Il pop e l’effetto juke box
In fondo i dati parlano chiaro: aumenta il download e diminuisce la vendita dei cd. Il pubblico, aiutato dall’ipod, autentico piede di porco per ribaltare le vecchie abitudini, è sempre più selettivo e volubile perciò sceglie singoli brani, li compra o li ruba dal web e poi si compila da solo la lista di canzoni da ascoltare. Lista fugace. Lista che cambia a tempo di moda. In fondo, fatte le dovute differenze, è quanto capitava negli anni Cinquanta e soprattutto Sessanta, quando si vendevano più 45 giri che 33 ed erano gli stessi artisti a preferire i primi usando i secondi come semplici collettori di singoli. D’altronde già una decina di anni fa Gino Paoli, uno che pubblicò molti brani prima di mettere in vendita un album, anticipò: «Si ritornerà a quei tempi, incideremo una canzone per volta». Intanto qualche cifra. Nel 2009 in Gran Bretagna, che vale il dieci per cento del mercato mondiale, la vendita dei singoli è cresciuta del 32.7 per cento ed è arrivata a 152 milioni di copie, delle quali addirittura il 98 per cento è digitale. Nella settimana dopo Natale ne sono stati scaricati 4.22 milioni di copie, record assoluto merito degli Mp3 player trovati sotto l’albero. Nel 2009 i possessori di iPod hanno comprato oltre nove miliardi di singole canzoni su iTunes che, secondo una ricerca della NPD Group, negli Stati Uniti vende un brano su quattro. E in Italia, che in questo campo è indietro rispetto al mondo anglosassone anche per i limiti medi di velocità del web, la musica digitale è cresciuta del 35 per cento (dati Fimi). Insomma, la tendenza è precisa e va al di là della semplice contabilità: il pubblico è più selettivo, preferisce collezionare brani piuttosto che opere complete e nel giro di pochi anni, predicono gli esperti, il focus del mercato sarà più concentrato sulle singole canzoni che sull’intero cd, tra l’altro in costante e irreversibile calo. In altre parole, si sta esaurendo una fase lunga circa quarant’anni (ah, gli anni Settanta e Ottanta con il culto dell’album!) e si torna al passato. Ovvio, si tratta di analisi a medio e lungo termine, però una ricerca inglese conferma che solo il 66 per cento dei giovani tra i 14 e i 18 anni preferisce il cd al download. E gli artisti, di fronte a dati inequivocabili, lentamente si adeguano. Intanto si sono drasticamente ridotti i tempi tra un disco e l’altro: il tourbillon del web impone un ricambio assiduo anche per nomi giganteschi che fino a pochi anni fa potevano permettersi lunghe pause tra una novità e l’altra. Gli U2 hanno appena finito un tour mondiale e sono di nuovo in studio per incidere nuove canzoni prima di ripartire per un altro giro di concerti, Britney Spears ha inciso due album a stretto giro, poi ha subito pubblicato un greatest hits con un brano nuovo e in primavera arriva con un altro disco. Per dirne un’altra, il singolo Just dance di Lady Gaga (nella foto) è il secondo più scaricato del decennio con 4.69 milioni di download, mentre il primo, Low di Flo Rida, è a quota 5,2 milioni. E via elencando: e non sono cifre da sottovalutare. In Italia Gianna Nannini ha ripubblicato lo splendido Giannadream con l’aggiunta (anche) del nuovo singolo Salvami, il duetto con Giorgia scritto da Pacifico che sta avendo un grandioso successo. E sempre più frequentemente molti spalmano la loro presenza sul mercato pubblicando singoli sganciati dai rispettivi album o addirittura del tutto isolati.
D’altronde, mentre anche The Edge degli U2 segnala che «si è interrotto il flusso di credito all’industria musicale e quindi nessuno finanzierà tour e chiuderà contratti discografici», è evidente che il mercato cerca un nuovo equilibrio in attesa di regolamentazione legislativa e contrattuale per il web e per la responsabilità degli internet service provider in merito al flusso, virtuoso o meno, di download di file musicali. Perciò alla riduzione dei tempi di assenza e al progressivo disinteresse verso il cosiddetto album potrebbe corrispondere un incremento della pubblicazione dei singoli, che consentono visibilità agli artisti ma anche un ridotto dispendio di energie creative ed economiche. Proprio come negli anni Sessanta. Però occhio: si tratta di tendenze generali e non particolari quindi non ci sarà una istantanea inversione di marcia anche perché, come osservava qualche tempo fa l’amministratore delegato della divisione musica registrata della Emi, Elio Leoni Sceti, «il settanta per cento del consumo di musica è digitale, eppure solo il venti per cento dei ricavi delle case discografiche proviene da quel settore». E allora sta a vedere che in un momento così, la via più praticabile per entrare nel futuro rischia davvero di trasformarsi in un ritorno al passato.

