spese di promozione sono esigue perché i biglietti sono andati esauriti in pochi giorni e quindi non c’era bisogno di pubblicità su giornali e tv. Sting suona persino il suo vecchio basso, tutto scrostato e ammaccato. Insomma, un’operazione così è un guadagno garantito. I promoter lo sanno e infatti premono su tutte le band storiche perché si riformino o tornino a suonare dal vivo. A Londra, tanto per dire, stanno facendo la coda per riavere i Pink Floyd di nuovo sul palco. Intanto i giovani, i musicisti emergenti, non se li fila nessuno o quasi e difatti i loro tour, spesso ultra spettacolari, sono in rosso. A parte U2 e Madonna e pochi altri, nessuno ormai è in grado di incassare quasi tre milioni di dollari a serata riuscendo a limitare i costi. Il rock invecchia ma non è colpa sua e nemmeno nostra: la responsabilità è di chi organizza i concerti, che sempre più spesso non ha voglia di rischiare. Se ci aggiungete la fine del supporto cd, l’impazzimento del download e l’oggettiva mancanza di gruppi capaci di lanciare nuove mode, ecco perché fino a dieci anni fa la musica era il paese del bengodi è oggi invece è nella serie B degli investimenti.