Il Cile non è un cantautore ma scrive e compone brani come se lo fosse. E non è un rocker, anche se la sua attitudine è quella. Si capisce subito anche ascoltando il suo nuovo disco In Cile veritas che gronda sofferenza illuminata da sprazzi di serenità autobiografica (tipo Sapevi di me ). Dopotutto un artista («Questa parola però non mi piace») che si è fatto conoscere con un brano come Cemento armato e ha debuttato con un disco intitolato Siamo morti a vent’anni non è l’immagine dell’allegria. Però che importa: qui ci sono dieci brani corposi, ficcanti e non volatili. Una rarità.

Allora caro Lorenzo Cilembrini, detto Il Cile, questo è un altro manifesto autobiografico.

«È un saliscendi emozionale. E sempre ispirato alla mia vita. Ed è sempre una sorta di autoanalisi. Come appunto Sapevi di me , ossia il primo singolo di questo disco, nel quale parlo di una mia ex che aveva una venerazione per Che Guevara ma poi è finita a lavorare per Prada».

In Cile veritas vuol dire che lei a trent’anni si sente un portavoce della sua generazione?

«Per carità, assolutamente no. Io non scrivo per il pubblico, anche se poi è il pubblico che decide il successo di ciò che scrivo».

Allora è un’allusione agli effetti che il vino regala alle confidenze e alle riflessioni.

«In effetti nel disco ci sono molti riferimenti all’evasione alcolica, non nel senso di dipendenza ma di condivisione. Dopotutto sono cresciuto nelle campagne vicino ad Arezzo, ho visto la vendemmia e tutto ciò che ci gira intorno. La cultura del vino è parte della mia adolescenza e della mia formazione».

I rapper dicono di aver preso il posto dei cantautori e quindi di parlare ai giovani meglio di loro.

«Sono d’accordo. E non solo perché ho collaborato con tanti rapper come ad esempio Clementino. Quando ero adolescente, ascoltavo i Nirvana perché mi riconoscevo nell’ideale della ribellione. E così vale per i ragazzi di oggi che nelle rime dei rapper trovano più riferimenti ai propri disagi e alle proprie aspirazioni».

In ogni caso per lei la scrittura è quasi un’ossessione. Sia in forma di canzone che in quella di libro visto che da poco ha pubblicato il romanzo Ho smesso tutto . Mai pensato di lasciar perdere la musica?

«No, il mio sogno è sempre stato quello di comunicare con la gente attraverso le mie canzoni. Tutto il resto viene dopo».

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