…..che palle con sta storia che la techno rovina la musica.
allora visto che esistono i Kraftwerk, la musica “non è più a stessa” da un bel po’!
anni ’90: gli Autechre hanno fatto cose facili? Aphex Twin? Squarepusher?
sarebbe meglio informarsi (ed ascoltare!) prima di sparare certi giudizi!
esiste la techno commerciale spazzatura? eh allora?! esiste anche il pop commerciale spazzatura, il rock commerciale spazzatura……
c’è sempre qualcosa fatto più per i soldi che per la musica, in passato come oggi!
la tecnologia ha reso la vita più facile ai musicisti, ma il vero problema non sono i mezzi, ma come sono usati e sopratutto cosa vuole il pubblico (o pensa di volere, visto che è facilissimo da manipolare)!
è vero, oggi bastano 2 programmi al pc e fai una canzone: c’è la batteria fatta al pc, il basso fatto al pc, distorsioni per chitarra (non sono ancora arrivati a fare tutta la chitarra “virtuale”, ma fra poco ci sarà anche quella penso), perfino programmi che ritoccano la voce per modificarla come si vuole!
dall’altra parte però ci sono ben 2 lati positivi, grazie alla tecnologia (in generale):
- la tecnologia più facile permette a TUTTI di creare qualcosa (dunque chi ha talento ma non soldi/raccomandazioni può fare lo stesso il suo cd con “poche” spese)
- con un mezzo come internet, se hai gli agganci “giusti” (ovvero gente che se ne intende e ti consiglia bene), in 4-5 anni ti senti tutti i generi creati e puoi avere una più ampia veduta della musica tutta (e di conseguenza un migliore giudizio quando poi dici la tua riguardo un gruppo/artista)! una volta una persona “comune” col cavolo che poteva fare una cosa del genere!
ma la “colpa”, in generale, è SEMPRE del pubblico!!
perchè la major fanno soldi? perchè il PUBBLICO COMPRA!!
se il pubblico decidesse una buona volta di ascoltare musica decente, il problema non ci sarebbe.
ma c’è, ed è colpa del pubblico (se smette di comprare, le major falliscono!).
altra cosa, più “musicale”:
il problema non è la musica in se, ma il COME.
voglio dire, se uno vuole spegnere un attimo il cervello e ascoltarsi Lady Gaga ballando come un cretino in salotto, non c’è niente di male; non si può pretendere che tutti vogliano farlo con gli AC/DC (ballabilissimi anche loro!).
ripeto il problema è il COME, ovvero:
COME è vista Lady Gaga da ascoltatore
è qui il problema: Lady Gaga è vista come una delle migliori cantanti/artisti in circolazione!
questo perchè la gente non vuole ammettere che sta ascoltando spazzatura, c’è un ego enorme in ogni persona quando gli “tocchi” la musica.
no, ognuno ascolta il meglio, gli artisti migliori, artisti che “se vende tanto ci sarà pur un motivo”.
il problema sono sempre le persone, le major sono solo furbe e approfittatrici, non sono loro il problema.
per tornare del tutto IT:
va il singolo, l’mp3 e robette varie perchè ora è più facile fare qualcosa grazie alla tecnologia ma anche perchè il pubblico COMPRA, ci casca……e non se ne rende conto, perchè i “gusti son gusti” (canzoncina orecchiabile e via, il pubblico è contento)!
certo, i gusti son gusti (il “gusto” di ascoltarsi Lady Gaga in salotto ballando come cretini non è un problema in se), ma PRIMA bisognerebbe saper “collocare/giudicare” un artista!
è questo che manca, la cultura.
il problema è la mancanza di cultura musicale.
….il resto è solo una conseguenza!
è vero, colgo l’affermazione di “Lui Hard Rocker” in generale l’arte ma soprattutto per quel che seguo io, la musica è fatta per non durare. difficile trovare tra le produzioni degli ultimi anni (10.. 20 non so) un CD che mi faccia affermare. caspita questo è una pietra miliare, questo è un lavoro che anche fra trent’anni avrò la voglia ed il piacere di ascoltare.
e’ come se fare musica non abbia più il sisgnificato di creare qualcosa di unico ed eterno… ma solo creare qualcosa che faccia cassa subito, che appaghi un desiderio temporalmente limitato nei sei mesi, una sorta di musica usa e getta.
PS. mentre scrivo sto ascoltando in sottofondo Hendrix… ma quanta magia c’è in canzoni che hanno più di quarant’anno come Little Wing, Spanish Castle Magic, The Wind Cries Mary o Foxy Lady
Lui Hard Rocker, acuta osservazione. Vediamo che cosa ne pensano gli altri blogger.
..beh, vero quello che state dicendo.. però scusate, voglio fare una provocazione: però questa “malattia da business” è nata proprio coi grandi del rock.. non vi pare?
). Ora no. Gli stessi artisti dicono: “sono carino, ho una voce “meno peggio di altri”.. vediamo come va”. Dall’altra trovano manager/etichette che dicono: “questo tizio per i prossimi 2 anni è perfetto”. Punto e stop. Passati i due anni, sotto a un altro.
Gli eccessi di Elton John, gli aerei dei Led Zeppelin, le macchine di lusso e le ville dei Beatles o dei Floyd.
Gli unici a dover girare un bel po’ coi pullmini fracassati son stati i Black Sabbath e i Genesis..
Io credo che la colpa sia dovuta, più che altro, all’approccio che si ha. Certo, “all’epoca” le idee (e la qualità) erano diverse e di altra qualità.
