Allora diciamolo subito: “21th century breakdown” è un disco memorabile e il prossimo singolo, “21 guns”, rimarrà tra i brani più belli del 2009. Detto così, si capisce subito che i Green Day hanno fatto meglio di quanto ci si potesse aspettare da un gruppo che è in giro da un pezzo e che grazie al penultimo cd, ‘American idiot’, ha venduto 12 milioni di copie e si è quindi tolto tutte le soddisfazioni possibili. Eppure queste diciotto canzoni costruiscono insieme un’opera rock divisa in tre parti (Heroes and cons, Charlatans and saints, Horseshoes and handgrenades) che non perde mai tensione, tratta temi alti (l’amore tra i protagonisti Gloria e Christian, la crisi, la confusione mondiale) ma lo fa con una energia che non è mai retorica, mai fine a se stessa. E se proprio bisogna dirlo, nel cd c’è un solo brano che non funziona, ossia ‘Last night on Earth’, roba che è comunque un superlusso in un’epoca in cui mediamente in un cd di grande successo commerciale si salvano tre o al massimo quattro canzoni. Oggi i Green Day sono in perfetto equilibrio tra la loro musica – che è pur sempre un punk rock scorrevole, molto americano ed esaltato dalla batteria di Tre Cool – e i testi, che sono efficaci come in “The static age” o “Mass hysteria” e anche incisivi e sintetici come quelli di ‘Christian’s inferno’. “Noi non siamo una band politica” mi hanno detto oggi qui a Berlino, in un bellissimo hotel in Marlene Dietrich Platz. Seduti a un tavolo, sono placidi e divertenti, specialmente Billie Joe Armstrong che ormai ha il volto nascosto sotto un casco di capelli più neri della pece. Tra poco partiranno in tournèe (e saranno in Italia a novembre) e ancora prima intorno a loro si scatenerà quel can can che già cinque anni fa li aveva dissanguati tra giornali, televisioni e radio. Però sono bravi, non c’è niente da fare. E sono bravi perché non fanno i piacioni, dicono le cose come le pensano e non ciurlano sul manico. Ad esempio: tanti stanno registrando dischi in ginocchio di fronte ad Obama (vedi Springsteen). I Green Day, che di sicuro non erano favorevoli a Bush, evitano gli alleluja e i peana a scatola chiusa per la nuova era che è iniziata, costruendo un disco che potrebbe diventare un film perché gli manca solo la sceneggiatura. Il copione c’è già ed è la storia di Christian e Gloria. “Pensa che bello se al cinema fossero interpretati da Jessica Alba e Hugh Jackman” hanno detto loro oggi sghignazzando. Può essere. Ma nel frattempo ci sono queste nuove canzoni, prodotte da Butch Vig, e buone per tutti perché piaceranno a chi fa del punk una ragione di vita e a chi ci trova soltanto un altro modo per divertirsi un po’.