1369390493 Oltre la musica, per i Nomadi parlano i numeri: 52 anni di vita (ossia la band più longeva del mondo dopo i Rolling Stones) e 30 dischi di brani inediti. E decine di migliaia di persone che ogni anno seguono i loro concerti. Non fosse che per questo, Beppe Carletti, il fondatore che continua a portare avanti lo spirito del gruppo, è orgoglioso quando parla di 'Lascia il segno', il disco appena uscito dopo tre anni di silenzio. Orgoglioso ed entusiasta, come d'altronde è il suo vero modo di essere nonostante, quando mi parla, sia appena arrivato da Buenos Aires. Ma tanto "appena salgo sull'aereo io dormo sempre e manco mi accorgo del decollo. Poi mi sveglio all'atterraggio". Dopotutto la storia dei Nomadi è una storia sospesa tra palco e realtà, visto che i Nomadi sono probabilmente il gruppo italiano con la più alta quantità di concerti in curriculum: "Ogni anno ne facciamo almeno novanta. Stavolta dal primo giugno abbiamo fissato già 50 date. Ma mi ricordo l'anno nel quale abbiamo pubblicato il disco con Francesco Guccini, credo fosse il 1982. Bene, a quel giro ne abbiamo fatto 220 e a luglio abbiamo suonato per 31 sere. Ossia tutte le sere del mese". Una specie di Neverending Tour stile Bob Dylan. Un tour senza fine. Ovunque. In tutte le città. E, soprattutto, in tutti i paesi, anche quelli più periferici. Quando parla, Carletti è un fiume in piena e condisce ogni sua frase con quell'accento emiliano che lo rende immediatamente riconoscibile: "Questo disco ce lo siamo registrati e mixati noi perché ormai tutti gli album in circolazione hanno lo stesso suono e abbiamo cercato di essere diversi. E non importa se poi le canzoni sono state masterizzate da Ted Jensen agli Sterling Sound di New York: qui c'è la cifra Nomadi in tutto e per tutto". Forse è anche più rock del solito, anzi "più ruspante" come giustamente dice Carletti: "Impegnativo e ruspante". E questa è la caratteristica dei Nomadi anche con questo nuovo cantante Cristiano Turato classe 1973, che è il terzo della band e forse quello per cromosomi più distante dalla natura della band dopo il fondatore Augusto Daolio e Danilo Sacco. Più rock. Molto più giovane. Ma perfettamente integrato nello spirito nomade. E la sua impronta in questo disco è per la prima volta più evidente. "I cambiamenti portano sempre nuovi stimoli" conferma Carletti alla faccia del jet lag. Il filo conduttore del disco è la positività. "E' come un concerto dei Nomadi: si parte potenti, poi si rallenta un po' e poi ci si rialza fino alla fine". E il risultato è pressoché perfettamente aderente allo spirito di questa band inarrestabile: potente, rassicurante, gioioso. E mai banale. "In fondo siamo sempre ragazzini esordienti" scherza Carletti prima di precisare la cosa davvero fondamentale: "Più che altro siamo animali da palcoscenico, da lì non scenderemo mai". Uno spirito raro, ormai. E da tenere d'acconto.

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