Chiamatele, se volete, rivelazioni. Oppure, per farla breve, donne che picchiano duro. Caratteristica comune: sono pressoché esordienti, al massimo hanno pubblicato qualche singolo. E piacciono a chi il mestiere lo conosce bene, da Iggy Pop fino ai Muse. Fossero in topless, sarebbero le «Femen» del rock. Fossimo negli anni ’80, ricorderebbero Bangles, Girlschool, Lita Ford, Heart insomma tutte quelle ragazze che accendevano l’amplificatore e non badavano a spese. La new wave del rock è una quota rosa. Americana, soprattutto (tranne le Savages di Londra). Ma rosa sul serio, perché non si abbruttisce cercando, mutuando o assecondando stili e stilemi maschili come è accaduto finora. Sono femminili fino in fondo, e provate a chiedere conferma a chi l’altro giorno era all’Alcatraz di Milano e, prima dei Mumford & Sons, ha visto salire sul palco due ragazze un minuto prima che scoppiasse l’inferno. Le Deap Vally (nela foto) arrivano da Los Angeles, sono californiane in tutti i sensi (la batterista Julie Edwards all’Alcatraz sarà ricordata a lungo per il décolleté) e decisamente vintage: sono in due come i White Stripes e i Black Keys, suonano rock grezzo e sporchissimo, qualcosa che senza dubbio paga cambiali a Led Zeppelin, ZZTop, Nirvana e mezzo Delta del blues, da Muddy Waters in giù. La cosa divertente è che sono selvagge neppure fossero punk. Ma si sono conosciute a un corso di uncinetto. È uno dei nuovi paradossi della femminilità più pura. Certo, le Deap Vally inciampano nella tecnica (in Baby I call hell sono primitive, in Gonna make my own money sono appena scolastiche) ma sono giovani e cresceranno anche perché fenomeni come i Muse se le son portate dietro in parte del loro tour europeo. Però intanto sono toste: «Sì sposerei un uomo ricco, trovamene uno se puoi», cantano senza giri di parole in Gonna make my own money. Difatti quando a dicembre hanno suonato (molto svestite) all’Arts Club di Notting Hill a Londra, in platea molti sono rimasti senza fiato: ma quanto picchiano queste qua? Iggy Pop lo sapeva già perché se le è ritrovate sul palco a Hyde Park; Thurston Moore dei Sonic Youth e i Dinosaur Jr. le avevano appena avute di fianco durante i loro tour giapponesi. E quella sera le rampanti Haim le hanno seguite con attenzione visto che pure loro erano lì a suonare (era la festa di Natale dell’etichetta Communion). Ma il loro vantaggio è che sono sorelle, quindi difficile fermarle: Este, Danielle e Alana, tutte tra i 27 e i 22 anni, polistrumentiste, innamorate di quel rock leggero ma importante che dai Fleetwood Mac arriva a John Waite passando per Kiss e Foreigner e tiene ben presente, essendo pure loro californiane di Los Angeles, la lezione dell’R&B con arrangiamenti complessi e talvolta barocchi. Per capirci, Vogue ha riassunto spiegando che nella loro musica «il nu folk che incontra l’R&B degli anni Novanta». Ma forse il critico si è lasciato troppo condizionare quando le Haim hanno aperto i concerti americani dei Mumford & Sons, che sono i cosiddetti eroi del nu folk. L’inglese Bbc invece non si è sbilanciata ma a fine 2012 le ha incluse tra i nomi da tenere d’occhio. Perciò subito dopo le Haim si sono precipitate in studio per registrare l’ep Falling ben prima del disco intero che arriverà probabilmente a fine anno. Uscirà la prossima settimana anche su vinile, pieno di remix e versioni live. Ma il brano nudo e puro che si può ascoltare su Youtube rende bene l’idea: le sorelline suonano bene, hanno qualcosa delle Bangles e profumano terribilmente di anni Ottanta e quindi sono crossover: potranno piacere ai ragazzini perché sembrano nuove. E ai quarantenni perché sembrano vecchie. E allora, mentre le Savages suonano un post punk poco personale ma potentissimo e il Daily Telegraph scrive che il 2013 certificherà «il ritorno della chitarra», sotto il manierismo di tanto rock precotto, spunta quello vitale di queste «Femen» che protestano cambiando gli schemi. E diventando punti di riferimento. Se ci fate caso, è la prima volta che accade. Già.

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