I buoni U2 si vedono già dal mattino. E difatti il nuovo cd ‘No line on the horizon’ ha subito debuttato al numero uno in America vendendo 484mila copie nella prima settimana. Se pensate che Taylor Swift, che è al secondo posto, ne ha vendute 52mila, avete l’idea esatta di quanto gli U2 abbiano monopolizzato il mercato in questi giorni. Però ci sono altri dati da tenere in considerazione. Quando è arrivata nei negozi all’inizio di dicembre con ‘Circus’, Britney Spears ne aveva vendute 505mila. E il penultimo album degli U2, ‘How to dismantle an atomic bomb’ nel 2004 aveva venduto quasi il doppio di ‘No line on the horizon’, ossia 804mila copie (ma era la settimana del Thanksgiving, mica un marzo qualunque come adesso). Perciò, nonostante il successo, è un altro segno evidente che il mercato è cambiato e non è cambiato in bene. Su questo argomento Bono ha parlato ieri e su Usa Today ci sono le sue dichiarazioni più importanti. D’accordo, l’accusa più facile da fare a Bono è che lui sia un po’ veltroniano, nel senso che dice le cose più morbide possibile per piacere a tutti. Ma in questo caso è stato autentico e incisivo come da un po’ di tempo non gli vedevo fare. Ad esempio, pensate che il nuovo cd degli U2 è stato illecitamente messo in rete tredici giorni prima della pubblicazione, cosa che per gli U2 ha significato perdere almeno 445mila copie di vendita. Insomma una bella batosta. Ma Bono ieri ha detto: “Non voglio ribellarmi a questa situazione, anche perché il pubblico pensa che la gente come me sia già strapagata e straonorata. E non ha tutti i torti”. E poi ha aggiunto: “Si sta perdendo l’idea che un autore di canzoni debba essere pagato. In questi tempi non c’è più lo spazio per un nuovo Cole Porter” (qui c’è una foto di Cole Porter su di una famosa copertina del Time). Sarà pure umiltà posticcia, ma ve lo immaginate un cantante italiano dire le stesse cose?? Poi Bono ha affrontato il problema più grave, quello dell’industria musicale in crisi. “Per le ricche rockstar non è il momento di chiedere più soldi (…). Ma la musica è diventata un semplice accessorio, quando per me è una cosa sacra. E perciò sono molto offeso. Tutti, dai punk ai rappers, dai gruppi heavy metal fino al country stanno camminando con il sorriso sulle labbra verso l’abisso”. In effetti non ha tutti i torti. Cancellata l’idea che sia giusto pagarla, ridotte le legittime richieste di ascoltarla con alti indici di qualità sonora, stiamo perdendo la percezione del valore artistico della musica e della sua indubbia funzione creativa e sociale e letteraria. Come dice Bono, la musica è un accessorio, una pertinenza, un riempitivo. “Legislativamente, l’industria discografica è stata data in pasto ai cani”. E già. Ma che fare?? Qui Bono ha detto una cosa che mi piace molto e che trovo (purtroppo) giustissima: “Questa indifferenza sparirà quando il file sharing di programmi tv e di film diventerà tanto facile quanto quello per le canzoni. E allora qualcuno chiamerà davvero la polizia”. E ha ragione. Ormai tutti pensano alla televisione, il mondo guarda al piccolo schermo e il denaro è indubbiamente lì. Quando internet invaderà anche quel settore in modo insopportabile, allora davvero qualcosa cambierà e nuove regole legislative di download e di file sharing consentiranno anche all’industria musicale di riprendersi un po’. Insomma, per mettere una pezza alla situazione, bisogna aspettare che la gente si scarichi La Fattoria o il Grande Fratello con la stessa frequenza con cui adesso ci si può scaricare un disco di Van Morrison o di Leonard Cohen. Speriamo in fretta, ma c’è da dire: che tristezza.