<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Il Blog di Paolo Giordano</title>
	<atom:link href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano</link>
	<description>Soundcheck</description>
	<lastBuildDate>Wed, 19 Jun 2013 12:03:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>La (bella) favola di Jovanotti</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/19/la-bella-favola-di-jovanotti/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/19/la-bella-favola-di-jovanotti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 11:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[cantautori]]></category>
		<category><![CDATA[Deejay Television]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Modugno]]></category>
		<category><![CDATA[Drive In]]></category>
		<category><![CDATA[Jovanotti]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Cherubini]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Serra]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[San Siro]]></category>
		<category><![CDATA[Vasco Rossi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=827</guid>
		<description><![CDATA[Basta pensarci un attimo: Jovanotti rappresenta la meglio parabola in circolazione. Nessuno o pochissimi come lui sono riusciti in venticinque anni a cambiare così tanto e così tanto bene, facendo diventare forza le proprie (ben note) debolezze con l&#8217;unico mezzo a disposizione delle persone intelligenti: ammettere di averle. Prima deejay (inizio a Radio Foxes a Cortona). Poi rapper. Poi artista. Ora riempie gli stadi. Due San Siro, addirittura. Prima era considerato un simbolo quasi post &#8220;draiviniano&#8221;, un usa e getta stile Deejay Television, un casinista per ragazzini decerebrati. Poi è diventato, chissà per quale motivo, un&#8217;icona politica della sinistra, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/46105665-Jovanotti2.jpg"><img src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/46105665-Jovanotti2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-828" /></a>Basta pensarci un attimo: Jovanotti rappresenta la meglio parabola in circolazione. Nessuno o pochissimi come lui sono riusciti in venticinque anni a cambiare così tanto e così tanto bene, facendo diventare forza le proprie (ben note) debolezze con l&#8217;unico mezzo a disposizione delle persone intelligenti: ammettere di averle. Prima deejay (inizio a Radio Foxes a Cortona). Poi rapper. Poi artista. Ora riempie gli stadi. Due San Siro, addirittura. Prima era considerato un simbolo quasi post &#8220;draiviniano&#8221;, un usa e getta stile Deejay Television, un casinista per ragazzini decerebrati. Poi è diventato, chissà per quale motivo, un&#8217;icona politica della sinistra, di una certa sinistra che fino a mezzora prima lo aveva spernacchiato. Alla fine Jovanotti è statoi accettato finalmente per quel che è: Lorenzo Cherubini, professione artista curioso. Inutile negarlo: all&#8217;inizio è stato massacrato di critiche e anche io, nel mio piccolo, non gliele ho mandate a dire. Di certo il più violento è stato Michele Serra che lo definì &#8220;una delle implacabili rappresentazioni dell’idiozia&#8221;. Ora loro due firmano appelli insieme.<br />
In tutto questo, mentre riempie gli stadi, lo fa con una band favolosa (Saturnino su tutti) e con un suono e con effetti speciali che pochissimi riescono a garantire davanti a un pubblico così grande, Jovanotti riesce a mostrarsi per quello che è, con tutti i propri difetti diventati quasi pregi e addirittura amati. La voce di non grande estensione. La pronuncia riconoscibile, eccetera.<br />
Insomma, in 25 anni, i suoi &#8220;critici&#8221; si sono avvicendati, cambiando spesso ruolo e posizione. Invece lui, con il sorriso sulle labbra nonostante tanti alti e (qualche) basso, si è evoluto, crescendo, diventando riconoscibile fino a essere il quarto punto di svolta nella storia della musica leggera italiana: Domenico Modugno, i cantautori, Vasco, Jovanotti. Nessuno paragonabile agli altri. Tutti fondamentali. Perciò le due date che Lorenzo tiene a San Siro hanno un fortissimo significato simbolico. Sono una consacrazione per lui, al punto più alto della sua crescita e della sua popolarità. E sono anche la fotografia di una bella storia all&#8217;italiana. Piaccia o no, anzi a maggior ragione se non piace, Lorenzo Cherubini è una favola che invece di scatenare ancora critiche o ironie, dovrebbe servire da esempio a chi non ha ancora capito che per riuscire a farcela, bisogna lavorar sodo e crederci fino in fondo. Tutto il resto, battutine comprese, è noia sul serio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/19/la-bella-favola-di-jovanotti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E se i Kiss fossero più veri di tutti?</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/16/e-se-i-kiss-fossero-piu-veri-di-tutti/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/16/e-se-i-kiss-fossero-piu-veri-di-tutti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 20:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Aerosmith]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bocelli]]></category>
		<category><![CDATA[Bangles]]></category>
		<category><![CDATA[Barley Arts]]></category>
		<category><![CDATA[Beatles]]></category>
		<category><![CDATA[Bruce Springsteen]]></category>
		<category><![CDATA[Detroit Rock City]]></category>
		<category><![CDATA[Forum Assago]]></category>
		<category><![CDATA[Gene Simmons]]></category>
		<category><![CDATA[I was made for loving you]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Perry]]></category>
		<category><![CDATA[Kiss]]></category>
		<category><![CDATA[Lady Gaga]]></category>
		<category><![CDATA[Led Zeppelin]]></category>
		<category><![CDATA[Metallica]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Stanley]]></category>
		<category><![CDATA[Pfm]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Pavone]]></category>
		<category><![CDATA[Robbie Williams]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=818</guid>
		<description><![CDATA[Eggià, si fa presto a criticare i Kiss: tamarri, caciaroni, monotoni, primitivi. Rock, chiamatelo glam se volete. «Posso allungarti all&#8217;infinito la lista degli insulti ricevuti», ridacchia Gene Simmons che è il «demone» dei quattro rockettari truccati in modo vagamente kabuki. Altissimo. 64 anni ampiamente premiati dalla tintura dei capelli. Una voce che il suo gusto teatrale rende ancor più cavernosa. Oltre a suonare il basso, cantare, sputar fuoco e sangue ed esibire ogni due per tre la smisurata lingua, ha trasformato la band in un brand. E fattura come una multinazionale (in commercio c&#8217;è di tutto con il marchio Kiss, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/ru1100621.jpg"><img src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/ru1100621-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-824" /></a>Eggià, si fa presto a criticare i Kiss: tamarri, caciaroni, monotoni, primitivi. Rock, chiamatelo glam se volete. «Posso allungarti all&#8217;infinito la lista degli insulti ricevuti», ridacchia Gene Simmons che è il «demone» dei quattro rockettari truccati in modo vagamente kabuki. Altissimo. 