«Ho sempre pensato che avrei ucciso me stesso prima di uccidere chiunque altro». È spaventoso, cupo e profetico ciò che disse Kurt Cobain a Jon Savage in quella che è la sua intervista testamento, la confessione a cuore aperto prima di chiudere per sempre l’anima e premere il grilletto. «A scuola ero così antisociale da diventare quasi pazzo». Notte fonda, luglio 1993. Sembra ieri. Lui, l’antidivo suicidato dal divismo sconnesso, cantante dei Nirvana e di una generazione di rockettari che spazzarono via tutto, anche loro stessi. L’altro, il giornalista scrittore simbolo del punk rock. Ora il magazine Mojo pubblica la […]