Non v’è dubbio : l’ossessione preminente dei chierici  della teologia “politicamente corretta” è quella di braccare la Parola per ammansirla dentro la camicia di forza della più untuosa ipocrisia. Sennonché, purtroppo per loro, la Parola , quale sedimento di sapienza e fuoco di memoria, non si lascia ridurre in mansuetudine : è eversiva. Per statuto. Di più. Essa ama disabitare gli abiti merlettati che i culi mosci del pensiero al mirtillo vorrebbero imporle. Diserta, sovente, il balbettìo per farsi impudentemente assertiva.

Ma quali sono i dispositivi attraverso i quali le mammole della Virtù Progressista tentano di ammanettare il lessico dentro lo zucchero filato?

Qualche esempio.

Se ti rivolgi in pubblico ad un maschio e lo chiami  “cretino”o “pirla”, non accade alcunché. Difficilmente si registrano sollevazioni di diffusa protesta popolare.

Tantomeno, il malcapitato destinatario dell’insulto, si sogna di chiamare a raccolta i confratelli, produttori di testosterone, affinché si lavi nel sangue l’offesa subìta dall’intero genere maschile.

Se, viceversa, osi declinare al femminile il medesimo epiteto, e ti permetti di chiamare “cretina” una femmina, dopo averne diligentemente certificato l’insipienza, si scatena il finimondo. Zampilla da ogni dove l’Indignatio Praecox. In men che non si dica, ti bollano come “sessista”  e  ti sospingono lungo le fiamme dell’inferno.

Ora, siamo seri. Non è che la titolarità della patonza possa , sic et simpliciter, rendere impermeabili noi altre all’idiozia. Non è che , in nome e per conto della titolarità della patonza, si possano invocare  indulgenze plenarie, attenuanti generiche o, addirittura, l’immunità ovocellulare.

Se sei scema, resti scema. Checché racconti il tuo tratto biologico, puro accidente della materia.

A meno che non si voglia sancire la superiorità razziale della tuba di Falloppio rispetto allo sfigato spermatozoo , quale prova inconfutabile della eletta genìa femminile.

Di contro, poi, non si capisce per quale ragione la desinenza debba essere vincolante , secondo la dottrina boldrinica, quando si tratti di designare professioni o ruoli istituzionali delle donne(assessora, sindaca , presidenta ed altri obbrobri linguistici similari) , e debba, al contrario, sospendersi nel caso in cui occorra descrivere il pallore neuronale di taluna.

Non finisce qui, evidentemente : gli zeloti della parola sedante sanno fare di meglio. Prendiamo il dibattito pubblico sul terrorismo internazionale.

Se una merda secca, a bordo di un Suv o di un camion, maciulla inermi culi occidentali a Nizza, Berlino o Londra, prima che tu possa annoverarlo tra i cultori del fondamentalismo islamico, devi prestare molta attenzione. Farti circospetto. Consegnarti al piacere erosivo del dubbio.Usare la debita prudenza. In caso contrario, le scamorzelle  pudiche del pensar fiacco si risentono e ti tatuano in fronte lo stigma dello xenofobo occidentalista.

Insomma, dicono le vestali del balbettìo alla calendula, uno non se ne può andare tranquillamente in giro per l’ Europa ad esplodere colpi di kalashnicov davanti al Bataclan, o a farsi saltare in aria nella metropolitana di San Pietroburgo, che subito gli si deve appioppare  il marchio di “soldato di Allah”. E che Madonna! Perché non sospettare, invece, del ragioniere di Velletri, incazzatissimo, dal momento che non gli riesce di capire quanti minchia siano esattamente i minuti dell’offerta Wind verso tutti?

Perché non sospettare , altresì, di San Gennaro, tradizionalmente colluso con le Clarisse Cappuccine e con l’Ordine dei Cavalieri di Gerusalemme?

Ecco: nella fattispecie, prende corpo l’ Indignatio  rinviata, quella a lenta combustione, per intenderci.

Dopo di che, basta rivolgere lo sguardo alla recente cronaca della provincia italiana per imbattersi di  nuovo nella sublime eco della succitata “Indignatio praecox”.

Locri, il 21 Marzo scorso, si è celebrata la Giornata in memoria delle vittime di mafia, sotto l’ egida di Libera, creatura di Don Ciotti. Con la partecipazione del Presidente della Repubblica e tutte le fanfare al seguito. Il giorno dopo, a sorpresa, in città sono apparse le scritte ” Più lavoro , meno  sbirri” e  ” Don Ciotti sbirro “.

Apriti cielo!

In un batter baleno, il bigottume timorato ha issato al cielo gli scolapasta del più avvertito sdegno, attribuendo alla ‘ndrangheta il copyright delle scritte medesime. Ma , dico, ve la immaginate la ‘ndrangheta, holding che fattura miliardi di euro in tutto il mondo, alle prese con una bomboletta spray , imbrattare Locri, alla stregua di un indiano metropolitano degli anni ’70? D’altro canto, lo stesso Don Ciotti non deve essersela presa più di tanto. Cosa vuoi che sia! In fondo lo hanno apostrofato “piedipiatti, gendarme”.

Io, al suo posto, mi sarei offeso se mi avessero dato del  “prete”.

Così come, se fossi la ‘ndrangheta, non mi lascerei derubricare a pennarello minchione.

O, ancora, se fossi Assad, non me la terrei : passare per pirla che gasa non è cosa da poco. Anche se è dura chiamare  a raccolta tutti i confratelli maschi, produttori di testosterone. Stante, soprattutto, Trump.

Ma questa è un’altra storia.