64 anni ampiamente premiati dalla tintura dei capelli. Una voce che il suo gusto teatrale rende ancor più cavernosa. Oltre a suonare il basso, cantare, sputar fuoco e sangue ed esibire ogni due per tre la smisurata lingua, ha trasformato la band in un brand. E fattura come una multinazionale (in commercio c&#8217;è di tutto con il marchio Kiss, dalle lattine di Coca Cola alle casse da morto). Però, c&#8217;è da dirlo, gli piace vincere facile: in quarant&#8217;anni i newyorchesi Kiss hanno smerciato 130 milioni di dischi, inventato uno stile inimitabile nel bene e nel male. E firmato brani che hanno fatto epoca a modo loro, da Detroit rock city e Love gun fino alla appiccicosa I was made for loving you, megasuccesso cantato persino da Homer Simpson in una puntata del cartoon. Dopo alti e bassi, i Kiss hanno ormai il pilota automatico: un disco ogni tanto (l&#8217;ultimo Monster meglio del penultimo Sonic boom) ma concerti come se piovesse. Ovunque (lunedì a Villa Manin a Codroipo e martedì al Forum di Assago). Pieni di effetti speciali. E di pubblico che ogni volta aspetta la volta dopo: «Su questo forse bisognerebbe riflettere bene», dice, stavolta con voce molto meno impostata di prima.</p>
<p><strong>Ossia, mister Simmons?</strong><br />
«Noi andiamo in scena con le zeppe ai piedi e il trucco sulla faccia. Ma trucchiamo solo quella, non la musica. Siamo dei clown, ma intorno a noi, sulla scena musicale, si vedono tanti veri pagliacci. Non so quanti riescano a fare come noi che suoniamo sul serio e non ci fermiamo mai dalla prima all&#8217;ultima canzone. Sa qual è il nostro motto?».</p>
<p><strong>Prego.</strong><br />
«Sul ring si sale non per vincere ai punti ma per mandare l&#8217;avversario kappaò».</p>
<p><strong>Ma siete tutti intorno ai sessanta e qualcuno vi consiglia di andare ai giardinetti a fare i nonni.</strong><br />
«Tutta invidia. Se ne senti qualcuno, digli di venirci a vedere dal vivo. Così cambierà idea».</p>
<p><strong>Tanto lo show è sempre quello.</strong><br />
«Sbagliato. Anche stavolta abbiamo luci nuove, un impianto del suono diverso e fuochi e fiamme più spettacolari. È il nostro modo di festeggiare».</p>
<p><strong>Che cosa?</strong><br />
«Il primo concerto dei Kiss è stato a Capodanno del 1973, quante cose sono cambiate da allora».</p>
<p><strong>Quarant&#8217;anni fa esatti.</strong><br />
«Da voi in Italia allora c&#8217;erano Rita Pavone e la Pfm, vero?».</p>
<p><strong>Non solo loro.</strong><br />
«Ora un cantante italiano è famoso nel mondo, Andrea Bocelli. E Lady Gaga, che è nata quando noi avevamo già inciso tredici dischi ed è una grande fan dei Kiss, voleva apparire in una nostra canzone».</p>
<p><strong>Quale?</strong><br />
«Freak nell&#8217;ultimo cd Monster. Ma poi non è stato possibile, lei aveva impegni inderogabili e anche noi non abbiamo potuto spostare i nostri».</p>
<p><strong>Magari potreste duettare dal vivo.</strong><br />
«No no. Con i Kiss non suona e non canta mai nessuno sul palco. Nella nostra storia l&#8217;unico è stato Joe Perry degli Aerosmith perché ce lo aveva chiesto tante volte. Se il pubblico va a vedere i Led Zeppelin, vuole ascoltare i Led Zeppelin e basta».</p>
<p><strong>In cambio molti si sono truccati come voi.</strong><br />
«Beh Robbie Williams e le Bangles sono i primi che mi vengono in mente. E tante superstar hanno cantato i nostri brani».</p>
<p><strong>Ma come, i brani dei Kiss tanto bistrattati dalla critica?</strong><br />
«Bruce Springsteen ha suonato spesso Rock&#8217;n'roll all nite, i Metallica hanno fatto Detroit rock city e via dicendo».</p>
<p><strong>Però per i Kiss non deve essere facile suonare per decenni ogni sera le stesse canzoni.</strong><br />
«A questo giro iniziamo con il relativamente recente Psycho circus e in scaletta ci sono comunque brani imprevisti».</p>
<p><strong>Insomma, siete sulla linea Bob Dylan (che stravolge sempre i propri classici) o su quella Rolling Stones (brani sempre identici)?</strong><br />
«I brani, specialmente se diventano famosi, dopo tanti anni sono quasi di proprietà del pubblico. Cambiarli significa tradire le sue attese. E un po&#8217; anche il nostro mestiere: i musicisti devono regalare gioia, non soltanto soddisfare il proprio ego. Ci sono altri modi per farlo, dopotutto».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/16/e-se-i-kiss-fossero-piu-veri-di-tutti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché Ozzy rimane un fenomeno</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/14/perche-ozzy-rimane-un-fenomeno/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/14/perche-ozzy-rimane-un-fenomeno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 17:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[13]]></category>
		<category><![CDATA[Beatles]]></category>
		<category><![CDATA[Black Sabbath]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Geezer Butler]]></category>
		<category><![CDATA[Jack Osbourne]]></category>
		<category><![CDATA[Jovanotti]]></category>
		<category><![CDATA[Led Zeppelin]]></category>
		<category><![CDATA[Ozzy Osbourne]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[Paul McCartney]]></category>
		<category><![CDATA[Sharon Osbourne]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Iommi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=813</guid>
		<description><![CDATA[Primo stop. Poi lui prende la rincorsa e dice tutto d&#8217;un fiato: «Non bevo più, niente droghe, neanche sigarette: è un miracolo». Ozzy è un ozzymoro: è un maledetto del rock benedetto dal Signore. Cantante (a modo suo). Padre (dell&#8217;heavy metal e di alcuni figli scatenati). E sopravvissuto (all&#8217;autodistruzione). Una vita che vale un film, spesso trash, qualche volta horror (s&#8217;è vista su Sky Arte Hd nel documentario God bless Ozzy). A quasi 65 anni è ancora in piedi e persino un&#8217;equipe di scienziati lo ha analizzato per capire come ci riesca dopo decenni di alcol, droghe e psicofarmaci. «Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/ozzy-osbourne-hairstyles-11.jpg"><img src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/ozzy-osbourne-hairstyles-11-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-814" /></a>Primo stop. Poi lui prende la rincorsa e dice tutto d&#8217;un fiato: «Non bevo più, niente droghe, neanche sigarette: è un miracolo». Ozzy è un ozzymoro: è un maledetto del rock benedetto dal Signore. Cantante (a modo suo). Padre (dell&#8217;heavy metal e di alcuni figli scatenati). E sopravvissuto (all&#8217;autodistruzione). Una vita che vale un film, spesso trash, qualche volta horror (s&#8217;è vista su Sky Arte Hd nel documentario God bless Ozzy). A quasi 65 anni è ancora in piedi e persino un&#8217;equipe di scienziati lo ha analizzato per capire come ci riesca dopo decenni di alcol, droghe e psicofarmaci. «Non è che mi importi molto, sono fortunato e basta» dice a New York con una voce impastata a sufficienza. Dopo trentacinque anni Ozzy Osbourne ha riformato i «suoi» Black Sabbath (70 milioni di dischi venduti) con gli storici Tony Iommi e Geezer Butler e un batterista potentissimo, Brad Wilk dei Rage Against the Machine. Il disco si intitola 13 ed è come se il tempo si fosse fermato a 40 anni fa, diciamo all&#8217;epoca di Sabbath bloody Sabbath: cupo, ispirato, talvolta, come in Loner o in alcuni bridge chitarristici di God is dead? o Damaged soul, pressoché perfetto anche solo come regalo nostalgico. «Siamo rimasti in studio sei settimane e&#8230;e&#8230;». Secondo stop e seconda rincorsa: «Il merito di tutto è di Sharon e della mia famiglia se non mi sono perso per strada, non sono molto capace di rimanere concentrato a lungo». Dopotutto è Ozzy, bellezza.</p>
