No lui no. Lucio Battisti non può sparire. Ormai il web e tutte le sue diramazioni stanno modificando, plasmando e indirizzando i gusti musicali del pubblico. Se non passi dal web, non esisti. E qui non contano i giudizi di merito: contano i fatti. Lucio Battisti non esiste su iTunes o su Spotify salvo pochissime eccezioni (Spotify in questo è stata più attenta di iTunes, anche se è condizionata da imposizioni esterne). Ma il risultato non cambia. Le canzoni di Lucio Battisti che hanno formato la canzone d’autore italiana, quei capolavori che sessanta milioni di italiani hanno ascoltato almeno una volta, non sono scaricabili né ascoltabili in streaming. Niente. Sul web praticamente non esistono. E se non esisti sul web oggi non esisti proprio, almeno dal punto di vista musicale. Tutti gli altri grandi della sua epoca, da Mina a De André ai cantautori storici, sono in circolazione anche in rete. Lui zero. Vero, come ha scritto Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano, che anche i ragazzini continuano a canticchiare Giardini di Marzo o Non è Francesca o Il tempo di morire. Ma è un entusiasmo a corto respiro. Lucio Battisti ha diritto di diventare patrimonio web. Se lo merita lui, se lo meritano le canzoni che ha composto con Mogol e Panella, e ce lo meritiamo tutti visto che lui è un patrimonio nazionale. Ormai le radio lo trasmettono sempre meno, i dischi non si vendono, i programmi tv usano sempre meno le sue canzoni. Quindi il repertorio intero di Lucio Battisti dovrebbe sbarcare su iTunes o su Spotify, che sono i mezzi capaci di conservare la memoria storica della musica. Lo ha invocato su Twitter qualche mese fa anche Rudy Zerbi. Certo, ci sono band come i Beatles o gli Ac/Dc che hanno un rapporto con il web molto complesso e spesso assai parziale. Ci sono altri che lo hanno negato a prescindere e ciascuno, per carità, può prendere le decisioni che vuole. Se a prenderle è lui. E io non credo che Lucio Battisti, curioso com’era, avrebbe voluto condannarsi al dimenticatoio. Non credo avrebbe voluto diventare un oggetto da museo, buono soltanto per le ricorrenze e destinato a sganciarsi dall’immaginario collettivo esattamente come è accaduto a tanti altri autori e cantanti, molto ma molto meno significativi, che hanno resistito qualche decennio e poi ora chi se li ricorda più?? Cancellare Battisti sarebbe un crimine. E ora la sua assenza dal web e dai “dispenser” di musica online è il prodromo dell’oblio. Non so (ma immagino) chi abbia decretato il suo esilio dal mercato online. Ma so che è un danno. E basterebbe così poco a risolverlo, anche dal punto di vista, per dire, etico o morale. Basterebbe garantire che tutte le royalties, tutti i proventi della vendita online delle canzoni di Battisti sarebbero destinati a un museo, a una galleria, a una iniziativa comunque creata per conservare e tramandare la memoria di uno dei grandi della canzone d’autore. Ossia della nostra cultura. Senza alcuna speculazione. Senza nulla di meno che trasparente. Altrimenti Lucio Battisti, che è un monumento enorme della nostra arte, resterebbe legato a una breve fase storica, destinato a diventare sempre più piccolo nella memoria collettiva fino a sparire. Un crimine. Per noi. E per lui.

Tag: , , , , , , , , , , , ,