Ma la tuba no. Ai Guns N’Roses si può perdonare tutto, ormai. Persino i ritardi smisurati con i quali iniziano i concerti anche a costo di prendersi le bottigliate in faccia, come è accaduto qualche giorno fa a Dublino. Però la tuba del chitarrista no, quella no. In questa tournèe europea, Dj Ashba si infila spesso una tuba un po’ sbilenca, stropicciata, volutamente vintage. E usa una Gibson Les Paul. No è troppo. Sembra quasi una copia di Slash. Ora, quando affianca Axl Rose sul palco, l’effetto è quasi ridicolo. Axl imbolsito, DjAshba un quasi clone. Dai, no. E suona Sweet child o’ mine, Welcome to the jungle, Paradise city, già. Avrebbe potuto utilizzare qualsiasi tipo di cappello, avrebbe potuto infilarsi anche un elmo da marines o un colbacco dei granatieri di Sardegna, ma quello lì proprio no. Insomma lo usava pressoché identico il suo predecessore Slash, che lo indossa tuttora ed è uno dei chitarristi più famosi in circolazione. Suvvia, un po’ di stile. Oltretutto la tuba di DjAshba non è neanche provocatoria, non scatena neppure un qualche effetto parodistico: sembra solo una pessima clonazione. I Guns N’Roses oggi hanno un senso soltanto se si immagina che il progetto di Axl sia decisamente nuovo. Bello o brutto non importa. Ma almeno rinnovato. Vedere lui a 48 anni e il suo chitarrista (molto) più giovane con la stessa tuba di Slash scatena un effetto nostalgia che non è soltanto canaglia. E’ proprio fuori luogo.