<p><strong>Però uno dei brani si intitola Age of reason, l&#8217;età della ragione: sembrava un buon segno.</strong><br />
«Parlo di politici, religione, avidità: è questo mondo che mi impedisce di raggiungere l&#8217;età della ragione».</p>
<p><strong>Almeno dopo 35 anni è tornato agli esordi: il primo disco dei Black Sabbath è uscito nel 1970 poi vi siete separati nel &#8217;78.</strong><br />
«Ci avevamo riprovato nel 2001 ma era tutto fallito. Adesso insieme stiamo bene come pesci nell&#8217;acqua. Al punto che in studio abbiamo provato tutti i nuovi brani per il tour. Mai successo prima».</p>
<p><strong>A proposito: il concerto dei Black Sabbath del 5 dicembre a Milano è stato annullato.</strong><br />
«Ah sì, non lo sapevo».</p>
<p><strong>Ma non suonerete più in Italia?</strong><br />
«Perché no? Magari anche qualche show in tv. Come quello famoso, come si chiama, ah ecco: il Festival di Sanremo».</p>
<p><strong>I Black Sabbath ospiti a Sanremo?</strong><br />
«Perché no? Conosco qualche cantante italiano, Jovanotti ad esempio vero che è italiano?».</p>
<p><strong>Il pubblico non musicale ha conosciuto Ozzy grazie alla fiction di Mtv, The Osbournes.</strong><br />
«Accidenti, basta televisione»</p>
<p><strong>Ma gli Osbournes sono diventati un must e hanno anche vinto un Emmy.</strong><br />
«Impossibile però resistere in quel caos. La tv è un caos. Ne guardo sempre tanta, ma non voglio più starci dentro».</p>
<p><strong>Però è sempre più decisiva per giovani cantanti e musicisti.</strong><br />
«Quand&#8217;eravamo giovani noi, non c&#8217;era e non è certo merito della tv se sono nati Robert Plant o Mick Jagger».</p>
<p><strong>Qual è la differenza?</strong><br />
«Boh e che ne so? Forse noi avevamo fame ed eravamo poveracci disposti a tutto pur di farci ascoltare da qualcuno. Eravamo forti e resistenti, io volevo diventare come Paul McCartney. Oggi, ovunque, i debuttanti mi sembrano molto deboli e senza idee. Anche per questo non ascolto più musica che non sia la mia».</p>
<p><strong>A proposito: come sono nati i brani?</strong><br />
«Come ai vecchi tempi: Tony aveva un bel giro di chitarra, scrivevo il testo (o lo scrivevamo insieme) poi lo cantavo e tutto finiva lì. Anche stavolta è andata così. Beh no&#8230;».</p>
<p><strong>Perché no?</strong><br />
«Perché avevamo un produttore con le palle: Rick Rubin, l&#8217;uomo con la barba più lunga che c&#8217;è. Ad esempio è stato lui che ci ha fatto conservare le parti jazz del brano Zeitgeist: per noi erano un semplice divertimento».</p>
<p><strong>In ogni caso la sua voce si riconosce subito.</strong><br />
«Prendo anche lezioni di canto, sa? Anche se durante i nostri primi due concerti in Nuova Zelanda ho avuto problemi. La differenza in fondo dipende anche da altro».</p>
<p><strong>Ad esempio?</strong><br />
«Per tre decenni sono stato un solista. Ora sono tornato a fare il cantante di una band: fine dell&#8217;egoismo e inizio della fratellanza».</p>
<p><strong>Però dedica il disco a suo figlio Jack, malato di sclerosi multipla.</strong><br />
«È l&#8217;uomo che avrei voluto essere ma non sono stato. Per molti sono un idolo: in realtà sono soltanto molto, molto fortunato a esser ancora qui con il cuore che batte»</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/14/perche-ozzy-rimane-un-fenomeno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Jake Bugg il talento non ha età</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/08/occhio-a-jake-bugg/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/08/occhio-a-jake-bugg/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2013 17:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Ivor Novello]]></category>
		<category><![CDATA[Jake Bugg]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[Rolling Stones]]></category>
		<category><![CDATA[Telegraph]]></category>
		<category><![CDATA[Universal]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=807</guid>
		<description><![CDATA[Persino gli inglesi non ci credono. Dopo anni di finte novità, finalmente una vera innovazione: il suono del futuro è quello del passato. Jake Bugg lo dimostra a modo suo: ed è la nuova rivelazione inglese con un bagaglio di canzoni che qualcuno chiama retrofolk e che hanno già venduto mezzo milione di copie solo in Gran Bretagna. Il più giovane debuttante al numero uno in classifica: 18 anni, superando i fenomenali Mumford &#38; Sons: «Non ci potevo credere». A vederlo così sbarbatello, sembra Mick Jagger nel 1963 e ha gli occhi sottili della timidezza inesperta, quella che è lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/Jake-Bugg.jpg"><img src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/Jake-Bugg-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-808" /></a>Persino gli inglesi non ci credono. Dopo anni di finte novità, finalmente una vera innovazione: il suono del futuro è quello del passato. Jake Bugg lo dimostra a modo suo: ed è la nuova rivelazione inglese con un bagaglio di canzoni che qualcuno chiama retrofolk e che hanno già venduto mezzo milione di copie solo in Gran Bretagna. Il più giovane debuttante al numero uno in classifica: 18 anni, superando i fenomenali Mumford &amp; Sons: «Non ci potevo credere». A vederlo così sbarbatello, sembra Mick Jagger nel 1963 e ha gli occhi sottili della timidezza inesperta, quella che è lì lì per esplodere e diventare creativa debauchery. Non fa giri di parole e spesso neanche parole, ossia è taciturno come un eremita. E fuma, quanto fuma. Ma canta vecchio stile e anche gli americani, che se lo sono ritrovato come supporter di Noel Gallagher, l&#8217;hanno paragonato a a un giovanissimo Stone. «Vengo da Nottingham, e il brano che mi ha fatto capire che sarei diventato musicista è stato Vincent di Don McLean», spiega lui a occhi chiusi.</p>
<p><strong>In copertina il Sunday Telegraph si chiede se lei sia il futuro del rock.</strong><br />
«Che domanda. Di certo penso che il futuro del rock arrivi dal passato».<br />
<strong>Parla da vecchia cariatide.</strong><br />
«Figurarsi. Su di un giornale mi hanno definito come un Bob Dylan dell&#8217;East Midlands (la zona in cui è nato &#8211; ndr) ma è venuto soltanto da rispondere che lui certo è un grande ma non è una mia grande influenza».<br />
<strong>Si spieghi meglio.</strong><br />
«Credo che Johnny Cash o Donovan o Elvis o addirittura Robert Johnson oggi siano più moderni di lui, con ritmi molto più innovativi. E mi piacciono pure di più».<br />
<strong>Idee chiare.</strong><br />
«Prendo ispirazione un po&#8217; da tutti, dagli Alice in Chains e Oasis fino a Muddy Waters».<br />
<strong>Agli inglesi piacciono i suoi testi.</strong><br />
«Dicono che sono diverso da tutti. Ma forse sono il più uguale degli altri. Solo che abbiamo perso la memoria del passato».<br />
