Poi uno dice gli Stati Uniti. Il Los Angeles Times di venerdì ha riportato una notizia (poi ripresa anche dall’agenzia Reuters) che noi italiani dovremmo imparare a memoria. Ricordate i due ricoveri di Britney Spears in rapida sequenza a gennaio?? Allora ci fu una clamorosa fuga di notizie e per alcuni giorni tutti furono rapidamente informati delle condizioni di salute della ragazza, con l’inevitabile imprecisione che tutti i pettegolezzi si portano dietro. Bene, adesso il Medical Center dell’Ucla, dove la popstar fu messa sotto controllo perché dava di matto, ha annunciato, o perlomeno fatto intendere, che sta per licenziare (esatto: licenziare) tredici dipendenti, aprire procedimenti disciplinari contro altri sei e intentare cause giudiziarie contro ben sei medici che avrebbero avuto accesso ai computer dove erano stati inserite le cartelle mediche della Spears. Insomma, pugno duro. Adesso per fortuna Britney Spears sta meglio e sembra che si sia rimessa in forma dopo quello che è stato per lei un inferno orribilmente martoriato dalla stampa. Però ci sono questi strascichi che sono molto indicativi anche per noi italiani, non solo per i fans dell'(ex) lolita del pop. Dopo la rivelazione del Los Angeles Times, invece di frignare o smentire, il Medical Center ha semplicemente emesso un comunicato stampa in cui confermava che l’ospedale ha “misure stringenti per proteggere la privacy dei pazienti”. Ossia: chi ha sbagliato, paghi e non perdiamo altro tempo. Proviamo a pensare a quello che sarebbe successo in Italia (ed è successo, come nel caso di Lucio Battisti o, anni prima, di Kurt Cobain) se un cantante fosse finito pubblicamente in ospedale. Non solo la prevedibile fuga di notizie, che purtroppo non è giustificabile ma è difficilmente arginabile. Ma poi il disinteresse delle autorità ospedaliere, che non avrebbero preso nessun provvedimento. Né tantomeno si sarebbero mossi i magistrati. D’altronde in Italia accede sempre così ed è per questo che, nonostante una legge molto restrittiva, non esiste più la privacy. Non ci sono conseguenze, mai. Se uno viola la privacy, la fa franca. E se, per un caso improbabile, viene individuato, può star tranquillo perché ci vogliono anni prima di fare il processo. Vabbè, senza esondare su altre spiagge, il caso di Britney Spears stavolta dà una buona notizia. Dalle punizioni decise dal Medical Center arriva anche una bella lezione: ci sono limiti privati che neppure il diritto all’informazione può superare. Uno di questi è la salute. E basta vedere quello che proprio in questi giorni accade in Italia (il caso del ginecologo suicida e la spregevole fuga di notizie) per rendersi conto di quanto abbiamo ancora da imparare.