Ebbene sì: cinquantamila biglietti solo in prevendita. E l’attesa è di sessantamila. Praticamente come quattro Forum di Assago tutti esauriti (ma forse con meno spese organizzative). Qualcuno penserà che il Gods of Metal, il più grande festival heavy metal d’Europa (dal 21 fino al 24 giugno a Rho Milano Fiera), sia una roba cheap, diciamo da tamarri e analfabeti musicali. Invece no. E’ un investimento sicuro. E non solo per i promoter dei concerti, che vanno tranquilli. Ma pure per il pubblico. Che ogni giorno si troverà davanti fin dal primo pomeriggio una lunga sfilata di gruppi più o meno conosciuti (gli Ugly Kid Joe al venerdì, The Darkness al sabato e i Black Label Society alla domenica) ma soprattutto quattro autentiche istituzioni del rock duro. Manowar al giovedì. Guns N’Roses venerdì. Motley Crue sabato. E Ozzy Osbourne domenica (con Geezer Butler dei Black Sabbath e Slash ex dei Guns n’Roses in lite cronica con Axl). In totale ben più di trecento milioni di copie vendute. L’essenza di un genere estremo, l’heavy metal o rock duro o chiamatelo come volete, che nei decenni è stato sputtanato dalla critica musicale (con qualche ragione) ma esaltato dal pubblico (con altrettante ragioni). L’hard rock è nato dalla degenerazione giovanilistica del rock e del blues grazie all’enfasi del virtuosismo, all’esagerazione dei testi e, tutto sommato, del volume. Gli accordi sono più o meno gli stessi. La potenza di suono no, visto che un assolo di basso di Joey DeMaio dei Manowar, quello di batteria di Tommy Lee o un acuto di Axl Rose (quando ancora ne riesce a fare…) sono nettamente più rumorosi di qualsiasi altra cosa si ascolti in campo rock. Senza parlare di Ozzy Osbourne, che è l’interprete perfetto – anche ora che ha 64 anni quasi compiuti – di ciò che il rock duro rappresenta: volume e fede alta. Amplificatori a manetta. E credibilità pure, anche se lui, fondatore dei Black Sabbath e miracolo della scienza visto che è ancora vivo nonostante gli eccessi, è ormai un cantante senza voce. Il metallo non brilla più in classifica, anzi si è arrugginito. Ma luccica ancora sul palco. Ognuno dei gruppi simbolo del genere (e al Gods of Metal ci sono quasi tutti) garantisce un seguito di pubblico fedelissimo. E’ l’ultima frontiera dei “die hard fans”, i fans duri a morire che seguono e seguiranno i propri idoli fino alla fine. Per intenderci, smetterà prima Ozzy di fare concerti che i suoi tifosi di comprarne il biglietto. E c’è da capirli. In una fase musicale traseunte – oggi funziona un artista ma domani chissà, probabilmente no – gli hard rockers sono rimasti tra gli ultimi a garantire sempre il biglietto. A parte poche eccezioni (gli U2 ad esempio o le super icone stile Neil Young e Aerosmith), chi ama il vecchio rock giocato su chitarra e batteria ha bisogno di punti di riferimento. Loro senz’altro lo sono. E lo dimostra il nuovo tour europeo dei Motley Crue, una delle band più disastrate della storia con una quantità di overdose e arresti che neppure ad Alcatraz, che è tutto pieno di sold out e di recensioni entusiaste. Magari il merito è di ‘Rock of ages’, il film musical con Tom Cruise che in sostanza esalta questa epopea musicale. O forse il segreto è in quello che Gianbattista Vico riconduceva ai corsi e ai ricorsi. Ozzy e compagnia cantante sono stati centrali nella musica e nel costume tra gli anni ‘70 e ‘80. Poi hanno iniziato a vivere di rendita, con pochi dischi in classifica (‘Ozzmosis’ è andato bene, gli altri lasciamo perdere) ma con un decisivo aumento di credibilità nostalgica. La rinascita. Riflessi di cronaca li hanno attizzati (il matrimonio di Tommy Lee con Pamela Anderson, il reality The Osbournes e il cupio dissolvi di Axl Rose). Però a far la differenza è stata l’affidabilità: questi qui sono sempre in tour, con spettacoli kolossal e alta resa rituale. E cantano più o meno le stesse canzoni, in una celebrazione che a molti risulterà stantìa ma a tanti altri confortevole. E i risultati parlano (e cantano) chiaro: quasi tutte le rockstar sono in crisi di biglietti venduti, da Madonna in giù. Loro no. E forse ci sarebbe da riflettere, almeno una volta senza luoghi comuni.

INTERVISTA A JOEY DEMAIO DI MANOWAR
Di certo sono i più rumorosi del mondo: 148.4 decibel in un solo concerto, parola del Guinness dei Primati. E, forse, i metallari americani Manowar sono anche tra le band più contestate di sempre. Dalle femministe (per il brano ‘Pleasure slave’, schiava di piacere). E da molti critici (per il presunto, ma assai smentito dalla band, riferimento all’iconografia nazista). In realtà il loro rock duro e intansigente, velatamente ispirato alla quadrata magniloquenza di Wagner, è gonfio di virtuosismi tecnici e riferimenti classici. Persino un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna ha riconosciuto che la suite “Achilles, agony and ecstasy in eight parts” vive di puntuali confronti con il modello omerico. Insomma, dopo trent’anni abbondanti, i Manowar hanno raccolto una cerchia di tifosi fedeli che li aspetta sotto il palco del Gods of metal: “Sono i fan più sinceri del mondo, non per nulla ci portiamo a nostre spese l’impianto di amplificazione per assicurare il suono migliore possibile”, annuncia il bassista Joey DeMaio.

Scusi, non le sembra di esagerare?
“No, la nostra musica è romantica ed epica. E ha bisogno di un suono di qualità. Lei potrebbe ascoltare ‘Nessun dorma’ da una radio gracchiante??”.

No. Ma il paragone pare esagerato.
“Tutt’altro. I musicisti classici sono stati i nostri padri. Io sono cresciuto nella mia famiglia di origini italiane, con parenti napoletani, abruzzesi e siciliani. E ovunque ascoltavo musica classica. Da Paganini e Caruso a Luciano Pavarotti. E Carlo Buti? Favoloso. Ho i suoi stornelli sul mio ipad”.
Però il vostro nuovo cd sembra tutt’altro che uno stornello.
“The lord of steel” è vero heavy metal. Durissimo”.

Appunto. Vi massacreranno di critiche.
“Nessuna critica è mai totalmente negativa. Comuque a qualcuno importa essere una rockstar. Ad altri, come a noi, interessa crescere e migliorare nella tecnica. Ancora adesso impariamo da Puccini, Rossini e Wagner”.

Scusi però vi hanno persino accusato di essere estremisti.
“In realtà la mia visione politica si riassume in poche parole: mi piacerebbe che il mondo fosse come quello che voleva Dio”.

Rimaniamo più terra terra.
“Allora diciamo così: quando ero ragazzo, suonavo il basso nella mia stanza e sognavo di essere su di un grande palco. Oggi sono sempre su di un grande palco e vorrei suonare di più nella mia stanza. In fondo, io sono rimasto sempre lo stesso. E’ tutto il resto a essere cambiato”.

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,