<strong>Il suo brano Two fingers ha avuto anche una nomination all&#8217;Ivor Novello, il più importante premio inglese per scrittori e compositori.</strong><br />
«Vorrei che i miei brani fossero piccoli racconti. O copioni di film: ad esempio il brano Ballad of Mr Jones potrebbe diventare una fiction».<br />
<strong>L&#8217;ha scritta apposta?</strong><br />
«Ma no, scrivo e faccio ciò che mi piace (se posso). Ad esempio, a scuola saltavo spesso le lezioni e mi nascondevo in palestra a giocare a ping pong. Solo dopo ho capito che sbagliavo».<br />
<strong>Vita di provincia.</strong><br />
«Ho sempre viaggiato pochissimo, la mia vita era a Nottingham e quindi si poteva muovere solo la fantasia. Attraverso libri o televisione».<br />
<strong>Dopo averla ascoltata al Tonight Show di Jay Leno gli americani l&#8217;hanno definita «un fulmine a ciel sereno».</strong><br />
«È il riferimento al titolo di una mia canzone. E pensare che prima di questo successo io non ero mai andato fuori dall&#8217;Inghilterra. Prima se giravo l&#8217;isolato di casa, non mi guardava nessuno. Adesso pare che tutti mi conoscano ovunque».<br />
<strong>Occhio al successo: spesso stordisce.</strong><br />
«Lo immagino. Però io ho imparato la lezione dei grandi musicisti che ascolto e riascolto ogni giorno: molti di loro si sono fatti macellare dalla gloria improvvisa e sono stati schiacciati dallo stress».<br />
<strong>Quindi?</strong><br />
«Quindi voglio evitare: perciò mi concentro sulle nuove canzoni. A novembre uscirà il prossimo disco. Alla fine, dagli eccessi di Beatles e Rolling Stones vogliono prenderne uno solo: quello di incidere un disco dopo l&#8217;altro».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/08/occhio-a-jake-bugg/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se Santana ridicolizza Clapton</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/03/se-santana-ridicolizza-clapton/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/03/se-santana-ridicolizza-clapton/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 14:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Carlos Santana]]></category>
		<category><![CDATA[Dagospia]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Clapton]]></category>
		<category><![CDATA[Mesa Boogie]]></category>
		<category><![CDATA[Oye como va]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[Rolling Stones]]></category>
		<category><![CDATA[Verdone]]></category>
		<category><![CDATA[Woodstock]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=792</guid>
		<description><![CDATA[Carlos Santana è musica anche quando parla. Ora se ne sta a Las Vegas, bello rilassato perché per un mese terrà concerti alla House of Blues di Mandalay Bay. Niente spostamenti. Niente check-in all&#8217;aeroporto o tempi morti: per lui, 66 anni, è una passeggiata. «In quasi mezzo secolo ho suonato ovunque, pure dove non c&#8217;era neanche corrente elettrica: ora merito un po&#8217; di tranquillità» dice con voce quasi flautata. Ottanta milioni di dischi venduti, laurea da chitarrista epocale, per di più sopravvissuto a un&#8217;epoca di perdizioni viziose. Sul palco usa pochi effetti, pochi «pedali», e la sua chitarra Prs Santana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/Santoro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-793" src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/06/Santoro-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Carlos Santana è musica anche quando parla. Ora se ne sta a Las Vegas, bello rilassato perché per un mese terrà concerti alla House of Blues di Mandalay Bay. Niente spostamenti. Niente check-in all&#8217;aeroporto o tempi morti: per lui, 66 anni, è una passeggiata. «In quasi mezzo secolo ho suonato ovunque, pure dove non c&#8217;era neanche corrente elettrica: ora merito un po&#8217; di tranquillità» dice con voce quasi flautata. Ottanta milioni di dischi venduti, laurea da chitarrista epocale, per di più sopravvissuto a un&#8217;epoca di perdizioni viziose.<br />
Sul palco usa pochi effetti, pochi «pedali», e la sua chitarra Prs Santana «entra» in un amplificatore Mesa/Boogie che si è inventato da solo. Risultato: suono unico. Però se non avesse imbroccato l&#8217;album Supernatural del 1999 (oltre 21 milioni di copie vendute), sarebbe finito nel cimitero degli elefanti e ora venderebbe soltanto greatest hits per far quadrare il bilancio. Sembrava in via di estinzione, insomma.</p>
<p><strong>(E ascoltate come suona Oye como va ancora oggi)</strong></p>
[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/03/se-santana-ridicolizza-clapton/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p>Invece l&#8217;anno scorso ha pubblicato un disco quasi interamente strumentale (Shape shifter) e trascorrerà metà del 2013 in tour passando pure in Italia (il 5 luglio a Piazzola sul Brenta vicino Padova, il 26 al City Sound Festival di Milano e il 27 al Foro Italico di Roma). E in fondo se lo merita: a Woodstock arrivò da esordiente allo sbaraglio. Oggi anche in un supermercato, appena si ascolta la sua chitarra, tutti la riconoscono: è Santana, bellezza.</p>
<p><strong>Però Santana qualcosa la terrà con i piedi per terra.</strong><br />
«Per anni quando tornavo a casa dopo tournèe mondiali, pieno di gloria e autostima, posavo gli strumenti all&#8217;ingresso e mia moglie mi diceva subito: c&#8217;è da buttare la spazzatura».</p>
<p><strong>Niente male.</strong><br />
«Perciò ti vien voglia di ripartire subito in tour» (ride sonoramente, ndr).</p>
<p><strong>A proposito, come sarà il suo concerto?</strong><br />
«Pieno di energia e bellezza».</p>
<p><strong>Un po&#8217; banale.</strong><br />
«Ehi, io suono la chitarra. E la suono con una energia che mi ha dato Dio. Se suono ancora è perché ho una passione che non mi lascia mai».</p>
<p><strong>La spieghi.</strong><br />
«Come se fosse il ruggito di duecento leoni. I leoni ruggiscono quando vogliono fare l&#8217;amore. Io sul palco ruggisco ancora».</p>
<p><strong>Santana, siamo nel 2013, gli anni Settanta sono finiti.</strong><br />
«E io ascolto ancora Bob Marley e tutto ciò che chiamo afrobeat. E persino i Doors, che poi sono la miscela di John Lee Hooker e John Coltrane, autentiche leggende».</p>
<p><strong>Ray Manzarek dei Doors è morto da poco.</strong><br />
«Musicisti così non si trovano quasi più: l&#8217;ho incrociato tante volte, era un maestro perché aveva imparato a suonare vivendo senza barriere».</p>
<p><strong>Qualcuno è rimasto imprigionato nei propri limiti.</strong><br />
«La chitarra è proprio il grimaldello che ti aiuta a romperli. Ho avuto momenti difficili, vendite scarse, platee invisibili: ma se sai suonare, allora sarà la musica a portarti oltre. Sempre».</p>
<p><strong>Eric Clapton ha detto che i Led Zeppelin lo annoiano. In Italia un attore e regista appassionato di musica si è pure arrabbiato (Verdone).</strong><br />
«Conosco due Clapton. Il primo con i Cream, grandissimo. Poi c&#8217;è quello venuto dopo, quello che ha sempre cercato un brano giusto per diventare sempre più famoso».</p>
<p><strong>Ma i Led Zeppelin?</strong><br />
«Enormi».</p>
<p><strong>E Clapton?</strong><br />
