A Noel Gallagher non riesce proprio di rimanere serio. Anzi sì: gli riesce. Ma al massimo per due secondi consecutivi. Due secondi è il suo tempo limite per articolare un ragionamento che non sia primitivo. Certo, parla anche più a lungo, talvolta dà risposte che durano addirittura trenta secondi, talvolta persino quaranta. Ma sono cazzeggi. Tipo quando qualcuno, qui a Milano, gli ha fatto notare che, nel suo primo disco da solista, John Lennon cantò qualcosa del tipo “odio i Beatles”. Il riferimento era chiaro: anche tu, caro Noel, provi lo stesso sentimento ora che hai iniziato la carriera da solista?? Noel l’ha presa sul serio. Si è fermato. Si è concentrato. Ha bofonchiato qualcosa. Si è rifermato. Ha pensato. Poi, dopo almeno trenta secondi di pausa, ha detto: “Non saprei cosa rispondere, non facevo parte dei Beatles”. E ha aggiunto un chiarissimo “purtroppo”. In ogni caso, ha presentato un album che non è niente male (Noel Gallagher’s High Flying Byrds) con alcuni brani come Everybody’s on the run, What a life e Broken Arrow che probabilmente diventeranno classici del suo repertorio. Scriverò l’intervista sul Giornale. Ma nel frattempo, dopo aver ascoltato sia il disco dei Beady Eye che quello di Noel, mi è venuto da pensare che, se fosse possibile unirli, insieme rappresenterebbero il miglior album degli Oasis di sempre. Un buon segno. O cattivo, dipende.

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