Voglio dire: una volta una band si metteva insieme con lo scopo di suonare in qualche bettola (con molta voglia di sbattersi e di “creare”. Con tante e tante idee), raccimolare qualche soldo x gli affitti (e gli extra!!
Il “popolo” poi non ne parliamo. Ormai diseducato a tante cose..
In questa nostra epoca tutto è fatto per non durare. Dall’arte (o comunque buona parte, non facciamo i disfattisti) alle auto, agli elettrodomestici, alle scarpe, ecc ecc.
Non credete?
Ciao Salvatore (o coatesville pennsylvania usa??), hai ragione. Soprattutto c’era più rispetto per chi cantava e faceva musica. Adesso sembra tutto così facile, sembra che scrivere un bel brano o cantare bene sia roba alla portata di tutti. Sembra che qualsiasi gruppetto o qualsiasi cantantino sia un genio per pochi mesi e poi un pirla qualsiasi. Ma non è così. Da qui discende un calo di passione e la musica rischia di essere considerata una pertinenza, un accessorio della vita quotidiana. E non più un’arte.
allora mi spiego meglio; quando ascoltavamo i 45 giri c era piu passione per la musica,con la techno di oggi si e piu facile pero non e lo stesso.non credo sia solo nostalgia.
Ciao Salvatore, benvenuto. Però non ho capito la tua domanda.
Ciao paolo, mi ricordo quando c era la gioia di ascoltare un disco vinili certo. la techno ha cambiato tutto, chiamiamolo pure progresso, la voglia di fare presto, piu facile…pero abbiamo perso l anima. la musica non e piu la stessa, coloro che hanno orecchio lo sanno. vorrei sapere da te e l ora del miserere??? cordiali saluti—-salvatore blando
tanto sono un management loro stessi
Ciao Chiara, ci manca poco e poi scopriremo la verità sui MGMT.
Paolo, ovvio che alla Sony risulta difficile crederlo. La notizia era oggi sul sito di NME, se poi la Sony li obbligherà a fare video/singoli questo non possiamo ancora saperlo, l’album uscirà in primavera.
Ma non si tratta di fare i furbetti con la stampa, furbetti di cosa? Casomai sono ingenui e dicono quel che pensano senza fare i conti con la major. Riguardo il loro album di debutto mi hanno detto che erano rimasti molto sorpresi da quanto la Sony li abbia lasciati “liberi”, e la cosa aveva colpito molto anche a me… Ad ogni modo pare ovvio, dalle loro dichiarazioni, che il nuovo album non avrà alcun pezzo “perfetto per un singolo” ed è questo che conta alla luce della discussione in corso.
PS I Midlake hanno fatto un altro bellissimo album senza apparenti canzoni da “singolo”, te lo consiglio molto, fammi sapere cosa ne pensi. ciao e buona giornata
Chiara, ho appena parlato con la Sony e a loro risulta molto difficile pensare che gli MGMT non realizzino neanche un video per il loro nuovo album. Per carità, tutto può essere. Però ho qui davanti a me tre o quattro 30enni e 40enni che credono che un gruppo della Sony MOLTO DIFFICILMENTE (ma molto molto) non pubblichi neanche un singolo. Non è che per caso gli MGMT hanno fatto i furbetti con la stampa ma poi quando arriva il boss della Sony calano le braghe?? Così, dico per dire.
ho qui davanti una trentenne e due quarantenni e tutti e due conoscono gli MGMT, sorry!!!
capisco che il tuo post individuava una tendenza, il mio intervento non negava quel che dici era solo per dire: chi se ne fregava prima dei singoli piacioni continuerà a fregarsene anche adesso. Gli MGMT di singoli nel primo album ne avevano almeno 3 commercialmente perfetti, ma non avevano mirato a quello, gli sono venuti e basta.
PS io sono 32enne, sono passata davanti a uno specchio e mi sono chiesta se conoscevo gli mgmt e ho risposto di sì!
Ciao Chiara, sono convinto che ci siano ancora tanti gruppi che vogliono fare così. Il mio articolo provava a individuare una tendenza, mica dava la regola del momento. In ogni caso, sono convinto che anche pubblicare un solo singolo possa equivalere a “crederci”. Negli anni Cinquanta e Sessanta c’era tanta gente che ci credeva e pubblicava solo singoli. E’ una questione di punti di vista. Quanto alla nicchia, adesso esci di casa e chiedi a una trentenne/quarantenne/cinquantenne che incontri per caso se conosce i MGMT. La risposta quasi sicuramente ci confermerà se quel gruppo è di nicchia oppure no. Poi ci dici!!
gli MGMT ( e nemmeno loro sono nicchia) non rilasceranno ALCUN SINGOLO per il nuovo album, vogliono che il pubblico lo ascolti come un album intero… come vedi c’è chi ci crede ancora.
Che tristezza… a me viene solo tanta grande tristezza.
PER HAITI.