«Ha suonato brani di chiunque per riuscire a realizzare il suo scopo: da Cocaine di JJ Cale fino I shot the sheriff di Bob Marley. Per carità niente di male: lui è come se fosse mio fratello. Ma l&#8217;ispirazione è un&#8217;altra cosa».</p>
<p><strong>Il più ispirato di tutti?</strong><br />
«Miles Davis senza dubbio. Riesce a portarti in cielo senza farti staccare i piedi da terra».</p>
<p><strong>Tutti eroi del passato.</strong><br />
«Sono nato nel 1947 e questa è la mia musica. Ma oggi ci sono comunque grandi chitarristi che mi esalta ascoltare. Come Ben Harper. O Derek Trucks».</p>
<p><strong>A proposito, Zucchero ha detto che ormai il brano italiano Volare porta nel mondo un&#8217;idea troppo stereotipata dell&#8217;Italia.<br />
(inizia a cantare Volare in perfetto accento italiano &#8211; ndr).</strong> «È un brano immortale, come si fa a pensare che sia stereotipato? Vogliamo mica cedere alla cosiddetta young people music, alla musica per ragazzini? Arrivo dagli anni &#8217;60, sono arrivato a Woodstock senza aver pubblicato neanche un disco. E dai tempi di Michael Jackson e Prince aspetto una nuova svolta».</p>
<p><strong>Ci sarà, caro Santana?</strong><br />
«Se ci sarà ancora gente che suona per amore della musica guardando il cielo, credo proprio di sì».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/06/03/se-santana-ridicolizza-clapton/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mengoni sa mettersi in gioco</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/05/10/mengoni-sa-mettersi-in-gioco/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/05/10/mengoni-sa-mettersi-in-gioco/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 May 2013 14:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Arcimboldi]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Mengoni]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[X Factor]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=784</guid>
		<description><![CDATA[Sì lo so che qui, su Soundcheck, ci occupiamo quasi sempre di rock, quello potente, quello che spesso ha origini lontane, tanto lontane. Ma la ragione sociale della musica impone di togliere i confini stilistici e, anche, quelli di più stretto gradimento. Perciò stavolta qui metto il link del video di tre delle canzoni che Marco Mengoni ha cantato l&#8217;altra sera agli Arcimboldi di Milano. Non ho potuto andarci e quindi non ne avrei scritto. Ma ho visto questi filmati e mi sono reso conto (un&#8217;altra volta) che questo pazzariello della nostra canzone merita l&#8217;attenzione di tutti e il rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/05/MENGONI_.jpg"><img src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/05/MENGONI_-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-785" /></a>Sì lo so che qui, su Soundcheck, ci occupiamo quasi sempre di rock, quello potente, quello che spesso ha origini lontane, tanto lontane. Ma la ragione sociale della musica impone di togliere i confini stilistici e, anche, quelli di più stretto gradimento. Perciò stavolta qui metto il link del video di tre delle canzoni che Marco Mengoni ha cantato l&#8217;altra sera agli Arcimboldi di Milano. Non ho potuto andarci e quindi non ne avrei scritto. Ma ho visto questi filmati e mi sono reso conto (un&#8217;altra volta) che questo pazzariello della nostra canzone merita l&#8217;attenzione di tutti e il rispetto anche di chi (legittimamente) non comprerà mai un suo disco. Mi ricordo la prima volta che l&#8217;ho visto a X Factor. Ero proprio lì, nello studio di via Mecenate a Milano, e ho subito pensato che Mengoni fosse semplicemente un ragazzetto che voleva far vedere quanto fosse bravo. Per due anni ho pensato la stessa cosa, anzi peggio. Poi durante l&#8217;ultimo Festival di Sanremo mi sono accorto che il &#8220;ragazzetto&#8221; ce la stava mettendo tutta. Che ascoltava i consigli di chi gli vuole bene e di chi sa cosa voglia dir cantare bene. E che lui, ragazzo di provincia venuto dal nulla, ha una vorace voglia di migliorare. Ora ho &#8220;studiato&#8221; queste canzoni, interpretate al debutto di una delle più lunghe e complicate tournèe dell&#8217;anno sia per durata che per allestimento. E&#8217; un Mengoni anni luce lontano da quello che abbiamo tutti visto a X Factor e già &#8220;mesi luce&#8221; migliore rispetto a quello che ha vinto l&#8217;ultimo Festival di Sanremo. Perciò lo ammetto. Quando vedo cantanti migliorare così tanto e giovani scendere a patti con l&#8217;idea che non si smette mai di imparare, io faccio come Bertinotti davanti a uno sciopero: mi commuovo. E mi commuovo perché oggi, nel 2013, è molto più facile rimanersene asserragliati nelle proprie convinzioni che annusare il mondo e la musica che ci girano intorno. Se avessi ancora 20 anni, le canzoni di Mengoni forse mi lascerebbero indifferente. Ma ne ho 46 e ho imparato che il talento è un regalo così grande da non avere limiti né confini. E, dopo quasi quattro anni, ho capito che Marco Mengoni fa parte di quei privilegiati che hanno la voglia e la possibilità di crescere a prescindere da dove siano sbocciati, in un centro sociale o in un talent show non importa.</p>
<p>Ecco qui le tre canzoni: credo valga la pena godersele (anche se sono molto &#8220;pesanti&#8221;, però è una rarità): <a href="https://www.wetransfer.com/downloads/0109463c4166897147b063e2cd0f7b8720130509070213/3826779ca036d475c572962b1487c01820130509070213/78c2a3">scarica qui</a></p>
<p>P.S.: Se la pensi diversamente, scrivimelo qui. Ma senza usare i toni di Beppe Grillo. Senza vaffa, si è più rock.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/05/10/mengoni-sa-mettersi-in-gioco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>81</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mika scommette sul suo X Factor</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/05/01/mika-scommette-sul-suo-x-factor/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/05/01/mika-scommette-sul-suo-x-factor/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 May 2013 15:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Freddie Mercury]]></category>
		<category><![CDATA[George Michael]]></category>
		<category><![CDATA[Grace Kelly]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna]]></category>
		<category><![CDATA[MDNA]]></category>
		<category><![CDATA[Mika]]></category>
		<category><![CDATA[Mina]]></category>
		<category><![CDATA[Morgan]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Simona Ventura]]></category>
		<category><![CDATA[Sky]]></category>
		<category><![CDATA[Sky Uno]]></category>
		<category><![CDATA[X Factor]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=777</guid>
