Come ferite da hula hoop, provocate per diletto narcisistico intrattenitivo.
Roteare il bacino per tenere impegnato il cervello.
Ieri ho suonato a Bruxelles e adesso un treno mi sta portando a Parigi mentre penso a noi due.
Reminiscenze di vario tipo infittiscono un teatro di posa, dove gli scenari dei nostri dialoghi si sono adagiati, come plastica bruciata e filante, a sentimenti accorciati e allungati come le ore di sole.
Ho riflettuto molto sul perché certe persone non si perdono nemmeno dopo un incidente potenzialmente mortale, ma si ritrovano tra lamiere, sangue e carne bruciata. La risposta è che non c’è risposta.
Ti ho sognata davvero tante notti dopo avere  compulsivamente digitato follie per ore pensando: “è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare uno Smartphone”.
Mentre invece di bello c’erano solo le tue foto che andavano e venivano come le maree in spazi virtuali, dove non si può nemmeno seminare la terra, nè ararla, nè zapparla.
Ma inquinarla soltanto di deiezioni egocentriche, scorie personali mai smaltite, merci fallate come desideri di seconda mano.
Di te amo quando sento che non hai bisogno di fingere.
Ti ho sempre immaginata tra cinque anni nella cucina di una casa davanti ad una macchinetta del caffè all’alba, a trarre conclusioni sempre avventate sul fatto che tu sia felice a sufficienza,
che tutto vada come deve andare e che il futuro prosperi di serenità.
Chissà se ancora ci sarò.
Vicino a te o sopra a questo mondo che tollero sempre con più difficoltà.
Abbiamo da poco lasciato i bagagli in hotel.
Io e Marcello ci stiamo perdendo all’interno dal cimitero di Pére Lachaise alla ricerca della tomba di Jim Morrison.
Un silenzio atavico e astringente mi riempie lo stomaco di una pace che avevo dimenticato, da una piazzola riesco a vedere lontana la torre Eiffel che spezza un languido tramonto parigino,
mentre i corvi gracchiano sugli alberi spogli vicino alle cappelle.
La libertà di suonare con una chitarra e un cuore bisognoso di esplodere in faccia al pubblico è una libertà per la quale vale la pena morire.
Vado a salutare Jim, lo saluterò anche per te che chiusa nel tuo appartamento starai asciugandoti lacrime versate nemmeno per te stessa.
Mi manchi come la terra ferma mancava a Magellano, quando le notti ingoiavano di buio anche le distanze.
Si muore tutti a vent’anni per ritornare a vivere.
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