Non c’è niente da fare: gli inglesi sanno organizzare gli eventi. E, come venerdì ad Hyde Park nel centro di Londra, il concertone per il 90esimo compleanno di Nelson Mandela si è trasformato in una bella celebrazione senza un filo di retorica e molta commozione. Di sicuro l’uomo la merita. Io c’ero e vi assicuro che raramente si sente tanta sincerità verso un uomo pubblico. Quando è salito sul palco intorno alle 9 di sera, un po’ malfermo, aiutato da un bastone e da sua moglie, Nelson Mandela è stato accolto da un applauso interminabile. E l’happy birthday che gli ha cantato il pubblico si è rivelato uno dei momenti più toccanti di tutto lo show. Mandela era quasi commosso e sul suo volto si leggeva di certo il piacere di ricevere una standing ovation davvero sincera. Ma anche i musicisti che dalle sei del pomeriggio si sono alternati sul palco presentati da Will Smith e da una giornalista di Channel IV, June, sono stati tutto sommato asciutti, rigorosi e molto ma molto efficaci. Su tutti, bisogna dirlo, Amy Winehouse. D’accordo: sul suo volto non c’erano tracce di quel fungo che secondo qualche tabloid inglese l’aveva deturpata. E lei ha cantato bene, mostrando un phisique du role da far invidia a chiunque. Però gli occhi la dicevano lunga sul suo stato, così affaticato, così stranito. Si capisce da cento metri di distanza che Amy Winehouse si sta demolendo (e si è anche rifatta il seno, la pazza). Però questa ragazza è una star e, nonostante tutto, ha mantenuto una voce all’altezza della situazione. Ha cantato bene Rehab e Valerie e poi, quando tutti gli artisti sono saliti sul palco, ha praticamente condotto da sola l’esecuzione di Free Nelson Mandela, con i 46664 spettatori (come il numero da carcerato dello statista sudafricano) che si sono messi ad applaudire senza fermarsi più. E’ stato il suo ritorno in scena dopo il sospetto di enfisema che persino suo padre ha ricondotto all’uso smodato di droga. E che la ragazza sia abbastanza in forma lo ha dimostrato anche sabato al Festival di Glastonbury, dove ha mollato un pugno in faccia a un fan troppo invadente. Dopo di lei, festeggiata come pochi altri, i migliori sono stati forse i Queen con Paul Rodgers alla voce (fisico da ventenne). Hanno tenuto bene il palco, Brian May era in splendida forma (anche se un po’ ingrassato) e il pubblico ha ormai metabolizzato la scomparsa di Freddie Mercury tanto che, durante We are the champions, il coro della gente era più forte della musica. Poi hanno suonato Allright Now che è un brano reso celebre dai Free di Paul Rodgers negli anni Settanta, quasi a testimoniare anche dal vivo l’inconsueta fusione tra questi due grandi gruppi. E durante la grande jam session finale, Brian May era uno dei più attivi, forse perché è stato lui il musicista che forse ha voluto con più insistenza questo show. Come mi ha detto Zucchero poco prima di salire sul palco, lui ha telefonato a tutti i musicisti per invitarli ad esibirsi a Hyde Park. Dove, diciamolo, il livello musicale è stato abbastanza buono. Se togliamo alcune esibizioni di cantanti e ballerini africani, pittoresche e interessanti quanto volete ma un po’ noiose, la scaletta non ha avuto nulla da invidiare a grandi eventi come Live Earth. Una su tutti: Leona Lewis. Va bene, questa è una ragazzina creata da uno show televisivo, X Factor, ma ha davvero una marcia in più, e sa tenere bene anche il palco, cantando senza imbarazzi Better in time e Bleeding love di fronte a un pubblico adorante. Chi invece ha deluso tutti sono state le Sugarbabes e qualcuno si può chiedere dove sia la novità: è uno dei gruppi più sconclusionati in circolazione. E se qualcuno, come Annie Lennox e Peter Gabriel, ha preferito partecipare senza cantare (i due hanno tenuto un breve discorso), i Razorlight e i Simple Minds hanno suonato il loro bel concertino. Insomma, alla fine hanno vinto tutti, da Mandela in giù fino a Mtv Italia, che ha trasmesso l’evento in diretta e in streaming e poi lo ha ripreso in replica il giorno successivo. Nota a margine: è stata l’unica tv italiana a farlo, dimostrando di essere davvero sempre vicina alla musica che conta anche se per qualcuno è sempre e soltanto “quel canale dei video”.