E siamo, ancora una volta, sul terreno della violenza. Chi mi conosce, personalmente o per i miei scritti e le mie attività trascorse, sa con quanta fermezza combatto da una vita ormai contro la vivisezione che qualcuno, volendo edulcorare la pillola, chiama “sperimentazione animale”. In realtà, secondo numerosi dizionari europei e convenzionalmente, qualunque esperimento cruento sugli animali equvale alla vivisezione. I termini sono dunque interscambiabili. Fa comodo a chi è favorevole alla vivisezione parlare di “sperimentazione animale” termine più soft che non evoca quelle drammatiche immagini che ognuno di noi ha visto talvolta, chiudendo poi gli occhi, sui giornali o alla TV. Pur lottando in modo fermissimo contro la vivisezione in quanto scientificamente la considero un tragico errore metodologico ed eticamente un crimine commesso dall’umanità, non ci sto quando il gioco si fa troppo pesante e sfocia nella violenza criminale. L’Associazione Medici Veterinari Italiani (ANMVI), come ormai noto, ha inviato al presidente Napolitano una lettera in cui si chiedeva sostanzialmente di lasciare così come sono le attuali normative sulla vivisezione, rigettando l’emendamento” Brambilla” che chiede la chiusura degli allevamenti di cani, gatti e primati da laboratorio in Italia e l’uso dell’anestesia negli esperimenti che comportano gradi di sofferenza. Sono del tutto contrario a questa visione dei colleghi e l’associazione di categoria di cui faccio parte come fondatore (Assovet) ha chiesto pubblicamente, con un comunicato, che i senatori accettino l’emendamento che prende il nome dall’ex ministro del Turismo, in quanto si tratta di norme che agevolano in modo fondamentale il benessere animale anche se applicato in un campo che configurerebbe un ossimoro: quello appunto della vivisezione (dove il benessere nonè di casa).

Detto questo, due giorni fa, presso la sede dell’ANMVI sono state recapitate lettere contenente una sostanza che, per fortuna, pare del tutto innocua. Alcune persone però sono state ricoverate in ospedale prudenzialmente, la sede è rimasta chiusa per due giorni, si è interrotto un corso internazionale di formazione che si stava ivi svolgendo e la paura inevitabilmente s’insinua nei dirigenti e negli stessi veterinari aderenti all’ANMVI, molti dei quali, è obbligo dirlo, hanno protestato in modo veemente per non essere stati interpellati prima di inviare la famigerata lettera, firmata assieme all’Associazione Veterinari Animali da Laboratorio, dalla dirigenza ANMVI. Per quanto chi ha inviato queste lettere contenenti presunte sostanze venefiche sia ancora ignoto, è chiaro che si è subito pensato alle frange più estremiste del movimento animalista che, in altre occasioni, hanno dimostrato di saperci andare giù dure. E qui sta l’errore degli animalisti (estremisti). Passare dalla ragione al torto è un attimo. Qualche senatore penserà che, al di là del benessere animale, è di primaria importanza il benessere umano e che la violenza degli animalisti sia da condannare a tal punto da essere indotto a votare contro di loro e a favore dell’attuale vivisezione. Diceva Goya che il sonno della ragione genera mostri.

 

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