Ora vien da ridere perché questo è un caso unico al mondo. Anche Paul McCartney ha detto no grazie alla proposta di suonare a San Siro. Il promoter lo ha raggiunto durante una delle ultime date del tour inglese, poco prima di Natale, e lui ha risposto: bella idea, purtroppo a San Siro bisogna tenere il volume basso e quindi grazie ma ci sentiamo la prossima volta. Zero. Paul McCartney, mica Mondo Marcio. Così hanno detto anche gli Ac/Dc, che invece di suonare a Milano andranno a farlo allo stadio di Udine e beato Angus Young (nella foto) che potrà smanettare la sua Gibson senza limiti. E così avrebbe voluto fare anche Bruce Springsteen, che invece a San Siro l’ultima volta ha suonato ma lo ha fatto per 28 minuti in più dei limiti previsti dai regolamenti e ha mandato sotto processo il promoter del concerto (il meraviglioso Claudio Trotta della Barley Arts). Quindi è molto probabile che Springsteen non suonerà mai più a Milano e ne parlerà male ogni volta che potrà. A meno che. A meno che non tolgano quegli orribili limiti acustici fissati dai regolamenti dell’Asl. 78 decibel. In poche parole, come ha spiegato il più rockettaro degli assessori milanesi (Giovanni Terzi), si equipara il rock al rumore. Anzi, ancora peggio. Il motorino smarmittato che è appena passato sotto al Giornale ha senza dubbio superato i 130 decibel di rumore ma non ha suscitato nessuna protesta, non ha incontrato nessun vigile che elevasse una multa, non ha stimolato nessun comitato di integerrimi cittadini che protestassero contro il fracasso. Ma i concerti sì. Paul McCartney che canta ‘Yesterday’ sì. Bruce Springsteen con la sua ‘Promiseland’ anche. Come direbbe Totò: ma mi facciano il piacere. Al di là delle battute, è soprattutto una questione culturale. Una questione che fa tornare Milano indietro nel tempo, agli anni Cinquanta. Come ha spiegato anche Terzi, basterebbe mettere tra parentesi i limiti almeno per i cinque, sei, massimo sette concerti rock estivi. Una robetta, che ci vuole. Anche perché, parliamoci chiaro, i problemi di quiete pubblica e di sicurezza intorno a San Siro non sono certo legati ai concerti e ai fans che li affollano. Questa insomma è ipocrisia. La tipica ipocrisia che ha un solo effetto: obbligare Milano a rimanere ai margini di uno dei circuiti internazionali più importanti in assoluto anche da punto di vista imprenditoriale: quello del rock. Avanti così, fatevi del male.