Del Concertone del Primo Maggio a Roma si è già scritto tutto. Per me il migliore degli artisti è stato Caparezza che, se riuscisse ad evitare un po’ di facile demagogia, sarebbe nettamente il migliore dei giovani italiani: creativo, coraggioso, duttile. E poi la Pfm: autentici maestri che hanno reso una versione del Pescatore di De Andrè con una energia e una sensibilità che sono rare. Però in piazza San Giovanni l’unico davvero insuperabile è stato Vasco Rossi, uno dei suoi concerti più entusiasmanti tra quelli che mi è capitato di vedere. Su tutto, se non altro perché era la prima volta che la cantava, c’è stata la versione di Sono un ragazzo di strada, il pezzo che nel 1966 lanciò i Corvi e che lui vuole cantare da quando “avevo quindici anni”. Ma anche quando ha fatto riferimenti alla politica – come quando in Vieni qui ha invitato anche Silvio Berlusconi a partecipare al concerto – lo ha fatto con stile, senza strillare, senza facile populismo. Chi invece ha fatto una magra figura è stato Sergio Castellitto (nella foto), che debuttava come presentatore ma rimarrà alla storia per il gigantesco spot fatto a sua moglie Margaret Mazzantini, scrittrice. Per presentare Vasco Rossi sul palco davanti a (dicono) 800mila persone, avrebbe potuto fare di tutto. Stare zitto. Improvvisare un discorso. Leggere un discorso. Leggere un testo scritto da altri. Magari scritto da Pier Vittorio Tondelli, che su Vasco ha lasciato pagine strepitose. Invece no. Sergio Castellitto ha letto una pagina del nuovo libro di sua moglie. Già. Guardacaso, in una brevissima parte, il volume “Venuto al mondo” accenna a Vasco. Bene, anzi male. Tra l’altro il testo non era neanche granché, se proprio vogliamo dirla tutta. Poi, per non farsi mancare nulla, Castellitto ha pure usato un’altra poesia (stavolta inedita) di sua moglie per corredare con un lunghissimo e noioso duetto con Claudia Gerini la splendida esecuzione di Alleluja di Leonard Cohen confezionata da Paola Turci e Paolo Fresu. Insomma, un gigantesco spot matrimoniale, una stecca di cattivo gusto in un evento altrimenti memorabile.