Certe volte le classifiche danno segnali precisi. Quella di MySpace è molto indicativa, visto che il web ormai è diventato la piazza per eccellenza del rock e del pop. Insomma, secondo la dirigenza di MySpace, il gruppo più popolare del 2008 sono stati i Gorillaz, altro che Coldplay, Madonna o altri che hanno occupato le classifiche. Nel corso dell’anno hanno accumulato 682.875 “amici”, battendo, nell’ordine, i Bullet for my Valentine, Amy Winehouse, Coldplay, Lily Allen, Mia, Oasis e Imogen Heap. Come tutti sanno, i Gorillaz sono il gruppo di Damon Albarn e Jamie Hewlett che formalmente è apparso in pubblico una sola volta (in un teatro di Manchester: io c’ero, ma il concerto non è stato granché) e si è sempre mostrato solo tramite ologrammi o complicate costruzioni video. Sono un gruppo fittizio, una specie di cartone animato rock nato per quello strano, e un po’ megalomane, compiacimento di Damon Albarn di negare l’importanza “fisica” dei musicisti e la loro capacità di attirare attenzione e diventare rockstar. In poche parole, sono il gruppo senza volto (e qui a fianco vedete una foto del cartoon). Famosi sì, ma solo per palati fini. Per intenderci: tutta la campagna promo dell’ultimo programma tv di Celentano, ‘Rock politik’, ha praticamente rubato l’idea di un loro video (mi sembra ‘Feel good Inc.’ ma non ne sono sicuro) però quasi nessuno se ne è accorto. Hanno pubblicato due dischi molto buoni, specialmente il primo del 2001 (omonimo), mescolando un bell’intruglio di alternative rock, elettronica e trip hop. Il loro ultimo album, ‘Demon days’, è del 2005, cioè tre anni fa, cioè, con i tempi svelti che ormai abbiamo, un secolo fa. Eppure su MySpace sono i più popolari, molto più di tanti rapper o popstar di cui i giornali e le radio hanno parlato a raffica per tutto l’anno. Qualcosa vorrà pur dire. Senz’altro vuol dire che ci dobbiamo preparare a un clamoroso crollo di popolarità di tanti artisti che siamo ormai abituati a considerare i più famosi di tutti. Per la prima volta nella storia della musica leggera, stiamo assistendo a una rivoluzione davvero drastica. Sta arrivando una nuova ondata, lo tsunami del nuovo rock. D’accordo, non bisogna esagerare. Però prepariamoci.