		<description><![CDATA[Lui non si è fatto molti problemi e in quattro e quattr&#8217;otto ha detto sì a Sky e a FremantleMedia: Mika sarà il primo giudice straniero di un talent show italiano, ossia X Factor. In fondo, per chi non lo conoscesse, Mika è specialista in sorprese e trasversalità: è nato trent&#8217;anni fa in Libano ha vissuto a Parigi e Londra, è famosissimo in Gran Bretagna e negli States Madonna l&#8217;ha chiamato per scrivere insieme il brano Gang bang dall&#8217;ultimo MDNA. È un baritono che indugia sui toni acuti, ha studiato benissimo Freddie Mercury o George Michael e con brani come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/05/Mika.jpg"><img src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/05/Mika-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-779" /></a>Lui non si è fatto molti problemi e in quattro e quattr&#8217;otto ha detto sì a Sky e a FremantleMedia: Mika sarà il primo giudice straniero di un talent show italiano, ossia X Factor. In fondo, per chi non lo conoscesse, Mika è specialista in sorprese e trasversalità: è nato trent&#8217;anni fa in Libano ha vissuto a Parigi e Londra, è famosissimo in Gran Bretagna e negli States Madonna l&#8217;ha chiamato per scrivere insieme il brano Gang bang dall&#8217;ultimo MDNA. È un baritono che indugia sui toni acuti, ha studiato benissimo Freddie Mercury o George Michael e con brani come Grace Kelly o We are golden si è presentato al mondo. In Italia è cult, nonché assai chic. Perciò Sky Uno ha fatto un bel colpo a metterlo in giuria al posto di Morgan e del suo egocentrismo. Un solo dubbio: con l&#8217;italiano come se la caverà? (per dire: qui parla solo un bell&#8217;inglese musicale).</p>
<p><strong>Vero, caro Mika, non è un problema da poco.</strong><br />
«Però sto studiando la lingua italiana per due ore al giorno tutti i giorni».</p>
<p><strong>Sì ma da quando?</strong><br />
«Beh, da due settimane. Ma il mio prof è bravissimo. E io non voglio mica diventare una macchietta che parla senza farsi capire bene».</p>
<p><strong>D&#8217;altronde manca poco prima che la macchina si metta in moto.</strong><br />
«A giugno iniziano le selezioni e sarò già lì con tutta la squadra».</p>
<p><strong>Scusi Mika ma perché ha accettato la proposta?</strong><br />
«Ammetto che X Factor sia una parte importante della mia esperienza italiana sin da quando era in Rai. Sono stato ospite qualche volta e credo sia uno show divertente con un bel gusto che chiamerei alternative».</p>
<p><strong>Fin qui tutto bene.</strong><br />
«Credo che l&#8217;idea del talent show sia una parte integrante della cultura popolare italiana sin dai tempi del Festival di Sanremo, che è unico in Europa e del quale sto rivedendo le edizioni passate. Perciò chi esce dai talent italiani può davvero avere una carriera musicale davanti a sé».</p>
<p><strong>Occhio Mika che in Italia i radical chic dicono che i talent show sono fuffa.</strong><br />
«Non è così, se c&#8217;è il giusto equilibrio tra divertimento e serietà. Se tolgono l&#8217;anima dei concorrenti o scadono nella politica e nel gossip allora potrebbe essere vero. Ma non mi sembra che in Italia succeda».</p>
<p><strong>Quindi? </strong><br />
«Due settimane dopo l&#8217;ultima volta che ho partecipato a X Factor, a dicembre, mi hanno chiesto se avessi intenzione di partecipare alla prossima edizione. Pensavo scherzassero».</p>
<p><strong>E invece.</strong><br />
«Invece no, e ho accettato».</p>
<p><strong>Sarà giudice con Simona Ventura. E gli altri?</strong><br />
«Spesso ho chiesto chi saranno. Ma non lo so e sono disposto a giurarlo».</p>
<p><strong>Però certo che Mika nel ruolo di giudice potrebbe far pensare che la carriera musicale non gli sorrida molto.</strong><br />
«Sbagliato. Io seguo sempre il mio istinto e faccio le cose che mi piacciono e che mi sento di fare. Il mio ultimo disco The origin of love non ha avuto lo stesso successo degli altri: ma a me piaceva ed era il momento giusto di fare un disco così, per me».</p>
<p><strong>Risultato, il cantante di Relax (Take it easy) sarà giudice in uno show ad alto tasso di tensione.</strong><br />
«Chi fa il nostro mestiere deve imparare a controllarla».</p>
<p><strong>Ma che ne sa lei?</strong><br />
«Tanti anni fa, quando ero ancora teen ager, ho fatto provini per un talent show però mi hanno scartato subito perché secondo loro la mia voce non era normale. Poi ho conosciuto Simon Cowell (l&#8217;ideatore di X Factor &#8211; ndr) che era rimasto colpito da me e voleva rivedermi. Però poi non mi ha più risposto. Ora mi prendo una sorta di rivincita».</p>
<p><strong>Allora nella prossima edizione di X Factor di chi vorrebbe essere caposquadra?</strong><br />
«Mi piacerebbe seguire le ragazze, che sono molto più recettive. Mi piacerebbe dire a loro di capire i propri limiti e di trasformarli in punti di forza. Come ho fatto io. Quando devo alzare i toni, la mia voce passa al falsetto: sarebbe un difetto, ma è diventato il mio punto di forza».</p>
<p><strong>Però con i ragazzi dovrà citare anche cantanti italiani.</strong><br />
«E difatti mi sto facendo dosi enormi di Mina anni &#8217;60 e &#8217;70. Oltre che di Paolo Conte. Mica tutti le nazioni hanno cantanti così, you know&#8230;».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/05/01/mika-scommette-sul-suo-x-factor/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Iggy e Ozzy, buon sangue non mente</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/04/22/iggy-e-ozzy-buon-sangue-non-mente/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/04/22/iggy-e-ozzy-buon-sangue-non-mente/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 17:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=766</guid>
		<description><![CDATA[Eppure ce l&#8217;hanno fatta. E basta ascoltare il loro primo (vero) singolo in 35 anni per accorgersi che non sono cambiati di una virgola, lentissimi, cadenzati, spettrali, insomma Black Sabbath: padri dell&#8217;heavy metal e zii del dark, cento milioni di dischi venduti, repertorio infinito di piccoli capolavori e grandi eccessi. Il brano, che ha un titolo bello pesante come God is dead? &#8211; Dio è morto? &#8211; anticipa l&#8217;album 13, che uscirà a inizio giugno e che i Black Sabbath hanno già iniziato a presentare dal vivo l&#8217;altra sera ad Auckland in Nuova Zelanda (scaletta da brivido per i nostalgici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/04/Ozzy-Osbourne-Black-Sabbath.jpg"><img src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/04/Ozzy-Osbourne-Black-Sabbath-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-771" /></a>Eppure ce l&#8217;hanno fatta. E basta ascoltare il loro primo (vero) singolo in 35 anni per accorgersi che non sono cambiati di una virgola, lentissimi, cadenzati, spettrali, insomma Black Sabbath: padri dell&#8217;heavy metal e zii del dark, cento milioni di dischi venduti, repertorio infinito di piccoli capolavori e grandi eccessi.<br />
Il brano, che ha un titolo bello pesante come God is dead? &#8211; Dio è morto? &#8211; anticipa l&#8217;album 13, che uscirà a inizio giugno e che i Black Sabbath hanno già iniziato a presentare dal vivo l&#8217;altra sera ad Auckland in Nuova Zelanda (scaletta da brivido per i nostalgici e nuovo batterista potentissimo, Brad Wilk dei Rage Against the Machine).<br />
Sembrerà un fuoco fatuo, un lampo isolato di vecchie e ricchissime rockstar con tanto tempo libero. E invece no: da Bowie in avanti, il 2013 è l&#8217;anno del ritorno di tanti simboli degli anni Settanta, quelli sopravvissuti, quelli che hanno ancora voglia di alzare il volume.<br />