In collaborazione con Agire, l’Agenzia italiana risposte alle emergenze, è possibile inviare un sms al n. 48541 (donazione di 2 euro) da cellulari Tim, Vodafone o da rete fissa Telecom Italia o su c/c postale intestato ad Agire, n.85593614, causale «Un aiuto subito per Haiti». Da venerdì anche il conto corrente bancario. Altre raccolte di fondi con il Comune e la Diocesi di Milano. Agire, che coordina molte ong italiane tra cui Amref e Save the Children, si è attivata per raccogliere risorse: oltre che attraverso l’sms solidale, è possibile effettuare donazioni attraverso carta di credito al numero verde 800.132.870; bonifico bancario sul conto BPM-IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856, causale “Emergenza Haiti”; donazione online dal sito http://www.agire.it.
Caritas – La Caritas ha lanciato un appello per contribuire alla realizzazione del piano d’emergenza. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite c/c postale347013 specificando nella causale “Emergenza terremoto Haiti”. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui Unicredit Banca di Roma, via Taranto 49, Roma – Iban IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119, Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma – Iban IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012, Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113. CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001.
Unicef – Anche l’Unicef lancia una raccolta fondi. Si possono effettuare donazioni tramite: c/c postale 745.000, causale “Emergenza Haiti”; carta di credito online su http://www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde 800745000; c/c bancario Banca Popolare Etica Iban IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051; i comitati locali dell’Unicef presenti in tutta Italia (elenco sul sito http://www.unicef.it).
Croce Rossa Italiana – Queste le coordinate per la raccolta fondi della Croce Rossa in favore delle popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti: numero verde tel. 800.166.666; donazione online http://www.cri.it; bonifico bancario causale “Pro emergenza Haiti”, Iban IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020. Inoltre per donare 2 euro alla Croce Rossa “Pro emergenza Haiti” è possibile inviare un sms da numero Wind e 3 al 48540. Il numero sarà attivo fino al 27 gennaio.
Medici Senza Frontiere – Medici Senza Frontiere lancia una raccolta fondi straordinaria. Si può contribuire tramite carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo06.44.86.92.25; bonifico bancario Iban IT58D0501803200000000115000; conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale “Terremoto Haiti”; online sul sito http://www.medicisenzafrontiere.it.
WFP – Per aiutare il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) a fornire assistenza alimentare alle vittime del terremoto si possono inviare offerte tramite: internet (www.wfp.org/it); bonifico bancario, causale “Emergenza Haiti”, c/c 6250156783/83, Banca Intesa Iban IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383; versamento su conto corrente postale61559688 intestato a Comitato Italiano per il Pam, Iban IT45 TO76 0103 200 0000 6155 9688.
Fondazione Rava – La Fondazione Francesca Rava è un’organizzazione umanitaria internazionale presente ad Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all’infanzia. Gestisce l’ospedale pediatrico Saint Damien, l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi, gravemente danneggiato dal sisma. Servono urgentemente fondi per sostenere i soccorsi medici d’emergenza, organizzare gli scavi delle macerie per salvare i dispersi, ricostruzione dell’ospedale. Si può sostenere la fondazione attraverso bollettino postale su c/c postale 17775230; bonifico su c/c bancario Banca Mediolanum, Ag. 1 di Basiglio (Mi), Iban IT 39 G 03062 34210 000000760000, causale “Terremoto Haiti”; carta di credito su http://www.nphitalia.org o chiamando lo 02.54122917.
Misericordie – Le Misericordie Italiane hanno aperto una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite dal terremoto di Haiti. È possibile fare una donazione sul c/c000005000036, Monte dei Paschi di Siena, Firenze Agenzia 6, Iban IT 03 Y 01030 02806 000005000036; oppure sul conto corrente postale 000021468509, Firenze Agenzia 29, IbanIT 67 Q 07601 02800 000021468509 entrambi intestati a Confederazione Nazionale con causale “Pro Haiti”.
Les, hai ragione, hai centrato il bersaglio e hai spiegato in due parole ciò che io in cento avevo detto male.
La supertargettizzazione del mercato musicale fa sì che qualche migliaio di cd siano un grandioso risultato.
Una volta vendite così le chiamavano di nicchia ma oggi si suona per nicchie.
Rimane il fatto che i vari Fleet Foxes e Grizzly Bear hanno seguito in USA e UK, nel resto d’Europa sono di nicchia, come si dice.
caro zago,l’elettronica mi piace ma deve essere speciale,particolare,con ritmi non troppo brutali…….i canadesi li ho sentiti subito sul tubo e mi sono piaciuti e per questo ti ringrazio.
Per quanto riguarda these new puritan dico Kasabian in qualche incipit,Decemberist in certi passaggi ritmati e Arcade fire in vaghe atmosfere…….ma tu sai benissimi che sentire musica e’ come vedere un quadro,ognuno di noi ha emozioni diverse,ricordi della propria vita e via dicendo……..ciao a te e a tutti gli aficionados di soundcheck
aggiungo anche Pantha du Prince (elettronica) e il nuovo dei The Besnard Lakes (indie canadese e psichedelia) che potrebbe piacere molto a Buzz.
qui un assaggio http://www.youtube.com/watch?v=Ify-buS9JUU
quello dei These New Puritans devo ancora assimilarlo (dove li hai sentiti i decemberist..ma anche gli arcade fire li in mezzo??
