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Dalla quarta di copertina

André Malraux, riferendosi all’Europa, lanciò una profezia testamentaria: “Il secolo XXI sarà spirituale o non sarà affatto”.

La furia iconoclasta decostruttiva ha portato a termine il suo compito, ora però tutto sembra chiedere un’opera di ricostruzione.

Lo chiede la necessità, la voce ineludibile del nostro scontento. Lo spirito è la “grande dissidenza”, sempre latente, dissente da tutte le nuove forme di alienazione e reificazione.

Dopo il dispiegamento di tanta intelligenza senza umiltà è possibile pensare una forza spirituale senza fede, qualcosa che resiste e ricostruisce?

L’esistenza tiene nascosto alla mente tutta la sua grandezza, proprio in quanto incognita rivela che il suo stesso consistere non si esaurisce in ciò che sa di se stessa ma è cosa ulteriore. Annuncia che esiste un oltre.

Non è inutile soffermarci su quell’abisso logico, poiché solo quando l’io ha cognizione del vuoto-nulla nel centro metafisico di tutto il discorso sull’essere può scoprire che il particolare della sua propria esistenza è esattamente l’universale del genere umano. Poiché proprio in ciò che è mistero sta ciò che ci unisce.

L’umanità è una sassaia se è pensata come un automatismo efficace, come sembra essere; essa è invece quella misteriosa unità di immanenza e trascendenza che da sempre interroghiamo, come tutti intimamente sanno e che nessuno ascolta.

Sul piano storico siamo solo spettatori in un mondo dato per definitivo; sul piano esistenziale siamo già spossessati da quell’insuperabile dispositivo planetario che è la tecnica.

Fuori dalla luce zenitale del presente non sappiamo né vogliamo vedere. Vogliamo vivere senza idee.

(Il mondo senza fini. Lo spirito ha abbandonato l’occidente, Ivan Rizzi, Rubbettino editore, p.292)

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