Qualcuno va e viene, come Iggy Pop che la prossima settimana pubblica il (tostissimo) Ready to die pieno della sua voce cavernosa, di Sex and Money e di quella sincope hardcore che a 67 anni bisogna avere un fisico bestiale per riuscire a reggerla. Altri sono sempre in tournèe ma da otto anni non incidono nulla, come i Deep Purple, pronti a pubblicare l&#8217;atteso (attesissimo dai fans) Now what?! esattamente 45 anni dopo il primo Shades of Deep Purple. Nel frattempo hanno perso per strada componenti morti o feriti o folgorati dal folk medievale (Ritchie Blackmore), sono entrati nel Guinness dei Primati come band più rumorosa e nella storia del rock come autentici virtuosi: con Smoke on the water hanno firmato il riff di chitarra più semplice e incisivo, e con Child in time uno dei brani più difficili da eseguire dal vivo. Per capirci, quando nel 2009 hanno sostituito all&#8217;ultimo momento i litigiosi Oasis al I-Day Urban Festival di Milano, molti trentenni del pubblico sono arrivati quasi senza conoscerli ma poi sono andati via entusiasti dopo oltre due ore di musica ad altissimo livello. Insomma, non è un caso, ad esempio, che la Warner abbia appena pubblicato un cofanetto con i primi sei album di Van Halen, quelli tra il &#8217;78 e l&#8217;84: i tifosi del rock duro sono tra gli ultimi ancora legati al piacere ormai feticista di acquistare un disco e aumentano i giovanissimi che, trainati anche da «guide» come Spotify, hanno voglia di scoprire le origini di certe sonorità. Sono i corsi e ricorsi generazionali. «Senza i Black Sabbath non esisteremmo neppure noi» ha detto una volta James Hetfield dei Metallica. E non esisterebbe, anche, una parte di quella iconografia che ha molto aiutato il rock a diventare leggendario. Per capirci, quando li lasciò, anzi fu cacciato dalla band nel 1978, il cantante Ozzy Osbourne si rinchiuse in un albergo di Beverly Hills con duemila dollari di alcolici: «Me li bevo tutti, poi, se sopravvivo, apro un pub nella mia Birmingham». Invece arrivò la futura moglie Sharon Arden che lo ripulì, si fa per dire, e lo aiutò a decollare come solista (altri 50 milioni di dischi venduti) fino a essere oggi l&#8217;unica rockstar studiata da un&#8217;equipe di medici per capire come faccia ad essere ancora vivo nonostante alcol e cocaina. «Sto cercando di diventare una persona migliore», ha detto lui scusandosi pubblicamente l&#8217;altro giorno dopo l&#8217;ennesima ricaduta. Chi invece sta cercando molto più semplicemente l&#8217;occasione giusta (per riunirsi di nuovo) sono i Led Zeppelin, che il nuovo libro fotografico di Neal Preston Sound and fury (in vendita su iBookstore di Apple) mostra al massimo dello splendore negli anni &#8217;70 e che a questo punto rimangono gli ultimi grandi assenti discografici. Dopo aver detto di no per decenni a una reunion in studio, il cantante Robert Plant qualche settimana fa ha lanciato lì che «io nel 2014 non ho impegni già fissati». Come a dire: ancora un annetto e poi torniamo anche noi. Chissà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/04/22/iggy-e-ozzy-buon-sangue-non-mente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I gioielli del Record store day</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/04/03/i-gioielli-del-record-store-day/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/04/03/i-gioielli-del-record-store-day/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 10:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Ac Dc]]></category>
		<category><![CDATA[Bat for Lashes]]></category>
		<category><![CDATA[Beatles]]></category>
		<category><![CDATA[Black Keys]]></category>
		<category><![CDATA[Brian Jonestown Massacre]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Clapton]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[Rem]]></category>
		<category><![CDATA[Rolling Stones]]></category>
		<category><![CDATA[Stooges]]></category>
		<category><![CDATA[Tame Impala]]></category>
		<category><![CDATA[White Stripes]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=761</guid>
		<description><![CDATA[Le vere mode non passano mai di moda. Specialmente se sono state passaggi epocali come quella del disco in vinile, autentico crocevia della cultura popolare nella seconda metà del Novecento. Magari si affievoliscono, sembrano appassite. Ma poi tornano, eccome se tornano. E così quella che sembrava l&#8217;iniziativa strampalata del nostalgico commesso di un negozio di dischi americano, tale Chris Brown del negozio Bull Moose di Portland nel Maine, in pochi anni è diventata un «cult» in tutto il mondo: un giorno interamente dedicato al vinile, con pubblicazioni fatte apposta, rarità, inediti, versioni alternative, remix e via così. Il terzo sabato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/04/brian-jonestow-massacre.jpg"><img src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/04/brian-jonestow-massacre-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-762" /></a>Le vere mode non passano mai di moda. Specialmente se sono state passaggi epocali come quella del disco in vinile, autentico crocevia della cultura popolare nella seconda metà del Novecento. Magari si affievoliscono, sembrano appassite. Ma poi tornano, eccome se tornano. E così quella che sembrava l&#8217;iniziativa strampalata del nostalgico commesso di un negozio di dischi americano, tale Chris Brown del negozio Bull Moose di Portland nel Maine, in pochi anni è diventata un «cult» in tutto il mondo: un giorno interamente dedicato al vinile, con pubblicazioni fatte apposta, rarità, inediti, versioni alternative, remix e via così. Il terzo sabato di aprile, stavolta il 20. Tutto in vinile e guai a nominare le parole cd o mp3 o download. Senza troppi giri di parole, si chiama Record Store Day, letteralmente il giorno del negozio di dischi perché proprio lì, spulciando tra gli scaffali, come spiega anche Enrico Ruggeri qui di fianco, si sono formati i gusti di quasi tutti gli artisti che ancora oggi dettano il tempo della musica. Per quarant&#8217;anni il negozio di dischi è stato la piazzetta del villaggio della musica. E oggi il disco in vinile è diventato l&#8217;oggetto più alternative, anzi alternative vintage, di tutto il circuito musicale. Perciò non è un caso che tutti i grandi, da Bowie ai Rolling Stones fino a Nick Cave e Rem, e pure tutti i giovani più intraprendenti come Tame Impala non si lascino sfuggire l&#8217;occasione. E pubblichino vinili in edizione limitatissima, in media tra le 500 copie di Toy dei The Horrors fino alle 6.500 della versione live di Maybe I&#8217;m amazed di McCartney &amp; Wings del 1976. Poche copie. Gioia per i fan. Certo, questo mondo è rock, spesso storico come quello di Deep Purple e Doors, sporco di blues e punk come il sorprendente No fun di Black Keys e Stooges oppure addirittura pesantissimo come quello di Avenged Sevenfold. Raramente è rap, salvo goduriose eccezioni come il favoloso picture disc dei Public Enemy con Planet Earth e The Rock and Roll Hall of Fame Greatest Rap Hit e anche Ready to die di The Notorious B.I.G.. E quando è pop, lo è con classe personalissima come nel caso di Bat for Lashes che pubblica una versione speciale di Marilyn registrata a New York con una chitarra acustica. E se qualcuno si chiedesse come mai l&#8217;imperdibile Johnny Marr degli Smiths strilli sulla copertina dell&#8217;inglese NME che «il Record Store Day è imperdibile», basta dare una veloce