Mila, l’elefantessa che non crede alla bontà umana
Un’altra morte inutile, un’altra morte che poteva essere evitata, un’altra morte che pesa sulla coscienza dei proprietari di giardini zoologici. E’ la storia di Mila, che ha ucciso la sua conduttrice, Helen Schofield, al Franklin Zoo di Tuakau, in Nuova Zelanda. Per motivi professionali ho avuto occasione di frequentare questi stupendi mammiferi che hanno una sensibilità come pochi altri, tanto che i loro conduttori non sono facilmente intercambiabili. Di solito s’instaura un rapporto di fiducia e fedeltà con una sola persona e, per chiunque altro, avvicinarsi a un elefante può diventare molto pericoloso. Neanche i conduttori sono al sicuro, se la storia di questi proboscidati, come nel caso di Mila, è lunga e tribolata. Come ci informa la Geapress Mila è una elefantessa africana che nel corso della sua esistenza ha più volte cambiato non solo proprietario ma anche nome. Era stata chiamata Jumbo, per di attirare il giovane pubblico al botteghino del circo che la costringeva in cattività (con tanto di zanne tagliate). La sua cattura è avvenuta nel 1973, dopo la strage di tutto il suo branco, Mila finisce nelle grinfie di un commerciante olandese, lo stesso da cui veniva Sabu una famosa elefantessa fuggita più volte da un circo svizzero.
Mila viaggia dall’Olanda a Londra, poi a Honolulu, poi in un circo della Nuova Zelanda e infine al Franklin Zoo, da cui doveva partire il giorno prima dell’incedente per un santuario americano.
Come ho già scritto questi giganteschi mammiferi hanno una spiccata sensibilità. Sono, assieme agli uomini, gli unici mammiferi che hanno una loro forma di culto per i defunti. La vita sbandata di Mila, le angherie subite, i viaggi, le esibizioni nei circhi e negli zoo, le hanno lasciato profonde ferite psichiche, tanto che i veterinari sono certi soffra di una forma di ansia generalizzata.
Neanche la sua ultima conduttrice, Helen, che pure le ha dedicato tutto il tempo e l’amore possibili, è riuscita a placare, in Mila, quel fuoco che le arde dentro e che le rende sospettosa nei contatti con l’uomo. Il problema è che Mila non crede più alla bontà umana. E forse non ha tutti i torti.


estremamente toccante
pensavo , e pensavo male , che dopo la marea di filmati , racconti sugli animali selvatici , ci fosse maggiore sensibilità . invece no , anzi ho trovato una ignoranza spaventosa . anche i muri conoscono la sensibilità dell’elefante , la sua addestratrice evidentemente è . o meglio , era una imbecille . l’elefante ha fatto null’altro che la sua memoria le ha ordinato di fare .
Mi auguro che Mila possa riposare in pace dopo questa vita di sofferenza…..con il dott. Grazioli sa io mi occupo principalmente, con la mia associazione Animals Asia (www.animalsasia.org) degli orsi della luna. Creature stupende, come stupenda era questa elefantessa, costretti tutta la vita in gabbie minuscole e ogni giorno torturati per l’estrazione della bile. Sofferenze atroci che un veterinario come il dott. Grazioli potrà comprendere meglio di noi….tutto per il DIO denaro !!! basta torture sugli animali !! davvero non ne possiamo più !!!! Adriana
Gentile Oscar Grazioli,
trovo finalmente, con piacere e sollievo, anche il Suo blog sul nostro Giornale!
Costretto con riluttanza ad aprire Repubblica cercavo il blog della Nadotti come si cerca l’aria quando si nuota in apnea.
Ora,grazie a Lei, il caso della povera Mila e di chissà quanti poveri animali seviziati e maltrattati, toglieranno ogni alibi d’ignoranza anche tra i lettori del Giornale.
GRAZIE !
prova
Credo proprio che Mila abbia ragione da vendere. Nessuno controlla in maniera ferrea serragli, circhi, zoo e dintorni, dove spesso gli animali vengono vessati. SPero che Mila venga accolta in un grande santuario a quattro zampe dove potrà vivere in pace. Anche se i fantasmi di un passato difficile non svaniranno più. Mi torna in mente un film molto famoso: “La pista degli elefanti” in cui il capobranco vendica la madre schiavizzata dagli umani. Generazioni di elefanti sono stati usati per lavori pesanti, tormentati, uccisi barbaramente. Un elefante venne condotto come attrazione anche nella corte sabauda in Italia e poi soffocato con il fuoco di numerose stufe perchè nessuno sapeva gestirlo. La vergogna si tramanda da un secolo all’altro ??