No, neanche un po’. Niente ironia, sensualità sottozero. Il nuovo video di Nicki Minaj è soltanto una compilation di luoghi comuni sul sesso e sulla chincaglieria femminile più cheap, quella che a Miami trovi nei negoziacci delle traverse di Ocean Drive. Già dal titolo: “Anaconda”, ovvio il serpentone che striscia. Clap clap: mica male l’allusione. Allora, per capirci, il twerking di Miley Cyrus è una robetta da educande. Senza parlare del testo (la solita processione di cocaina, pasticche, pistole, pistolini eccetera), qui in “Anaconda” ci sono nell’ordine: chiappe rotanti, banane allusive, liquidi bianchi stile filmino Youporn, labbra, mani e seni prensili, ammiccamenti lesbo per un totale di 10 centimetri max di stoffa complessiva usata dalla rapper e dalle sue ballerine. Almeno il “collega” Drake, che la palpeggia come un fisioterapista maniaco sessuale, è completamente vestito.

Capirai che roba.

Nicki Minaj, che ha 32 anni, è nata in Trinidad ma è naturalizzata americana, non è nuova a questi colpi di classe. Dopotutto il suo punto forte sono, appunto, le chiappe, universalmente esibite con un orgoglio che al confronto Jennifer Lopez è Suor Cristina. Capito l’eleganza. All’inizio, nel suo ruolo quasi inedito di rapper femmina (l’ha scoperta un gentleman come Lil Wayne), aveva meritato un po’ di attenzione e qualche milione di copie dei suoi migliori singoli finora (Starships e Super Bass). Era forte e nella sua forza c’era anche una onesta dose di volgarità. Però poi è caduta nella parodia. Ha perso il quid. Ha fatto il giudice ad American Idol, ha fatto casino al Superbowl, ha litigato per finta con mezzo mondo annoiando per davvero l’altra metà. Ora pubblica il suo nuovo singolo Anaconda con questo bel trionfo di banalità che sono in qualche modo la risposta ai video supermacho dei gangsta rap di metà anni Novanta. Vent’anni fa: che risposta è?? Poi quelli scardinavano molti luoghi comuni, erano un urlo adolescente ma significativo di un genere musicale in mostruosa vitalità. Nicki Minaj è solo un luogo comune, per di più senza quella (auto)ironia che invece avrebbe reso questo video molto, ma molto meno noioso. Vedere una rapper che si spalma la panna sul decollete è una risposta a che cosa??

Al confronto, Alvaro Vitali e Bombolo e le nostre commedie erotiche anni Settanta erano film di Antonioni. Una canzone di Raffaella Carrà (ad esempio ‘A far l’amore comincia tu’, 20 milioni di copie vendute dal 1977) era molto più provocatoria e provocante. E allora perché parlare di Anaconda? Perché questo è probabilmente non solo il video più inutile del decennio. Ma è pure il punto più basso di autopromozione del proprio corpo. Per di più da parte di una rapper che poi magari si spende pure per battaglie femministe o succedanee. Non ci può essere nessuna pezza giustificativa: il video è semplicemente uno scampanellìo di tette e di culi per arrapare qualche disperato e far ridere un nerd qui e là. Punto. Ovviamente questi quattro minuti e rotti sono del tutto ininfluenti, non offendono alcuna morale e chi si arrabbierà per questo Anaconda (pubblicato a Ferragosto) è realmente un bacchettone peggio di chi sbava davanti a questo video. Ma bisogna vederlo per rendersi conto che in futuro far di peggio sarà difficile. Forse impossibile. In fondo sarà pur piccola, ma è una consolazione.

Qui c’è il video di ‘Anaconda’, fate un fioretto e guardatelo:

http://www.youtube.com/watch?v=LDZX4ooRsWs

Questo invece, giusto per capirci, è il video di ‘A far l’amore comincia tu’ di Raffaella Carrà (1977).

http://www.youtube.com/watch?v=n7_MRQTCOjo

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