VendittiDopotutto Antonello Venditti ha vinto la sfida più difficile: dopo diciotto album in studio e quarant’anni di carriera è facile assopirsi sugli allori. Il nuovo disco conferma che è ancora bello tonico perché in Tortuga, che esce il 21 aprile, c’è tutto il vendittismo doc ma c’è pure qualche accento nuovo. La voce, ad esempio, drasticamente in primo piano, talvolta più roca del solita («Non riesco a scendere sotto i due pacchetti di sigarette al giorno») ma anche più evocativa (come in Tienimi dentro di te oppure Attento a lei).
«Ho cantato quando volevo perché il disco è stato registrato nel mio studio, che è il massimo del digitale nonostante io ancora ragioni con l’attitudine analogica». Il conflitto di mentalità. E forse il meglio di entrambe. Nonostante alcune uscite talvolta a ruota libera (come la battuta sulle foibe dell’anno scorso), Antonello Venditti è uno dei caposaldi della canzone d’autore chiaramente indirizzata al pop, all’amore, alla memoria dei sentimenti: «Prima la musica faceva anche comodo alla politica, ora non gliene frega nulla». Non a caso questo disco si intitola Tortuga, che non è soltanto l’isola dei Caraibi che ospitava bucanieri e pirati ma pure un bar storico di Roma nel quale si ritrovavano gli studenti del liceo Giulio Cesare, «non solo Pannella, Costanzo, la Dandini e anche Fioravanti e la Mambro». Dal Folkstudio alle canzoni che danno titoli a film e programmi tv, a sessantasei anni Antonello Venditti ha attraversato da protagonista cinque decenni di musica italiana e ora può permettersi un disco che, dice lui, è «un flashback che comprende il mio passato, il mio presente e il mio futuro». Sarà per questo che le nove canzoni del cd escono senza i testi, che pure sono uno dei punti forti della sua storia: «Ho voluto che fosse per tutti un ascolto “bambino”, senza consapevolezza: contano le prime impressioni». Nel complesso quindi Tortuga è un disco «senza pudore, frutto di un grande lavoro in studio e soprattutto bisognoso di essere ascoltato a volume altissimo, così capirete dove mi emoziono mentre canto». Ad esempio quando Nel mio infinito cielo di canzoni c’è una intensità unica o nel quasi divertissement di Ti amo inutilmente si trova la gioisità di chi canta per il semplice gusto di cantare. Insomma, non è un caso se Venditti conserva una «fan base» disposta a tutto. E non è un caso se il 5 settembre all’Olimpico di Roma il suo concerto sarà uno degli eventi della stagione anche perché, vedrete, «ci sarà senza dubbio qualche amico che canta con me».

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