Il pop è una cosa sporca. Niente di che, per carità, mica roba grave. Certe volte ci piace, perché rispecchia i nostri gusti, semplici o sofisticati che siano. Altre volte ci sembra troppo pecoreccio o banale o riduttivo o addirittura offensivo. Amare il pop non è chic, ce lo insegnano fin da bambini: meglio appecoronarsi dietro qualcosa di più sofisticato, intellettuale, ponderoso perché quantomeno ci si guadagna una patente di rispettabilità (musicalmente parlando, s’intende). Ma il pop è anche una cosa sacra, perché rispecchia i gusti della gente, li individua, li accompagna. E’ sempre stato così. Negli ultimi trent’anni le assurde tesi di molti giornalisti (spesso politiche) hanno voluto far credere che fossero le terribili multinazionali della musica (le famose, e ormai in rianimazione, major) a condizionare i gusti, a spingere tutto verso il basso per fare soldi, impedire la libera circolazione delle idee, abbruttire il popolo bue e così via. Tutte fregnacce. Nessuno ha il potere di condizionare in modo così decisivo i gusti della gente. E non c’è nessun mammasantissima che nell’ombra decida come manovrare noi poveri diavoli, altrimenti non si spiegherebbe come mai tanti colossali investimenti per lanciare cantanti o mode musicali siano finiti miseramente nella spazzatura. Queste sono teorie che vanno bene per i complottisti, per quelli che l’uomo non è mai andato sulla Luna, il virus dell’Aids è stato diffuso dalle multinazionali farmaceutiche, le Torri Gemelle sono venute giù perché lo ha voluto Bush e via di questo passo. Siamo noi a decidere il pop e l’industria tutt’al più è (talvolta) brava a individuare le nuove tendenze e ad aiutarle. Siamo noi che decidiamo quale musica ascoltare. Perché tutto questo discorsone?? Perché l’altra sera ero alla Echo Arena di Liverpool a seguire gli Mtv Europe Music Awards. Sarà la decima volta che vado a questa autocelebrazione del più importante canale tv musicale del mondo. E spesso ho visto spettacoli francamente imbarazzanti, come quando a Edimburgo Christina Aguilera ha praticamente toccato il pisello ai suoi ballerini. Stavolta è stato diverso, a dimostrazione che il pop è vivo e si autodetermina, cresce, si sposta seguendo i suoi flussi che sono collegati alla realtà, a ciò che accade nel mondo e passa nel cuore della gente. E non è così condizionato dall’industria. Lo spettacolo di Liverpool è stato molto bello, austero, incentrato sulla musica. In più, il sipario di Bono che ha presentato Paul McCartney prima di consegnargli il premio alla carriera entrerà nella storia. Certo, ci sono stati il variopinto casino di Pink, il grottesco cappottone di Kid Rock, le tenere papere della presentatrice Katy Perry (nella foto) e via elencando. Ma il clima era perfettamente in linea con i tempi cupi che stiamo vivendo e quindi con il nostro stato d’animo. Persino la scintillante Beyoncé ha fatto marcia indietro e si è presentata sul palco in versione molto sobria ed elegante. Su tutto, quindi, il merito è di Mtv, che ci impiega un anno a organizzare uno show del genere (dovevate vedere con quale velocità i tecnici facevano il cambio palco), spende sette od otto milioni di euro ma riesce a fotografare quello che è il pop. Pensavo a questo mentre guardavo lo spettacolo. E pensavo a quanti in questi anni hanno detto che, se la musica era brutta, la colpa era di Mtv che inquinava, banalizzava eccetera eccetera. Tutt’altro. E oggi se la musica ha ancora un volto, se non è sparita nel mare magnum della musica liquida, quella che si scarica da internet senza vedere neppure la faccia dei musicisti o sapere il loro nome, il merito è soprattutto suo. Poi i palinsesti possono non piacere, le canzoni possono non essere quelle che preferiamo (a me succede spesso) ma questa è la realtà. Mtv individua quello che c’è in giro e che piace a tanta gente, senza dare giudizi, senza permettersi di censurare o condizionare. E, visto come vanno le cose anche nel campo del pop, meno male che c’è. E, mentre i soliti tromboni storcevano la bocca di fronte ai toni spesso cheap dello show, l’altra sera ha messo in piedi uno spettacolo che misura lo stato del pop, crea attenzione, richiama investimenti (soprattutto investimenti) e alla fine fa bene alla musica di tutti. Anche di quelli che Mtv la disprezzano così tanto.