)
molto tribale, electro-tribale, batteria sempre in primo piano, suoni sghembi, linee vocali da slogan, beat+voce quasi rap, spesso sussurrato. Mi pare molto più sperimentale del primo, dove dominavano i pezzi da 3 minuti piuttosto catchy.
Ciao Whatta, ero partito molto male con i Bastard perché non mi piacevano. Inoltre il pezzo che hanno presentato a X Factor aveva il giro di chitarra rubato a Detroit rock city dei Kiss e tutto questo me li aveva resi ancora più antipatici. Per in effetti questo ‘In stasi perpetua’ segnala una loro grande maturazione, anche se credo che loro siano fuori dai giochi ormai: troppo sovraesposti.
senza Syd credo che i Floyd non avrebbero scoperto la psicadelia. Opinione personale.
ciao a tutti……..ps ottimo these new puritans “hidden”……una via di mezzo tra Kasabian,Arcade Fire e The Decemberists
Lui hard rocker: “mi prudono le mani” per me significa solo ed esclusivamente “voglia di scrivere”! Non sapevo nemmeno avesse altri significati ma ormai mi sto dimenticando tutte le frasi idiomatiche.
Zago: Beach House mi piacciono molto anche se devo ammettere che quando li avevo visti dal vivo 3 anni fa non mi avevano colpita molto. Sui Grizzly ti do ragione, ne hanno parlato fin troppo ma l’album continua a piacermi. ciao.
Peccato per questa tendenza, che snatura molto gli ottimi artisti moderni(e ci sono!) che sfornano album di alto livello.
Una domanda per Paolo Giordano: vorrei chiedere se ha ascoltato “In stasi perpetua” dei Bastard Sons of Dioniso.. Gruppo che mi sembra molto maturato con quest’ultimo album. Nonchè band molto sottovalutata, solo “perchè viene da X-Factor”.
Saluti
Whatta
@Syd.. perdonami ma è quello che ho letto.. nel senso: le motivazioni che porti tu son la “causa di”. Il tema della discussione non son i motivi (Barrett, ecc ecc).. ma le vendite. Mi son limitato a quello. Non mi sembrava il caso di analizzare anche quello, per non andar off topic.
@Lui Hard Rocker: no non hai detto cose blasfeme mi è solo sembrato riduttivo affermare che i Floyd lasciarono perdere i 45 giri per le scarse vendite senza fare una riflessinone sul motivo delle scarse vendite (il dopo Barrett e l’evoluzione musicale del gruppo).
Zago i gusti sono gusti e non mi metto a discutere …..a me i Delphic mi fanno morire ……ma anche io punto qualche euro sui nomi che hai fatto tu tipo shearwater e massive……anche perche’ ho le advances e li ho pure sentiti,meglio shearwater,ciao a tutti
ps Paolo secondo te quanto durera’ l’ondata sanremese sui vari blog?
@paolo: allora grazie, avevo giusto bisogno di un po’ di tenera condiscendenza.
@Syd63: Julia Dream piace tanto anche a me. Ricordo la prima volta che ho sentito “Paint Box”… è stato come se uno gnomo mi avesse aperto la testa in due con una motosega, da allora il mio cervello sarebbe diventato un importante snodo ferroviario musicale.
Chiara, infatti sul bell’azzardo avevo taciuto con tenera condiscendenza.
…erano di nicchia prima dell’ultimo album ma mi pare che “Veckatimest” abbia stravenduto e fatto straparlare la stampa ovunque… ma può essere che mi sbagli (dal momeno che ho scritto “bell’azzardo” con l’apostrofo tutto è possibile)
ciao
@chiara non so se davvero anche la prostituta di Ipswich conosce “Point me at the Sky” la cosa sarebbe davvero sbalorditiva, pensavo che eravamo solo in due a conoscerla
Non amo i singoli post Barrett, a parte Julia Dream, B-side di It Would Be So Nice… ma credo che mi piaccia soprattutto perché legata ad un episodio della mia vita.
i Grizzly in USA (e in parte in qualche altro paese) vanno abbastanza bene, hanno venduto 5.000* copie anche la scorsa settimana.
Tutto dipende dal limite che ognuno intende per musica di nicchia. Se uno segue un po’ la musica e legge su internet le webzine più importanti un gruppo come i Grizzly Bear possono sembrare addirittura mainstream/sovraesposti…sono ovunque. Invece se uno si ferma ad ascoltare quel che passa per radio o quel che dicono in tv sono degi sconosciuti.
*In crescita rispetto alle ultime settimane, come gli Animal Collective, grazie alle svariate classifiche di fine anno che li hanno visti protagonisti…anche questo è potere di internet.
I Vampire Weekend e Fleet Foxes hanno venduto circa 1 milione di copie nel mondo (concentrate soprattutto in USA e in UK, of course), che al giorno d’oggi per gruppi di quel tipo sono cifre enormi.
P.S. Buzz i Delphic mi dicono abbastanza poco, piuttosto occhi ai nuovi di A Silver Mt. Zion, Xiu Xiu e anche curioso per il secondo dei These New Puritans, sembra che vogliano fare le cose in grande.
