Fermi tutti: non sarà il disco che cambierà la storia del rock. E neanche il tour mondiale, che debutterà a giugno 2012 al Download Festival in Gran Bretagna (ci sarò a ogni costo!!), sarà un evento decisivo. Loro poi si esibiranno al Gods of Metal il 24 giugno a Rho Milano. Però i Black Sabbath che si riuniscono nella formazione originale per un nuovo album dopo 33 anni è una notizia per forza. E vedere Tony Iommi, Bill Ward e Geezer Butler di nuovo di fianco a Ozzy Osbourne, per di più nel club Whisky a Go Go di Beverly Hills dove 41 anni fa suonarono il loro primo show a Los Angeles, non può che provocare una stretta al cuore a chiunque ami il rock. E’ la prima volta che si ritrovano insieme per parlare di progetti futuri dopo il 1998. Ed è la prima volta che parlano di un album insieme. Ozzy ha detto: “E’ il momento giusto. Questa volta, per qualche ragione magica, abbiamo scritto sette od otto canzoni insieme”. Evviva. I Black Sabbath hanno sostanzialmente inventato il rock duro insieme con Led Zeppelin e, molto meno, con Deep Purple. Hanno smesso di incidere dischi nel 1978 pubblicando il cd Never say die! che, a parte la title track, non valeva il gioco. Un anno e mezzo dopo, Ozzy Osbourne era in un albergo di Hollywood. Mi ha detto: “Avevo speso gli ultimi duemila dollari che mi erano rimasti comprando alcolici. Pensavo: me li bevo tutti e poi, se sopravvivo, apro un club a Birmingham”. Pochi giorni dopo alla porta della sua stanza ha bussato Sharon Arden, figlia di Don manager dei Black Sabbath, se lo è ritrovato in pigiama completamente ubriaco dicendogli: “Vieni via con me, ti voglio e ti salverò”. Il resto lo conoscono tutti: Ozzy è diventato una leggenda. Ma lo era già prima. E gli album Master of reality, Black Sabbath e Paranoid dei Black Sabbath sono stati inseriti da Rolling Stone tra i migliori cinquecento dischi di ogni tempo. Tutti sanno quanto lo snobismo della stampa abbia sempre ostacolato il rock duro. Snobismo che talvolta ha portato a ridicoli compromessi. Ad esempio: la maggior parte dei giornalisti considerava i Black Sabbath solo paccottiglia folcloristica. Pochi anni dopo era tutta in ginocchio davanti ai Nirvana. In realtà, senza i Black Sabbath, probabilmente non ci sarebbero stati i Nirvana, e neppure i Metallica e neanche centinaia di altri gruppi che in questi anni abbiamo amato, criticato, adorato. Senza dubbio, come ho scritto tante volte, Ozzy Osbourne è il miglior cantante senza voce di tutti i tempi. E i giri di chitarra di Tony Iommi sono più monotoni di un rogito notarile. Ma che potenza. Che intensità. Se hanno venduto cento milioni di dischi e ancora oggi, quarantadue anni dopo che questi quattro poveracci di Birmingham si sono messi insieme in una cantinaccia arrigginita, ne stiamo ancora parlando, qualcosa vorrà pur dire. Una volta Ozzy Osbourne mi ha detto: “Non mi chiedere nulla degli anni Settanta, io non me li ricordo. E non mi chiedere neanche dei testi delle canzoni: non mi ricordo neanche quelli”. E difatti, se a qualcuno di voi è mai capitato di salire su di un palco di Ozzy Osbourne, si sarà accorto che ha ancora tutti i testi fotocopiati perché non se li ricorda. Oltre a essere (stato) tossicodipendente e alcolista, Ozzy è dislessico. Anche dislessico. Il nuovo disco sarà prodotto da Rick Rubin e non ha ancora un titolo. Molto probabilmente uscirà tra circa un anno e sarà uno dei dischi più venduti del 2012. Dopodiché, i Black Sabbath se ne andranno per sempre in pensione. Non è tanto importante adesso stabilire quanto siano stati importanti Bill Ward, Ozzy Osbourne, Geezer Butler e Tony Iommi. Mi sembra più importante cercare di capire se ci sono all’orizzonte altri quattro ragazzetti sprovveduti che saranno capaci di essere così decisivi nella storia della musica. Per ora, onestamente, non ne vedo.

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Mio Dio, i Black Sabbath con Ozzy, 4.5 out of 5 based on 29 ratings
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