In fondo che gli costa, sarà mica un problema di soldi (e l’ho scritto anche oggi sul Giornale). Va bene, in quella casa al nove di Madryn Street, Ringo Starr non ci abita più da un bel pezzo, diciamo circa 65 anni, perché alla fine della seconda guerra mondiale lui e famiglia si trasferirono poco distante, in Admiral Grove. Ma è quella dove è nato, accidenti, vicinissima a quella di sua zia materna (al 21) e, molto più importante, monumento assoluto per i maniaci dei Beatles. In ogni caso, il comune di Liverpool vuole abbatterla perché è ridotta male assai, come le altre della zona, tutte a schiera, tutte costruite prima del 1919 e ora candidate ad essere piallate per far posto a residence. Tra l’altro, quella che fece da culla al «batterista più famoso del mondo» (lo dice il sottosegretario inglese alla casa, mica uno che si intende di musica) è messa molto male, visto che, chi l’ha visitata negli ultimi anni ha faticato a definirla abitazione trovando più adatta la parola catapecchia. Però la prima volta che il batterista dei Beatles ha scandito il ritmo (si presume strillando) è stato proprio qui e quindi che ci vuole: un bell’assegno, caro Ringo, e la catapecchia dall’alto valore simbolico ritorna come nuova, tra l’altro la cifra sarebbe pure minima per uno che, per dire, sta idealmente seduto su di un patrimonio che solo di diritti d’autore varrebbe un miliardo di sterline (certo non sue, ma anche con le briciole che gli spettano si risanerebbe il debito pubblico di una nazione). Ovvio, anche il Regno Unito potrebbe risolvere la situazione e difatti il sottosegretario alla Casa, Grant Shapps (quello che Ringo è il batterista più famoso ecc. ecc.), ha chiesto al Comune di rinviare la demolizione, in attesa che i fan facciano il resto (potete sottoscrivere la opportuna petizione sul sito petitonline). Però Her Majesty Queen Elizabeth ha già fatto il suo dovere pochi mesi fa controfirmando il decreto che assegna lo status di bene culturale alle strisce pedonali di Abbey Road. Quindi mica si può pretendere. Per di più, caro Ringo, staccare l’assegnuccio ti permetterebbe di evitare la solita umiliazione, sai quella che già negli anni 60 ti faceva dire alla fine di ogni concerto dei Beatles la sconsolante frase «Ehi ragazze, qua dietro ci sono anch’io…». Difatti le case di John Lennon (a Menlove Avenue) e di Paul McCartney al 20 di Forthlin Road sono già di proprietà del National Trust che impedisce demolizioni, quella di George Harrison è nelle mani di privati che se la coccolano un bel po’ e il più sfigato di tutti, anche stavolta, potrebbe essere quello che con due semplici bacchette ha tenuto in piedi un impero e ora, come un barbone qualsiasi, rischia che due ruspe gli demoliscano la casa dov’è nato.