I Vampire Weekend sentiti in streaming su MySpace, mi pare inferiore al primo: riciclo di idee e le poche cose nuove mi sembrano un po’ anonime. Dei Massive Attack su un MySpace (credo che fosse del loro fanclub o qlcsa del genere) c’erano già 6-7 canzoni del nuovo disco…alti e bassi, molto bello il pezzo con il tipo degli Elbow e anche quello con Damon Albarn non è male, il resto…mi aspettavo di più. Aspetto anche il nuovo dei Shearwater (costola degli Okkervil River), di Four Tet e dei Beach House (dream pop)
@Chiara: scusa.. ma perché ti ho fatto prudere le mani (dalle mie parti quando a una persona prudono le mani è perché ha voglia di menare!!)? Quello che ho scritto è quello che ho letto [o meglio, ricordo di aver letto!
] anni fa. Sì, i primi singoli funzionarono ma poi no. Se non sbaglio ci riprovarono anni dopo con Free Four (USA). Se mi ricordo guarderò il libro che ho a casa!
Non sto dicendo che questa sia una mancanza o che (io son cresciuto benissimo ascoltando gli album interi.. non i singoli!! Ah ah ah).
Anzi. Ci son band che dal vivo valgono molto di più che non in studio e altre il contrario. Ci son band brave a fare singoli e meno a creare dischi interi. Niente di male in questo!
@syd: io parlavo dei Floyd dal ’67 ai giorni nostri!
Alla fine anche tu mi dai ragione (e allora ricordavo bene): “Il terzo singolo non entrò neppure in classifica”. I primi singoli funzionarono, poi no.
Alla fine non mi sembra di aver scritto cose così basfeme…
Chiara, quoto tutto quello che scrivi. Anche io ho un “bisogno fisico” del cd e sentirò sempre il bisogno di ascoltarmi un bell’album intero e magari complesso. Però dire che i Grizzly Bear non sono di nicchia mi sembra esagerato. Per lo meno considerando il mercato mondiale e non solo quello anglosassone.
Hey ma i Fleet Foxes non sono mica nicchia! Forse in ITalia, dove tutto quello diverso da Bocelli o Dylan diventa automaticamente nicchia. Comq il punto è che ci sono tuttora, e tanti, artisti che quando scrivono un album, puntano ad un determinato “suono”, non al singolo. E’ quello che fa la differenza in un album, è quello che consciamente o inconsciamente ci piace quando mettiamo su un disco. Se poi ci scappa anche il singolo tanto meglio. Per fare esempi super attuali, prendi il disco dei Dead Weather, dei Grizzly Bear, dei Wild Beasts anche i Vampire Weekend citati da Buzz, non sono nicchia e mirano a un suono, sono dischi che hanno senso canzone dopo canzone, singolo o non singolo.
Riguardo la storia dei Pink, Syd Barrett era bravo a scrivere singoli, quando se ne è andato gli altri non riuscivano a fare di meglio di “Point me at the Sky” (che conosceremo in tre, io, Syd 63 e forse una prostituta di Ipswich).Se ci pensi Paolo costa tanto pubblicare anche un pezzo di 15 minuti al sapor di acido lisergico, è un bell’azzardo commerciale. Se l’hanno fatto è perché “point me at the sky” faceva schifo anche a loro e perché scrivevano quello che gli riusciva meglio. Certo se non vendi non sei incoraggiato a scrivere altri pezzi del genere ma quando hanno iniziato a cambiare rotta non si aspettavano certo il successo che poi hanno ottenuto con quelle canzoni chilometriche.
PS @syd63: Paint box meraviglia!
Sì Chiara, hai ragione. A me piacciono più i Decemberists che i Fleet Foxes ma rimango comunque dell’idea che gli album naturalmente continueranno a esistere per tanto tempo ancora. Nel mio posto ho parlato di grandissima tendenza a medio lungo termine, rispettando naturalmente tutte le marginalità e le nicchie commerciali.
Quanto a PInk Floyd ti do ragione a metà. Io credo che nulla sia deciso a tavolino e nulla sia deciso solo per passione, specialmente quando le realtà commerciali cominciano ad avere un sufficiente peso specifico. Quindi secondo me i Pink Floyd hanno smesso di pubblicare singoli semplicemente perché si sono accorti che non gli venivano bene E ANCHE perché costava troppo pubblicare un singolo che non vendeva copie. Però hanno fatto bene comunque.
Lui Hard Rocker, hai aperto una discussione!!
VAMPIRE WEEKEND E DELPHIC.
La band “made in Columbia University N.Y.” di Ezra Koenig con l’album “contra” e i mancuniani Delphic con “acolyte” dichiarati da nme.com come i migliori dischi di inizio anno.
