L’altro giorno durante un concerto in Cina, Bjork ha chiassosamente protestato a favore dell’indipendenza del Tibet, invitando il pubblico a cantare il coro “Tibet! Tibet!” Apriti cielo. Le autorità cinesi, che sono clamorosamente intolleranti, hanno reagito spiegando senza mezzi termini che “Bjork ha infranto le leggi del nostro paese e ferito i sentimenti del popolo cinese”. Pensa un po’. Quindi in futuro “stringeremo i controlli sugli artisti stranieri che abbiano in programma spettacoli in Cina affinché episodi del genere non si verifichino più”. Naturalmente sulla stampa italiana (la stessa che non ha protestato contro il silenzio del ministro radicale e libertario Emma Bonino in visita a Pechino) le notizie in merito a questo scandalo sono uscite, quando sono uscite, piccole così. Però pazienza per i giornali. Ma mi chiedo dove siano le organizzazioni umanitarie che di solito strillano molto quando a violare le regole sono altri stati (ad esempio gli Stati Uniti). In Cina succede di tutto e il caso di Bjork è davvero una goccia nella palude marcia dei diritti umani e politici violati laggiù. Eppure silenzio. Complimenti.