Di certo non smette di sorprendere. Adesso Iggy Pop pubblica Preliminaires, un disco di jazz ispirato a un libro peraltro molto techno, La possibilità di un’isola di Michel Houellebecq (edito in Italia da Bompiani). Lui dice: “Mi sono messo a scrivere canzoni per questo libro, semplicemente, da solo, con una vecchia chitarra e con la mia voce, in una piccola cabina sul piccolo fiume di Miami”. E il risultato è misto. La musica è senza dubbio riflessiva e vicina al jazz, specialmente quello pastoso, caldo di New Orleans, molto influenzato da quanto piaceva a Louis Armstrong oppure a Jelly Roll Morton. Ma lo spirito, quello è sempre punk. E guardate il video su http://www.youtube.com/user/iggypop: è girato da una graphic novelist franco iraniana, Marjane Satrapi, molto brava. D’accordo, anche Iggy Pop dice che il disco è stato registrato specialmente per la Francia e, per confermarlo, ha interpretato pure una cover del classico Les feuilles mortes, canzone scritta da Joseph Kosma e Jacques Prevert e cantata in passato da Edith Piaf e Yves Montand. Però punk si nasce, non si diventa. E si rimane punk per sempre, anche se si arriva a sessant’anni, si vive in un villone a Miami e non ci si droga più. In Preliminaires la voce di Iggy è mostruosa nel vero senso del termine. Enfatica, feroce, a tratti smisurata. Quindi punk. Lui spiega: “Il libro parla di morte, sesso, la fine della razza umana ed altre cose carine. L’ho letto con molto piacere quando è uscito e, mentre lo leggevo, la mia testa creava quella che sarebbe stata la colonna sonora del libro”. E basta ascoltare brani come How insensitive oppure King of the dogs (ispirato a uno dei protagonisti del libro, il cane di nome Fox) che contiene la frase più punk del mondo: “Quant’è bello essere un cane, e quanto sia migliore della vita umana”. Insomma, caro Iggy, ti sarai pure stufato, come hai detto, “di ascoltare idioti con chitarre che sparavano fuori musica di merda”. Però rimani sempre quello là, quello degli Stooges, quello di Lust for life che ogni tanto scantona e prova un abito nuovo ma, sotto sotto, rimane vestito sempre uguale.