Ascoltare per credere,per chi non vuole crederci ci sono sempre Jalisse o Pupo.
ps okkio al nuovo degli Shearwater in arrivo
@Lui Hard Rocker scusami se mi permetto di dissentire sul tuo esempio riguardo ai pink floyd, non so di che periodo dei pink tu stia parlando ma non credo che l’abbandono dei singoli da parte loro sia stato dovuto alle scarse vendite. il singolo d’esordio ebbe un buon successo nonostante le polemiche sul testo di Arnold Layne e sul titolo del B-Side Lets’s Roll Another One poi cambiato in Candy And a Currant Bun, il seguente con See Emily Play raggiunse il vertice delle classifiche. ma poi le cose cambiarono soprattutto all’interno dei pink floyd dove Syd incominciò a diventare un serio problema. Tra il primo ed il secondo album la situazione degenerò e tutto cambiò all’interno dei pink floyd. soprattutto venne a mancare la vena creativa di barrett ed anche la loro musica ed il loro stile compositivo cambiò. Il terzo singolo non entrò neppure in classifica ed il lato B Paint Box (che io adoro) non vedeva neppure più Barrett come autore del tasto ma Wright… a mio avviso da questo punto di vista i pink floyd hanno subito una involuzione creativa che ha portato al calo delle vendite dei singoli; inoltre successivamente la loro musica si è evoluta (in meglio o in peggio, ognuno ha il proprio punto di vista) ed i lavori seguenti a partire da ummagumma (in studio) ed anche il loro modo di presentarsi al pubblico mal si prestava alla realizzazione di singoli.
Scusa Lui Hard Rocker ma la frase “i Floyd, per molti anni decisero di lasciar perdere i 45 giri date le scarse vendite” mi fa prudere le mani, devo rispondere. I Floyd una volta che Syd Barrett si è fulminato il cervello non erano più in grado di scrivere singoli, per stessa ammissione di Waters che a tal proposito disse la storica frase: “ok, we can’t write singles, we’ll do long songs then!”. Un artista che campa di musica, come erano i Fliyd allora, non riesce a modificare la propria creatività per accontentare il pubblico, deve fare quel che si sente. E questo mi pare un punto fondamentale nella discussione mossa dal post… second me.
Personalmente credo che l’mp3 ha solo fatto in modo che si possa avere/scaricare/acquistare una canzone che non sia necessariamente un singolo, ha per così dire, staccato la canzone dal resto dell’album. Ma ciò non significa che i gruppi dovranno necessariamente adeguarsi a questo. Chi mira alla canzonetta divertente pop lo faceva ieri e lo fa oggi nell’era del mp3. Chi mira a scrivere un album continuerà a farlo.
Sono io la sola che ha sentito ottimi bei album lo scorso anno, per dire? I Decemberists hanno fatto un album che ha senso solo ascoltando ciascun pezzo, per esempio. O anche i Fleet Foxes hanno fatto un album immenso due anni fa…tanto per fare due nomi ma a voglia se ce ne sono… inviterei a guardare avanti, non si può sempre paragonare tutti ai Led Zeppelin o siamo nella cacca! (anche se ho appena visto il nuovo documentario con quel dio di jimmy page e ho una voglia terribile di riascoltarmi la loro discografia completa!!)
saluti.
Pearl Jam probabilmente a Udine 6 luglio.
Nuovo disco di Hendrix con inediti a marzo
Ristampa ,udite udite di “come taste the band ” di Bolin e i Purple……..
con Zago sono particolarmente in sintonia,cosa peraltro rara……..io dico che lo streaming ha gia’ preso piede e che la musica oggi ognuno se la fa come vuole.Anche domani e anche dopodomani.Ci saranno i fanatici del vinile e del valvolare,quelli tradizionalisti del cd,quelli dell’mp3 ,chi usera’ anche bobine e cassette come me,chi si godra’ i concerti su web o in tv pagando chesso’ 10 dollari e non 100,chi andra’ solo ai concerti,chi si fara’ delle compilation ad hoc su misura a seconda delle occasioni e chi stremato da tanta offerta si sdraiera’ sul letto a sentirsi della new age tipo i rumori delle acque che scorrono per tutto il Nord America:-) Ciao Paolo,ciao a tutti ,ma che musica sia ,lo show deve andare avanti e in fondo anche se si tratta magari solo di rock and roll ,a me MI piace
@Paolo: ho citato Battiato ma credo che come lui ce ne siano diversi: per esempio Vasco.
Da un Vasco una cosa del genere potrei anche aspettarmela.. ma da “il Maestro” proprio no.
Inutile lamentarsi: se la tua canzone viene scaricata da tutti (legalmente o no) e poi vendi poche copie del tuo album dovresti quanto meno chiederti “come mai?”.
Certo, uno come Battiato (o Vasco, o Ramazzotti, ecc ecc) può anche far uscire un disco di 50 minuti di silenzio che la gente comunque lo comprerà e, nel declino generale, risulterà comunque un album che ha venduto “bene”, anzi: meno peggio!
Credo che sia giusta la frase: “nel rock servono gli album, nel pop basta una canzone”. Vero sì.
Però occhio: vero che nei ’60/’70 i singoli andavano per la maggiore… ma quanti grandi gruppi coi singoli avevano poca fortuna? Per esempio i Floyd, per molti anni decisero di lasciar perdere i 45 giri date le scarse vendite.
Lui Hard Rocker, con me su Battiato sfondi una porta aperta. Sono rimasto molto deluso da queste sue ultime pubblicazioni.
