Massì, uno dice, sono solo quattro rockettari con il cerone sul muso e un filo di pancia. Poi che musica: sempre la stessa, chitarracce, cori da stadio, batteria con il rullante aperto, insomma tutta quella roba che nei ’70 spaccava tutto e c’era gente che impazziva mica poco. Basta leggere, tra l’altro, il libro Guardami negli occhi di John Elder Robison (edito da Sperling & Kupfer) per rendersi conto di quanta follia circondasse i Kiss specialmente negli Stati Uniti, dove per alcuni anni sono stati la band più popolare in assoluto. In Giappone, dicono le cronache, nello stesso periodo erano più venerati dei Beatles. Bene, con Sonic boom i Kiss dimostrano perché fossero così famosi (e nella limited edition rifanno pure i loro classici: imperdibile). Hanno inventato un marchio (e un merchandising) nel quale milioni di fans, diciamo i 110 che finora hanno comprato i loro dischi, si sono riconosciuti e non la vogliono smettere visto che il nuovo cd si gioca con quello di Bublé il primo posto nelle classifiche americane. Spieghiamoci meglio: i Kiss non incidono dischi dal 1998. Quali sono i motivi di tanto successo?? Tanto per iniziare, la loro immagine è unica, presa di peso dal teatro kabuki, è a metà strada tra il grottesco e il cartoon. E poi c’è la cifra musicale. Questo è rock cazzuto che parla di sesso e amenità varie, i titoli non contano perché è roba da divertirsi e fare così con la testa, roba che provate a copiarla. Insomma, Sonic boom è bello quasi come i memorabili Destroyer o Love gun che hanno trent’anni almeno. E pure le voci di Stanley e Simmons sono tali e quali e nessuno si scandalizzerà se sono arrivati due musicisti nuovi: Tommy Thayer al posto di Ace Frehley ed Eric Singer che si siede alla batteria invece di Peter Criss, facendo tra l’altro una gran figura. In poche parole, Sonic boom è il miglior disco dei Kiss dai tempi di Alive II che, tanto per dirci, è del 1977. Là c’era più rabbia, qui più disillusione ma chissenefrega, sono quisquilie. Questo è glam rock, niente cultura per carità, solo godimento da sabato sera e al diavolo il resto. Poi uno dice.