La prima volta l’ascolti perché ha un bel ritornello, ossessivo e facile. Poi però ti soffermi sul testo che lui, Mondo Marcio, quando canta dal vivo spiattella in modo pressoché incomprensibile. E qui viene il bello. Nel brano “Generazione X” c’è una tale quantità di banalità da far somigliare il testo a una parodia degli anni ‘60 0 ‘70. La mancanza di amore: “Dicono che i giovani non hanno cuore/ io ti dico che mio padre non mi ha mai dato amore”. Abbasso la scuola: “Poche risposte tante domande/ andare a scuola non è mai stato interessante”. Il conflitto con il padre: “Questi papà si nascondono sotto le lenzuola/ piuttosto che crescere i figli e mandarli a scuola”. I balocchi delle madri: “Una figa ci ha sputati dritti nel nulla/ tutti i sogni di mamma sono rimasti nella culla”. L’autocommiserazione compiaciuta: “Sto firmando autografi e non so come/ sono la pecora nera della mia generazione”. Insomma, finezze a parte, sembrano parole di chi quarant’anni fa riusciva a lamentarsi per la prima volta della propria condizione e della difficoltà di realizzare sogni o cullare utopie legittime per un adolescente. Mondo Marcio no. L’unica novità è l’inevitabile riferimento alla tv con l’accenno al programma Lucignolo e il banalissimo “ci hanno buttato in questo mondo come cavie con uno schermo al plasma al posto di un padre”. In nessuno di questi versi c’è una scintilla. Nessuna di queste parole lascia una traccia. L’anno scorso Mondo Marcio è venuto alla ribalta sfruttando (troppo) la sua storia di ragazzo emarginato, abbandonato dal padre, accudito dalla mamma piena di problemi. Poi ha avuto un successo clamoroso, diventando un’icona della cosiddetta generazione X. Però è rimasto lì. Ha raggiunto la gloria, vive come una star eppure dice sempre le stesse cose. Si potrebbe dire che il successo non lo ha cambiato. Oppure che è rimasto uguale nonostante il successo. La mia sensazione è che non abbia assimilato nulla, che non si sia evoluto. E che continui a snocciolare solo una bella bella dose di luoghi comuni per far piacere al suo pubblico. Un po’ limitativo, sembra.