Sì certo, è facile parlare così. L’altro giorno Shakira, che sta promuovendo il suo (bel) cd She wolf, ha detto testuale: “Sono a favore del download illegale perché la musica è un dono e andrebbe regalata, non venduta”. Quando si parla così, delle due l’una: o si prende in giro l’ascoltatore oppure si è semplicemente degli sprovveduti. Shakira non lo è e quindi ha decisamente detto una sciocchezza. Per di più in malafede. Proprio lei dovrebbe sapere che, senza case discografiche, lei sarebbe a spasso oppure molto, ma molto, meno famosa. Proprio lei dovrebbe sapere che le case discografiche danno lavoro a decine di migliaia di persone in tutto il mondo e in questo momento stanno licenziando in libertà proprio a causa (anche) della pirateria. Siamo tutti d’accordo che il rapporto tra major e ascoltatori non è dei migliori. E siamo d’accordo che spesso ci sono state esagerazioni commerciali molto dannose ai danni degli appassionati di musica. Ma ovunque l’arte si paga e si è sempre pagata. Augurarsi il contrario, augurarsi che la musica possa essere distribuita gratis come nel 1945 gli americani facevano con le tavolette di cioccolata, significa volere la fine della musica. Ed è strano che lo dica proprio lei, un’artista Sony che grazie alla Sony viaggia su voli privati e dorme in hotel superlusso. E non mi risulta che la Sony regali i dischi di Shakira. Punto.