Lui parte a razzo con Penso positivo e non si ferma per oltre due ore. Corre. Corre sempre. E talvolta rincorre l’intonazione (il fiatone è il suo peggior nemico). Ma il Jovanotti di San Siro è stato un Jovanotti al cubo. Tre sold out consecutivi. Tre eventi consequenziali. La prima sera, arrivando sulla passerella che attraversava in orizzontale quasi tutto il prato, si sarà sentito solo il fotogramma sperduto in un film kolossal, forse fin troppo kolossal. Alle spalle ottocento metri quadri di schermo. Davanti, sessantamila persone.

Jovanotti reloaded.

Però poi, all’ultima canzone dell’ultima sera, senz’altro avrà avuto il groppo in gola perché sono stati i tre giorni che hanno cambiato un’altra volta la sua vita artistica, iniziata tre decenni fa davanti a un mixer in discoteca e arrivata (finora) davanti a centosessantamila persone in 72 ore.
Della cronaca del concerto, e della scaletta, ovviamente si è letto e scritto e fotografato e periscopato tutto il possibile. I significati. Le sfumature. La band con le palle. Però il significato più duraturo di questo giro a San Siro è che Lorenzo Jovanotti Cherubini ha dimostrato di avere la definitiva forza del pop. La forza del pop è quella che consente di essere se stessi ovunque semplicemente cantando le proprie canzoni. E consente di annullarsi negli ascoltatori, che hanno le stesse emozioni, forse gli stessi sogni, senza dubbio lo stesso linguaggio semplice, agile ma mica poi tanto volatile. A San Siro Jovanotti è stato uno nessuno e centosessantamila perché anche sabato sera, quando la festa era definitivamente finita, la gente si allargava fuori da San Siro con il sorriso sulle labbra. Senza esaltazioni stralunate. Ma con serenità e divertimento sincero. La forza del pop è dopotutto questa. Non ha una ricetta preconfezionata, anzi è un segreto che cambia generazione dopo generazione e finora nessuno ha saputo (né saprà) decifrarlo. Perciò questa è la Generazione J perché Jovanotti ha saputo intercettarla e crescerci insieme, nonostante pregiudizi, critiche, esagerazioni, sbandate da una parte e dall’altra. Potrà risultare indifferente, potrà essere snobbata dai soliti sapientoni che da sempre si illudono di avere in tasca le chiavi del futuro, ma è quella che scandirà i tempi della musica popolare. Ancora per un bel po’. Grazie a un ragazzo fortunato che non si è mai addormentato sulla fortuna di avere talento.