occhiata alle notizie dei giorni scorsi: per molti dei titoli era necessaria una prenotazione perché negli anni scorsi, quando Ac/Dc ed Eric Clapton hanno sbancato il mercato, a mezzogiorno del Record Store Day i dischi più ricercati erano già drammaticamente esauriti. Se vi capiterà, cercate Fist full of bees, il «dieci pollici» di Brian Jonestown Massacre sono loro nel disegno qui sopra), autentica gioia per i neopsichedelici, e l&#8217;Elephant che celebra i dieci anni dei White Stripes. Oppure Five by five dei Rolling Stones, pubblicato per la prima volta nel 1964. Così, giusto per capire che sembra ieri. Anche per chi arriva oggi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/04/03/i-gioielli-del-record-store-day/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>28</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le donne rock alzano la voce</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/03/26/le-donne-rock-alzano-la-voce/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/03/26/le-donne-rock-alzano-la-voce/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 10:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Bangles]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Daily Telegraph]]></category>
		<category><![CDATA[Deap Vally]]></category>
		<category><![CDATA[Girlschool]]></category>
		<category><![CDATA[Haim]]></category>
		<category><![CDATA[Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Iggy Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Kiss]]></category>
		<category><![CDATA[Led Zeppelin]]></category>
		<category><![CDATA[Lita Ford]]></category>
		<category><![CDATA[Muddy Waters]]></category>
		<category><![CDATA[Mumford&Sons]]></category>
		<category><![CDATA[Muse]]></category>
		<category><![CDATA[Nirvana]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[Savages]]></category>
		<category><![CDATA[Sonic Youth]]></category>
		<category><![CDATA[Vogue]]></category>
		<category><![CDATA[ZZTop]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/giordano/?p=756</guid>
		<description><![CDATA[Chiamatele, se volete, rivelazioni. Oppure, per farla breve, donne che picchiano duro. Caratteristica comune: sono pressoché esordienti, al massimo hanno pubblicato qualche singolo. E piacciono a chi il mestiere lo conosce bene, da Iggy Pop fino ai Muse. Fossero in topless, sarebbero le «Femen» del rock. Fossimo negli anni &#8217;80, ricorderebbero Bangles, Girlschool, Lita Ford, Heart insomma tutte quelle ragazze che accendevano l&#8217;amplificatore e non badavano a spese. La new wave del rock è una quota rosa. Americana, soprattutto (tranne le Savages di Londra). Ma rosa sul serio, perché non si abbruttisce cercando, mutuando o assecondando stili e stilemi maschili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/03/Deap-Vally.jpg"><img src="http://blog.ilgiornale.it/giordano/files/2013/03/Deap-Vally-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-757" /></a>Chiamatele, se volete, rivelazioni. Oppure, per farla breve, donne che picchiano duro. Caratteristica comune: sono pressoché esordienti, al massimo hanno pubblicato qualche singolo. E piacciono a chi il mestiere lo conosce bene, da Iggy Pop fino ai Muse. Fossero in topless, sarebbero le «Femen» del rock. Fossimo negli anni &#8217;80, ricorderebbero Bangles, Girlschool, Lita Ford, Heart insomma tutte quelle ragazze che accendevano l&#8217;amplificatore e non badavano a spese. La new wave del rock è una quota rosa. Americana, soprattutto (tranne le Savages di Londra). Ma rosa sul serio, perché non si abbruttisce cercando, mutuando o assecondando stili e stilemi maschili come è accaduto finora. Sono femminili fino in fondo, e provate a chiedere conferma a chi l&#8217;altro giorno era all&#8217;Alcatraz di Milano e, prima dei Mumford &amp; Sons, ha visto salire sul palco due ragazze un minuto prima che scoppiasse l&#8217;inferno. Le Deap Vally (nela foto) arrivano da Los Angeles, sono californiane in tutti i sensi (la batterista Julie Edwards all&#8217;Alcatraz sarà ricordata a lungo per il décolleté) e decisamente vintage: sono in due come i White Stripes e i Black Keys, suonano rock grezzo e sporchissimo, qualcosa che senza dubbio paga cambiali a Led Zeppelin, ZZTop, Nirvana e mezzo Delta del blues, da Muddy Waters in giù. La cosa divertente è che sono selvagge neppure fossero punk. Ma si sono conosciute a un corso di uncinetto. È uno dei nuovi paradossi della femminilità più pura. Certo, le Deap Vally inciampano nella tecnica (in Baby I call hell sono primitive, in Gonna make my own money sono appena scolastiche) ma sono giovani e cresceranno anche perché fenomeni come i Muse se le son portate dietro in parte del loro tour europeo. Però intanto sono toste: «Sì sposerei un uomo ricco, trovamene uno se puoi», cantano senza giri di parole in Gonna make my own money. Difatti quando a dicembre hanno suonato (molto svestite) all&#8217;Arts Club di Notting Hill a Londra, in platea molti sono rimasti senza fiato: ma quanto picchiano queste qua? Iggy Pop lo sapeva già perché se le è ritrovate sul palco a Hyde Park; Thurston Moore dei Sonic Youth e i Dinosaur Jr. le avevano appena avute di fianco durante i loro tour giapponesi. E quella sera le rampanti Haim le hanno seguite con attenzione visto che pure loro erano lì a suonare (era la festa di Natale dell&#8217;etichetta Communion). Ma il loro vantaggio è che sono sorelle, quindi difficile fermarle: Este, Danielle e Alana, tutte tra i 27 e i 22 anni, polistrumentiste, innamorate di quel rock leggero ma importante che dai Fleetwood Mac arriva a John Waite passando per Kiss e Foreigner e tiene ben presente, essendo pure loro californiane di Los Angeles, la lezione dell&#8217;R&amp;B con arrangiamenti complessi e talvolta barocchi. Per capirci, Vogue ha riassunto spiegando che nella loro musica «il nu folk che incontra l&#8217;R&amp;B degli anni Novanta». Ma forse il critico si è lasciato troppo condizionare quando le Haim hanno aperto i concerti americani dei Mumford &amp; Sons, che sono i cosiddetti eroi del nu folk. L&#8217;inglese Bbc invece non si è sbilanciata ma a fine 2012 le ha incluse tra i nomi da tenere d&#8217;occhio. Perciò subito dopo le Haim si sono precipitate in studio per registrare l&#8217;ep Falling ben prima del disco intero che arriverà probabilmente a fine anno. Uscirà la prossima settimana anche su vinile, pieno di remix e versioni live. Ma il brano nudo e puro che si può ascoltare su Youtube rende bene l&#8217;idea: le sorelline suonano bene, hanno qualcosa delle Bangles e profumano terribilmente di anni Ottanta e quindi sono crossover: potranno piacere ai ragazzini perché sembrano nuove. E ai quarantenni perché sembrano vecchie. E allora, mentre le Savages suonano un post punk poco personale ma potentissimo e il Daily Telegraph scrive che il 2013 certificherà «il ritorno della chitarra», sotto il manierismo di tanto rock precotto, spunta quello vitale di queste «Femen» che protestano cambiando gli schemi. E diventando punti di riferimento. Se ci fate caso, è la prima volta che accade. Già.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/giordano/2013/03/26/le-donne-rock-alzano-la-voce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
