Per carità, gli U2 sono intoccabili. Hanno venduto quasi duecento milioni di dischi, attualizzato il rock, creato un vortice che ha strapazzato tante altre band. Però al momento sono desaparecidos. Assenti. Momentaneamente o no, per ora non si sa. Il loro ultimo disco No line on the horizon è uscito più o meno quattro anni fa, nel febbraio 2009, e il loro ultimo tour è terminato ben più di un anno fa. Un successone, sia chiaro: 532 milioni di euro di incasso globale.
Da allora solo una serie di annunci, puntualmente smentiti dai fatti, di Bono e di tutti gli U2, compreso il supermegamanager Paul McGuinness che ha annunciato (a vuoto) un nuovo disco nel 2011 e pochi giorni fa lo ha confermato per il 2013. Vedremo. Persino il solitamente preciso Amazon.com aveva garantito che le nuove canzoni degli U2 sarebbero uscite il 27 maggio 2011: nisba. Un anno e mezzo fa Bono – in una intervista pubblicata da Hot Press – aveva anche anticipato i titoli di qualche brano (Mount zion, Soon, Every breaking wave). Poi niente. Però, nel frattempo, pur non essendo ancora stato pubblicato, il disco ha già cambiato due volte titolo: il primo era Songs of ascent (di cui si parlava già nel 2009), ora sarebbe 10 reasons to exist. Di certo sempre più tifosi si stanno chiedendo se arriverà davvero. E quando. E la domanda non è così balzana, specialmente in un periodo in cui la presenza assidua sul mercato è una condizione fondamentale di sopravvivenza anche per band top come gli U2. Per dire, nell’ottobre 2011 il Sunday Independent, che è irlandese e quindi si presume ben informato, ha annunciato che «la band è in crisi» e qui e là ha piazzato parole drammatiche per qualsiasi fan come «scioglimento» o «fine». Lo stesso Bono all’edizione americana di Rolling Stone aveva ammesso di essere incerto sul futuro del gruppo. Quando gli U2 sono passati da Torino nell’agosto del 2010, proprio lui aveva confermato di essere «al lavoro su tre progetti diversi». E non era la prima volta che lo diceva. Da allora, almeno stando alle rivelazioni di stampa, gli U2 avrebbero coinvolto tanti produttori diversi, da Danger Mouse a RedOne fino a Will.i.am e Brian Eno e Daniel Lanois e Steve Lillywhite, facendo trasparire molte incertezze sulla direzione da prendere. A Q sempre Bono ha confessato che, quando ha fatto ascoltare qualche nuovo brano a Michael Stipe dei Rem, lui avrebbe commentato: “Ma come? Non sembrate neppure gli U2”». Sulla carta, l’innovazione, anche se traumatica e sorprendente, potrebbe essere un buon segno. Ma nei fatti, visto che nessuno di quei brani è stato finora pubblicato, rischia di nascondere una clamorosa indecisione. Sia chiaro, sono tutte indiscrezioni. Però diventano sempre più insistenti – e non solo sul web – le voci sui componenti della band sempre più infastiditi dal Bono extramusicale, presente anzi onnipresente in tante attività a sfondo solidale e benefico. Anche per questo Larry Mullen (che ha annunciato il disco per settembre) ha appena recitato nel film A thousand times goodnight del norvegese Erik Poppe, in uscita a fine anno. Senza contare, citando ancora il Sunday Independent, che lo spostamento delle operazioni finanziarie degli U2 in Olanda per pagare meno tasse potrebbe aver incrinato la credibilità della band. In ogni caso, pare che le canzoni al momento completate in via definitiva siano almeno sei. E comunque poche settimane fa, parlando con il Sun, Bono ha detto che «non vediamo l’ora di fare un nuovo disco, ma non ci importa se saranno necessari dieci anni, o addirittura se non dovesse mai uscire». Un po’ sconfortante. E senz’altro in controtendenza con la grinta che gli U2 hanno sempre dimostrato. Forse per questo le voci (la paura) di un impasse fatale aumentano settimana dopo settimana. Dopotutto gli U2 rappresentano non solo un tesoro musicale. Ma sono anche la colonna vertebrale di una gigantesca macchina discografica e imprenditoriale che senza dubbio condiziona ogni loro decisione. Magari, dopo oltre trent’anni sul tetto del mondo, qualche ripensamento è comprensibile. E chiunque ami la musica spera si superi in fretta. A patto che, come è accaduto a tanti altri, gli U2 non entrino nel sempre più affollato Circo Barnum delle rockstar con il pilota automatico.

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