Ascoltato a volume alto, il nuovo cd di Madonna spacca tutto. La produzione è mostruosa, i bassi sono esagitati, i campionamenti tolgono il fiato. In ‘Hard candy’ Madonna si è tolto lo sfizio di prendere i produttori più in voga del momento – da Timbaland ai Neptunes – e di battere i concorrenti sul loro stesso terreno: l’hip hop. L’ho ascoltato stamattina alla Warner. Questo è un disco che in America starà al primo posto per chissà quanto ma forse in Europa e in Giappone avrà un po’ meno successo di ‘Confession on a dance floor’ perché è costruito apposta per gli States: è smisurato, sovrabbondante, incontenibile ma senza radici. D’accordo, c’è tutto: dalla dance al pop alle influenze latine in ‘Spanish lesson’, oltre naturalmente a valanghe di hip hop. Ma non ha un punto di riferimento, è, diciamo, senza àncora. Fluttua. Sbanda. E quindi il pezzo più efficace è senza dubbio ‘4 minutes’ (peccato per il video), mentre quello che dal vivo sarà devastante è ‘Give it 2 me’, un autentico tour de force da ballare. Ci sono poi brani di cui si poteva fare a meno, come ‘Incredible’ e altri, come ‘Devil wouldn’t recognize you’, che anche lei dice “sono ad un altro livello”. Insomma, un gran disco. Ma ‘Confession’ passerà alla storia, questo cd per ora è solo cronaca. Grande, per carità. Ma gli manca l’idea, ecco.