Giginho, certo qui il “tu” è obbligatorio… Anche io la penso come te: i grandi artisti negli ultimi trenta quaranta anni sono diventati tali grazie a dischi clamorosi e perfetti. Ma non è sempre stato così. Forse diciamo che la mentalità del “rock” pretende un disco intero, quella del pop si accontenta di una canzone per volta. Forse è solo un cambio epocale o forse l’ipod rischia di abbattere definitivamente il rock come lo intendiamo anche tu ed io, quello fatto da Bowie, Zeppelin, Who e via dicendo… Però talvolta ragiono e mi chiedo: quanto tempo è passato dall’ultimo grandissimo disco rock?? Tanti, troppi anni (forse con qualche opinabile eccezione). Con quale mentalità e con quale passione sono cresciuti e stanno crescendo i ragazzi adesso?? Noi (io ho quarantatre anni) siamo stati “sconvolti” in senso positivo da Led Zeppelin II oppure Back in black o ancora A night at the opera oppure Appetite for destruction. Ma adesso?? Perciò credo che questo “bisogno” di opere complesse e organiche sia destinato ad affievolirsi nel tempo immediato. Purtroppo
..però c’è anche da dire che in Uk i cd hanno un prezzo inferiore all’Italia.
In Italia ci son artisti che fanno pagare 19€ un loro cd di poco più di 30minuti con 3 inediti e 5 canzoni vecchie riarrangiate… e la ns critica continua ad osannare questi artisti. L’esempio in questione è Battiato. Tanto filosofo, tanto alternativo, quanto attaccato alla vile pecunia.
Caro Paolo (permettimi di darti del tu, da buoni “internauti”),
molto interessante il tuo post. Io credo che la scomparsa dei grandi album porterà inevitabilmente anche alla scomparsa dei Grandi Artisti (scritti con le maiuscole). Difatti, i “grandissimi” sono diventati tali grazie ai loro album e non solo a dei singoli. Intendiamoci, ci sono bravi artisti che hanno sfornato singoli-capolavori che resteranno nella storia della musica. Ma un sigolo non basta per entrare a far parte del Gotha della musica. Infatti giganti come, per fare solo qualche nome, Pink Floyd, Led Zeppelin, Who, Beatles, Rolling Stones, David Bowie, Queen, U2, Guns & Roses, Ac/Dc sono tali grazie ad album incredibili. Dischi-capolavoro dal primo singolo alla fine.
Se, come pare, gli album andranno a scomparire, temo che artisti di questo calibro non potremo apprezzarne più. Che ne pensi?
Zago, sei un grande!!
eccomi! quale onore ;D!
C’è da dire che l’Inghilterra è un’oasi felice in Europa. Da sola copre circa il 50% dei download di TUTTA europa…in italia siamo davvero indietro (4% mi pare).
Si sta tutto smaterializzando, fra qualche anno anche l’mp3 e il download come lo conosciamo oggi svanirà…la musica usa&getta sarà tutta o quasi (a parte i cultori, che andranno avanti di vinili o versioni deluxe, in crescita) in streaming. Il possesso del mp3 diventerà inutile e il formato “album” avrà sempre meno senso….purtroppo, visto che sono convinto che l’album sia il formato più importante. Tutti i grandi sono nella storia per i loro album. Anche i “singoli” che conosciamo ora cambieranno, si passerà completamente al concetto di “track”. Qualsiasi canzone può raggiungere il successo (grazie magari al passa parola virale o perchè no, l’inserimento in un Guitar Hero a caso) anche se non è un singolo. La peggio probabilmente l’avranno le label, sempre “meno fondamentali”, prenderà sempre più forma il DIY (do it yourself), gli artisti passeranno direttamente al fan materiale, di continuo e di qualsiasi tipo, canzoni, live, demo, widget, immagini ecc..
Al momento si stanno aggrappando ai talent-show soprattutto in quei paesi in cui internet non ha ancora molta potenza (Italia ad esempio) o alle re-edizioni degli album, che da 2-3 anni a questa parte sono diventate un must…tre quattro canzoni in più, pack nuovo e il fan che compra due volte e le vendite che aumentano a dismisura.
Poi c’è l’effetto long tail, ci sarà un offerta sempre più ampia: grazie ad internet c’è spazio per tutti, tutti possono acchiapparsi i famigerati “1000 true fans”. Ci saranno meno best-sellers e un successo/vendite più “spalmate” in un numero maggiore di uscite discografiche (c’erano dati a riguardo che dicevano che in USA nel 2008 sono stati pubblicati 3 volte gli album pubblicati nel 1998).
L’utente avrà quindi sempre più scelta, possibilità di informazione (sempre se lo vuole…ed è qui il problema) e d’acquisto e si spera che i canali tradizionali come TV e radio diventino sempre meno importanti nella modellazione dei gusti della massa.
Riguardo allo “spremere” gli artisti con uscite discografiche vicini l’una dall’altra credo che sia legato soprattutto a quegli artisti di target “teen” che hanno un pubblico che cambia i gusti in poco tempo (si fa presto a passare dall’età adolescenziale a l’età adulta) e quindi si cerca di fare più $ possibili finchè si può.
Zago, aspetto un tuo commento!!