Qualche giorno fa, su questo blog, ho svolto una riflessione sull’appello lanciato da 600 professori universitari per denunciare la scarsa conoscenza della grammatica da parte dei laureandi (la trovate qui: http://blog.ilgiornale.it/iacobini/2017/02/08/asini-alluniversita-bocciateli/). In molti hanno commentato pubblicamente, altrettanti hanno scritto in privato. Delle tante testimonianze ricevute, per tutte ne pubblico una che ritengo paradigmatica.

db77908f-cc87-4e7c-ab91-cdeb06e04143_large «Mi chiamo Michele […]. Sono ingegnere libero professionista dal 1982 […]. Dal 1985 al 1996 ho insegnato in scuole pubbliche e private nella mia città natale, in Piemonte. Insegnavo alle superiori le materie tradizionalmente odiate: Fisica, Matematica, Matematica Finanziaria, Matematica e Informatica. A questo proposito mi piace dare un consiglio: se hai del porno nel tuo computer, mettilo in una cartella intitolata “Esercizi di Matematica”. Puoi essere sicuro che mai e poi mai nessuno la aprirà.

Ho smesso di insegnare, attività che mi piaceva molto e che mi dava anche qualche soddisfazione, quando tutto è stato snaturato rispetto a quanto avevo provato a mia volta come studente. L’ipotetica bocciatura di un “somaro” (conclamato, certificato e riconosciuto come tale anche dall’interessato) non aveva più un significato didattico, ma sindacale; le mie colleghe sono venute in delegazione e mi hanno detto candidamente: “Senti, ragazzo, non fare scherzi perchè anche l’anno prossimo noi avremo necessità di lavorare e, se cominciamo a bocciare chi se lo merita, ci sparisce almeno una classe e diversi di noi restano senza lavoro”.

Ho quindi dato la sufficienza a soggetti che consideravo inadatti anche ai lavori manuali più umili, e meno che meno alla professione di Geometra, Ragioniere, Medico (!), quando però è passata la tesi che la preparazione insufficiente dell’allievo era dovuta all’incapacità del docente […] non sono più riuscito a continuare […]. Sono riuscito a sopravvivere con la mia professione, sono un Ingegnere di campagna, progetto villette, ristrutturo case che vorrei consigliare di demolire, a volte progetto strutture impegnative che mi danno soddisfazione almeno morale se non finanziaria, però ogni tanto penso ai miei ex colleghi che, per pura sopravvivenza, sono obbligati a restare in questa buffonata che è diventata la nostra squola (adesso si può scrivere anche così), in attesa di una misera pensione, senza alcuna soddisfazione, obbligati a promuovere i somari che lei, giustamente, consiglia di bocciare, ma che il sistema orgogliosamente dichiara perfettamente idonei al proseguimento degli studi e all’ottenimento di una laurea (non importa in quale materia, gli è comunque dovuta).

La prego quindi di essere meno severo con gli insegnanti, perchè sono stati ingabbiati in una serie infinita di normative e decreti demenziali che li obbligano a promuovere perfetti imbecilli (purtroppo il fatto che siano ignoranti è trascurabile, se si pensa a come emeriti coglioni riescano a diventare medici, chirurghi e allegramente ammazzino impuniti i pazienti).

Secondo il mio modesto parere, questo non è il risultato di una serie sfortunata di leggi e decreti sbagliati, ma di una strategia ben precisa e mirata, volta a creare una popolazione priva di senso critico, senza nessuna consapevolezza di quanto la circonda e di quanto accade, totalmente ignorante delle lingue che in teoria dovrebbe aver studiato, pronta a votare per un soggetto a caso tra la fauna che infesta il nostro Parlamento. […] Naturalmente, non intendo dire che chi non è in grado di meritare una laurea sia un deficiente, anzi, è una tragedia che, chi non ha le capacità o la voglia di proseguire gli studi, sia illuso inutilmente che la possa ottenere, mentre sarebbe molto più positivo se fosse indirizzato ad un altro tipo di lavoro con cui si possa sentire realizzato, con guadagni decorosi e con la possibilità di mantenere una famiglia, senza rapinare la pensione dei nonni, come avveniva ai miei tempi. Attualmente il fenomenale risultato è che abbiamo migliaia di laureati nei call center, a 500 € al mese, che passano la giornata a rompere le scatole ad altre persone che stanno a loro volta cercando di sopravvivere: geniale!».